CMS FIGC: “Protocolli per intervenire, manca un mese! Ma in trasferta…”

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14 Maggio 2020, 17:34
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Braconaro – membro della Commissione Medico-Scientifica della FIGC -, intervenuto a “Radio Goal” sulle frequenze di Radio Kiss Kiss Napoli come riportato dal “Corriere dello Sport”, parla delle possibilità di ripresa della Serie A seguendo il protocollo italiano, che può essere modificato in futuro. Qualche problema e rischio, però, ci sarà sempre

PROTOCOLLO IDONEO – Il Dott. Francesco Braconaro non ha dubbi sulla ripartenza del calcio italiano: «Il protocollo, come noi abbiamo sempre detto, non può garantire il 100% della sicurezza da contagio. I protocolli sono stati concertati nell’ultimo periodo anche con il Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) e abbiamo raggiunto una sintesi importante per permettere alle squadre di ripartire. Il 13 giugno è una data plausibile. La volontà di tutte le parti è quella di riprendere e c’è il tempo per farlo per quella data. Dal 18 maggio ci saranno gli allenamenti collettivi. Avremo tutto il tempo per testare gli atleti, osservarli, metterli in parco chiuso e fare tutto quello che c’è scritto nel protocollo. Abbiamo i protocolli grazie ai quali siamo in grado di intervenire qualsiasi cosa succeda».

QUARANTENA COLLETTIVA – In caso di positività, Braconaro spiega l’iter da seguire all’interno di ogni squadra: «Se ci sarà un positivo, il gruppo andrebbe in quarantena. Ma questo è un aspetto che strada facendo si può aggiustare. Il problema reale si potrà porre quando le squadre cominceranno a circolare per andare in trasferta. C’è la volontà di tutti di mantenere la massima sicurezza per gli atleti e i protocolli possono essere modificati. Il CTS ha dato linee guida da seguire ma è chiaro che, se vediamo una situazione epidemiologica diversa, le cose possono cambiare».

MODELLO TEDESCO – Braconaro mette i puntini sulle i a nome della FIGC dopo tutte le chiacchiere sul protocollo tedesco: «Noi l’abbiamo proposto tanto tempo fa, molto prima che se ne parlasse in Germania. Non è escluso che da lì ci sia stata una sorta di confronto. Di questo virus non sappiamo tanto effettivamente, quindi questo ha fatto sì che il CTS avesse un atteggiamento più conservativo. Ma confido che poi si possa mettere ancora mano al protocollo. Ma è solo una mia opinione. Questo è un work in progress, non c’è nulla di stabilito. Anche perché manca almeno un mese alla ripartenza».




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