Dominio Inter-Juventus negli ultimi 12 anni, Conte come Mourinho – CdS

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25 aprile 2019, 11:50

Il “Corriere dello Sport” analizza gli ultimi 12 anni del campionato di Serie A, caratterizzate per lo più dal dominio Inter e Juventus, sfida che andrà in scena proprio sabato sera. Breve la parentesi di un solo anno, quella di Allegri campione d’Italia con il Milan. Poi le differenza tra Mourinho e Conte, non così distanti.

ULTIMI DODICI ANNI –  Inter-Juventus acquista significato se riferito al percorso del calcio italiano negli ultimi dodici anni. Se si esclude il Milan di Allegri nella stagione 2010-2011, a dominare sono state Inter e Juventus. Il club nerazzurro con cinque scudetti (il primo a tavolino) dal 2006 al 2010, la Juventus con l’Ottovolante (2012-2019). La sfida tra Inter e Juventus è antica e bellicosa. Meno a livello societario: già Massimo Moratti aveva trovato argomenti comuni, in Lega e Federcalcio, con Andrea Agnelli. Nessun avvicinamento, invece, nel tifo e, soprattutto, a livello tecnico. Inter-Juventus, non è, dall’altro secolo, una partita scudetto. Se l’Inter distanzia la Juventus nel suo periodo aureo, Madama fa anche meglio: le dà 235 punti in otto campionati, col picco di 42 nel terzo anno di Conte (2013-2014) che arriva a quota 102. Il disavanzo migliore dell’Inter è stato quello di un anno fa, “solo” meno 23.

MANAGER – Sia Roberto Mancini, ma ancor di più José Mourinho hanno gestito l’Inter all’inglese, in stile Ferguson. Il frontman è l’allenatore. Mourinho, specialmente, assume su di sé svariati ruoli, tecnico, direttore sportivo, psicologo, comunicatore, uomo solo al comando. Moratti si gode il successo, il divertimento, lasciando all’allenatore uno spazio che, all’Inter, ha avuto solo Helenio Herrera nell’altro grande ciclo nerazzurro. Così si arriva alla meravigliosa Tripletta del 2010. Nella notte di Madrid, la festa per l’enormità di quello che è accaduto, l’Inter nel ristretto club (sette squadre) di chi è stato capace di conquistare campionato, Coppa nazionale e Coppa dei Campioni in un solo anno, nasconde in una nebbia euforica la fine del ciclo. O per lo meno la necessità di un rinnovamento sostanziale. Mourinho, con il suo stile inimitabile, attirando il fuoco nemico, proteggendo i giocatori nei momenti difficili, evocando complotti che non c’erano, ha portato un gruppo di straordinari professionisti all’impresa. I professionisti vanno sempre bene, ma occorre un nucleo che conservi, nel tempo, il senso di appartenenza. Mourinho scompare nella notte del Bernabeu.

CONTE COME MOURINHO – Antonio Conte ha molti tratti in comune con Mourinho, per questo vengono accostati. Anche Conte, a Vinovo, interviene su tutto. Lo Special-one, però, fa di se stesso l’identità. Quando va via lui, o quando non funziona (come in questa stagione al Manchester United), va tutto in malora. Conte, invece, pur avendo una spiccata personalità, si puntella, per la ricostruzione della Juventus reduce da un periodo instabile e litigioso, con quattro allenatori cambiati in due anni, su alcuni giocatori, Buffon e Pirlo, campioni del mondo, quelli più abituati a vincere. Attorno a loro, poi, crea i pretoriani dell’ideologia e della difesa (coincidono). I bianconeri con più presenze dell’Ottovolante sono i mastini Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, con Stephan Lichtsteiner che Pavel Nedved definirebbe sicuramente “juventino”. Conte va via pensando che il ciclo sia finito. Max Allegri, invece, costruisce quello che all’Inter non è riuscito dopo Madrid, una rivoluzione morbida, modulando gli inserimenti, ruotando il sistema di gioco e gli uomini, cambiando sempre formazione per non cambiare mai, cioè per vincere ancora.

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