Castellacci: “Protocollo FIGC senza consulto medico! Difficile in Serie A…”

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4 Maggio 2020, 17:41
Enrico Castellacci
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Castellacci – ex Responsabile dello Staff Medico della Nazionale Italiana, oggi Presidente della LAMICA (Libera Associazione Medici Italiani del Calcio) -, intervistato dal portale “Sport-Lab.it”, denuncia la folle decisione della FIGC di mettere a punto il protocollo di ripresa senza consultare i medici specializzati. Tante nozioni interessanti finora ignorate da più ma che non possono finire in secondo piano

NESSUN CONSULTO – Le dichiarazioni del Dott. Enrico Castellacci tuonano dopo il tentativo (fallito) di affrettare la ripartenza del calcio italiano: «L’auspicio di tutti sarebbe quello di rivedere il campionato, cosa difficile. Questo è un periodo drammatico sotto vari punti di vista. C’è voglia da parte della Federazione di vedere completato il campionato, anche per i problemi economici che comporterebbe un’eventuale interruzione. Questo, però, lo deciderà il Governo. Bisogna anche dire che un giocatore professionista non può stare quattro mesi senza allenarsi. Dovremmo studiare un metodo per farli allenare in sicurezza, magari con protocolli diversi rispetto a quelli messi sul tavolo finora. Il protocollo della Commissione della FIGC non ha soddisfatto il Comitato Tecnico-Scientifico. Noi medici del calcio non siamo stati invitati al tavolo, nonostante fossimo un punto importante in questo progetto. Avremmo gradito portare le nostre idee. In alcune categorie si vivono momenti diversi. L’applicazione dei protocolli in Serie C è fuori dalla realtà, perché ci sono più carenze rispetto alla massima serie. Noi l’avevamo detto subito, sostenendo da principio che questi protocolli escludono molte categorie, oltre al fatto che sono difficili anche da applicare in Serie A. Ci sono molti punti oscuri».

PROTOCOLLO SBAGLIATO – Non aver consultato i medici appare incredibile a Castellacci: «Effettivamente è anomalo. Noi lo diciamo apertamente, perché conosciamo la realtà dei campi. Avremmo potuto dare e potremmo sicuramente dare un contributo importante. Chiediamo solo che sia ascoltata la voce del medico del calcio, ormai una figura classica nei club. Mi auguro che le istituzioni federali si rendano conto che sia stato un errore, ma c’è sempre tempo per cambiare idea. Noi siamo sempre pronti a dare il nostro contributo. I punti oscuri dei protocolli vanno chiariti. La FIGC ha detto che li avrebbe ripresi. Nel protocollo si dice che qualora si dovesse trovare un giocatore positivo al Covid-19 l’atleta sarebbe messo in quarantena, gli altri invece sono limitati a dei semplici accertamenti, senza quarantena. Questo contrasterebbe con il DPCM governativo. Bisogna chiarire questo punto, prendendo spunto dal protocollo tedesco: in Germania si mette il giocatore in quarantena e si fanno più tamponi agli altri. Se sono tutti negativi si continua. Per fare questi ci vogliono grandi spazi, centri sportivi e nessuna contaminazione esterna per creare ambienti sterili. Tutto questo è difficile applicazione».

ALLENAMENTI E RIPARTENZA – Castellacci dice la sua su come si sta gestendo l’emergenza “sportiva” in Italia: «A livello sportivo ci sono state molte incertezze. Capisco le cautele che ci dovevano essere, perfettamente giustificate. Quand’ero in Cina ho vissuto una situazione analoga, quindi ho vissuto il virus quando è cominciato in Cina. Gridavo alla prudenza, ma capisco che un Governo possa essere cauto nella ripresa. Non capisco il motivo per cui i giocatori di calcio non possano allenarsi, quando invece è stato dato il via libera per gli sport individuali. Non è comprensibile, visto che ci sono club con più campi per gestire gli allenamenti. Mi sembra che il Ministro [della Salute, ndr] Roberto Speranza stia facendo un passo indietro rispetto a questo punto di vista, anche perché sollecitato dai presidenti delle Regioni che hanno dato libertà agli allenamenti. Ci deve essere maggiore uniformità di intenti nel Paese. Ripartire? Non sta a noi decidere. Il parere personale non ha senso, qui dobbiamo tenerci pronti a quello che decide il Governo. Bisogna fare dei protocolli rigidi ma applicabili. Fatto sta che i giocatori, anche se non dovesse ricominciare il campionato, i giocatori devono cominciare ad allenarsi. Andrebbe fatto un protocollo più semplice anche per la B e la C, perché anche loro hanno diritto ad allenarsi. Fare dei protocolli senza concretezza non ha senso logico».

Fonte: Sport-Lab.it – Tommaso Franchi e Antonello Gioia


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