Cordoba: “Con Mou 15 leader! Baggio top, Simeone all’Inter…”

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26 aprile 2016, 02:35
Cordoba

Ivan Cordoba – dopo le risposte su “Calciopoli” e quelle sull’Inter di oggi – conclude la sua ospitata a “Tiki Taka – Il calcio è il nostro gioco” su Italia 1 rispondendo a 360° sulla sua autobiografia, l’addio al calcio, i suoi maestri, i problemi del Milan, un retroscena sul Papa… e poi si lascia andare una desiderio su Simeone

GUERRIERO MESSO KO DAL GINOCCHIO – Si inizia dalla frase simbolo di Ivan Cordoba, molto in voga nell’ultimo periodo: «”Combattere da uomo” (titolo del suo libro autobiografico, ndr) è la storia di una persona che vuole qualcosa di importante nella sua vita e lotta fino a quando la ottiene. Ogni tanto ancora gioco, ma poco. Tornando al discorso di Totti, se tu non hai problemi fisici, puoi andare avanti e lo dimostri, vai avanti: devi metterti in testa che non giocherai 90 minuti. Se io avessi potuto giocare ancora, sarei ancora in campo a giocare: purtroppo il ginocchio ha detto di no… Da piccolo ho combattuto, quando si vive in situazioni difficili e vedi i tuoi genitori che fanno di tutto con fatica per fare la spesa, lì ti scattano dentro delle motivazioni enormi che ti portano a fare tutto con il maggior impegno possibile».

ADDIO DA SOGNO, GRAZIE ZANETTI – «Emozioni per il mio addio a San Siro? Non mi aspettavo mai un addio simile, a Zanetti dicevo: “Domani la cosa più importante è vincere il derby, mi aspetto solo di esserci, anche in panchina”. Invece Zanetti ha fatto preparare la maglia personalizzata per tutta la squadra e ha organizzato di tutto: è stato un regalo bellissimo, non mi immaginavo di finire giocando così in questo ambiente».

BUFFON SIMBOLO, BAGGIO MAESTRO – «Come riesce Buffon a essere ancora protagonista? E’ una lotta con se stesso: anche se hai rivali con cui lotti ogni giorno, devi superare sempre te stesso e sentirti in gioco. Quando ti senti che non sei più in discussione, sbagli. Con Buffon c’è sempre stato grande rispetto per quello che ha fatto e diventato come simbolo del calcio italiano e anche mondiale, lo guardano dai piccoli bambini in Colombia a quelli italiani: è un giocatore che ha fatto e sta continuando a fare la storia del calcio. Come Buffon c’è stato Baggio, per me è stato molto speciale: abbiamo giocato insieme solo sei mesi, ma mi ha insegnato tantissimo».

DA MOURINHO A SIMEONE – «Il leader non è mai solo uno, ce ne devo essere tanti. Nella Juventus non c’è solo Buffon. Nell’Inter di Mourinho tutti gli undici-quindici giocatori che scendevano in campo avevano una personalità che faceva paura. Quest’anno per la Champions League faccio il tifo per Simeone, mi piace molto. Spero che un giorno El Cholo venga all’Inter ad allenare».

CRISI MILAN, BROCCHI INCOLPEVOLE – «Il Milan è in un momento molto molto difficile, ma vista la situazione di Brocchi, che ha preso la squadra a poche giornate, non gli si può chiedere più di tanto. Brocchi conosce diversi giocatori, ma non come loro allenatore. E’ diverso il rapporto tra allenatore e giocatore, non terrei conto dei risultati: l’esame va fatto alla squadra e alla dirigenza, che prendono le decisioni più importanti».

RIGORISTA… PER IL PAPA – «Al San Lorenzo battevo i rigori. Il San Lorenzo è la squadra di Papa Francesco, che ho incontrato e gli ho consegnato la maglia di quando giocavo, perché lui veniva allo stadio per vedere le partite».

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