Condò: “Ho idee non belle, vedo un attacco politico al calcio”

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27 Aprile 2020, 13:51
Paolo Condò
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Paolo Condò, intervenuto in collegamento per “Sky Sport”, ha criticato fortemente le ultime decisioni del Governo che creano ulteriori difficoltà al mondo del calcio che lavora per programmare una ripresa delle attività

ATTACCO POLITICO – Condò non è soddisfatto delle misure del Governo e teme un attacco mirato e politico al mondo del calcio: «Mi sono fatto un’idea non bella che provo a spiegare per sommi capi. Stiamo parlando di allenamenti, non di ripresa del campionato. Chiaro che una cosa è finalizzata all’altra e parlare di ripresa del campionato con 500 morti al giorno non è il caso. Il decreto di ieri sera per la prima volta ha divaricato le posizioni tra il calcio di Serie A e il resto dello sport. Il calcio, come le altre filiere, sta lavorando per riprendere quando finalmente le cifre del contagio caleranno in maniera vistosa dando la sensazione che una fase 2 o 3 sta veramente procedendo. Quello sarà il momento di riprendere, nessuno può dire in questo momento se sarà a giugno, agosto o settembre, ma bisogna lavorare per farsi trovare pronti. Il ministro Spadafora, che cito esplicitamente perché Conte ha detto cose diverse, ha fatto sì che si creasse il paradosso dei calciatori che possono allenarsi individualmente ma non nei centri sportivi dove sarebbero molto controllati: mi viene da pensare a Dzeko o Immobile che vanno ad allenarsi a Villa Borghese e la distanza sociale che si può creare con i tifosi. Ho la sensazione che oltre al discorso del protocollo medico su cui servirà un punto di incontro, che ci sia un intento politico e punitivo nei confronti del calcio di Serie A. Ricordiamo i tempi in cui Beppe Grillo propagandava la decrescita felice e ho l’impressione che il ministro Spadafora appartenga alla fazione interna al governo e al suo partito che continua a perseguirla. Io dico che bisogna creare ricchezza e distribuirla meglio, non ho dubbi, ma l’idea di produrre meno ricchezza e colpire un mondo che la produce sa di fatto politico e non sanitario».

LE MOSSE DEL CALCIO – Condò si dice disponibile a stravolgere il format pur di vedere ripartire il calcio: «C’è stato un pronunciamento unanime della Serie A sulla ripresa, ma non mi illudo siano tutte sincere, sappiamo bene che le squadre in bassa classifica volevano chiudere il campionato per salvarsi e avrebbe portato a una Serie A a 22, mentre sarebbe necessario scendere a 18. Una Serie A a 22 squadre sarebbe ingestibile. Spero sia sincero il desiderio di giocare. Giocare non vuol dire che si deve andare in campo all’inizio di giugno, se si renderà necessario riprendere la stagione più avanti, anche in settembre, passare così alla programmazione sull’anno solare si faccia, non ho preclusione. Come sempre decideranno le cinque grandi Leghe e quello che faranno loro sarà giurisprudenza. Si torni a giocare e una volta che si sarà raggiunto un grado di contagiosità di zero virgola, molto più basso di oggi, come in tutti gli altri luoghi di lavoro non si dovrà fermare tutto per un positivo ma bisognerà convivere col virus. Fino a quando non arriverà il vaccino sarà necessario imparare a convivere».


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