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Conte: “Pretendo passione, sono fatto così. Quella volta con la Spagna…”

Antonio Conte ha rilasciato una lunga intervista al settimanale francese L’Équipe. L’allenatore dell’Inter ha parlato del suo modo di essere, della passione che lo rende così amato dai suoi tifosi. A questo proposito, emerge un ricordo divertente da Italia-Spagna, quarto di finale a Euro 2016 (vinto 2-0 dagli azzurri di Conte). Ecco la prima parte dell’intervista (qui la seconda).

DOLORE SUPREMO – L’intervista ad Antonio Conte del magazine L’Équipe arriva solo due giorni dopo il celebre sfogo dell’allenatore a Dortmund. Impossibile quindi non partire dall’analisi di cosa rappresenti la sconfitta per il tecnico dell’Inter: «Dolore. Per un giorno, un giorno e mezzo, non mi sento affatto bene. È come un lutto. La sconfitta deve lasciare il segno, su di me, sui miei giocatori, sul club per cui lavoro. Ne traggo energia e forza per trovare i rimedi e migliorare la situazione, mentre la vittoria può instillare un certo rilassamento».

ALLENATORE SUL CAMPO – Sin da giovane, Conte ha messo in mostra straordinarie capacità di visione di gioco, che lo rendevano una sorta di “allenatore sul campo”: «La comunicazione in campo è fondamentale: perché funzioni, è necessario avere uno o due giocatori che sappiano quando è il momento giusto per accelerare o temporeggiare. È quello che sapevo fare io, specie dopo i miei trent’anni. Quando le gambe girano meno bene, usi il cervello. Quello che non riesci più a fare con il tuo corpo, lo fai con la testa. Mi piacerebbe che anche i giocatori con meno di trent’anni riuscissero ad assimilare questo, ma è sempre più difficile».

CARATTERE INSCALFIBILE – L’intervista è poi proseguita sul carattere forte di Conte, che lo vede agitarsi forsennatamente lungo tutti i 90 minuti. Queste le sue parole: «La gara è una battaglia, e quando si va a combattere, non c’è nessun motivo di ridere o essere contenti. È “mors tua, vita mea”. Sono estremamente focalizzato sul fatto che ne dovrà restare soltanto uno, e faccio tutto affinché quell’uno sia la mia squadra. Gioco per vincere, può essere fastidioso, mette pressione a tante persone che non sono abituate e che fanno fatica a seguirmi. È il mio modo di essere e peraltro mi porterà a interrompere troppo presto la mia carriera, perché vivo il mio lavoro troppo intensamente. Potrò sorridere quando avrò meno responsabilità e meno persone sulle mie spalle».

ITALIA-SPAGNA, CHE BOTTA! – Conte ha poi ricordato un singolare episodio accaduto a Euro 2016. Durante Italia-Spagna, quarto di finale poi vinto dagli azzurri, l’allora ct calciò con tutta la forza una palla in tribuna. L’obiettivo? Mandare un messaggio chiaro ai suoi: «Fortuna che era il pallone… L’ho lanciato in tribuna e credo che i miei giocatori abbiano compreso bene il messaggio: la Spagna pressava, e aveva troppa libertà di fare. Mi piacerebbe rimanere seduto in panchina e alzarmi solo ogni tanto come fanno molti miei colleghi. Essere più sereno, non perdere la voce, sprecare meno energie… Purtroppo o per fortuna, non sono quel tipo di allenatore. Io gioco la partita, il tifoso lo sente.

LA PASSIONE PRIMA DI TUTTO – Conte è una persona passionale, sa di esserlo, e non fa nulla per nasconderlo: «Le persone che gestiscono la propria immagine sono false, dobbiamo dimostrare chi siamo. Se hai il sangue caldo, non devi trattenerti solo per far credere che sei tranquillo. Col tempo, la tua vera natura alla fine viene fuori. Io sono passionale, senza alcun dubbio, e pretendo molta passione. Chi non ce l’ha farà fatica con me».

Fonte: L’Équipe magazine – Valentin Pauluzzi

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