D’Amico: “Serie A? Governo grande assente, in Italia tutto è politica”

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21 Maggio 2020, 14:47
Andrea D'Amico
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Andrea D’Amico, noto procuratore sportivo, è intervenuto oggi ai microfoni di “Tutti Convocati” sulle frequenze di Radio 24 per analizzare le problematiche legate alla ripresa del campionato di Serie A

I CONTRATTI IN SCADENZA – Serve un intervento per i contratti in scadenza al 30 giugno: «La direttiva Fifa sembrava la cosa più ragionevole. Non si tratta solo del prolungamento del contratto, ma anche di una serie di rapporti tra le società per quanto riguarda i prestiti, oppure gli affari conclusi a gennaio che dovrebbero essere perfezionati dal primo luglio. Se il 1° luglio il campionato continua i contratti dovranno diventare esecutivi quando finirà la stagione. E’ un problema di tutti, abbiamo detto più volte che il calciomercato dovrebbe iniziare dopo la conclusione dei campionati europei, ma soprattutto è una regola che dovrebbe essere recepita dalla FIGC in base alla direttiva FIFA. La FIGC deve estendere una norma per permettere alle società di estendere de jure i contratti»

LE QUESTIONI INGAGGI – Si è parlato tanto in questi mesi dei tagli degli stipendi: «Un conto sono i contratti in scadenza, un altro le rinunce salariali. Tommasi dice che i giocatori sono parte lesa e giocheranno anche in periodo che dovrebbe essere di vacanza. Non è giusto che le società sospendano i pagamenti dicendo che non si è potuto giocare. Secondo me manca la figura importante del Governo, ho sentito un grande bla bla bla ma non è arrivato un euro nei settori produttivi. Sarebbe stato sufficiente che il Governo, per aiutare un grande settore produttivo come il calcio, avesse detto che le società calcistiche non avrebbero pagato più tasse dall’inizio dell’emergenza. In questo modo i contratti sarebbero stati al netto e sarebbe stata una boccata di ossigeno importante».

GOVERNO DEL CALCIO POCO EFFICACE – Il governo del calcio è ormai poco efficace: «Ho visto la Bundesliga e mi sono detto che siamo riusciti a fare pubblicità al calcio tedesco e alla Germania anche in questo caso. Non possiamo non condividere che ormai il calcio è prima di tutto un evento televisivo, che ci siano o no gli spettatori è importante ripartire. In Italia tutto è politica. Gravina ha preso la decisione di far ripartire la Serie C nonostante la Lega Pro avesse deciso di non continuare. Si vuole presentare all’incontro col Governo politicamente forte, col movimento compatto, per far sì che il Governo non potesse coltivare la speranza di un movimento diviso. Siamo nel 2020 e dobbiamo aggiornarci, ormai il Consiglio Federale non è rappresentativo. La Lega Dilettanti ha 6 rappresentanti e la Lega A soltanto 2. Non è rappresentativo di un sistema economico come è il calcio. Tutte le decisioni del Governo del calcio sono viziate da questo errore di rappresentazione».


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