Carnevali: “Ripresa Serie A? Perplessità. Sugli stipendi serve buon senso”

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7 Aprile 2020, 13:44
Giovanni Carnevali
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Giovanni Carnevali, Amministratore Delegato del Sassuolo, ha concesso una lunga intervista ai microfoni di Sky Sport in cui ha esposto la sua posizione sui temi caldi del calcio in queste settimane, ovvero la ripresa della stagione attualmente interrotta per l’emergenza sanitaria in atto, e il taglio degli stipendi

DIFFICILE RICOMINCIARE – Carnevali è favorevole a ricominciare la stagione, ma vede troppe difficoltà e non sembra ottimista: «Quando si inizierà non ne abbiamo la più pallida idea, la volontà di molte società è cercare di portare a termine il campionato che credo sia la cosa più giusta e regolare. Io personalmente ho delle perplessità, ci sono tanti problemi, io lo spero ma credo sia complicato e difficile».

QUANDO FINIRE – Carnevali pone una sua data limite per concludere la stagione: «Io credo che non dobbiamo andare oltre fine luglio perché andremmo a complicare la stagione successiva che invece dobbiamo iniziare col piede giusto, tenendo presente che ci sono anche gli europei. Come limite per concludere dovremmo avere fine luglio, poi ci adegueremo alle richieste di Federazione e Uefa».

LE IDEE DI ALLUNGARE – Si fa largo l’ipotesi di spalmare le tre stagioni nei prossimi due anni: «Per me è molto difficile, tanti cambiamenti non so se possono fare bene al nostro mondo. L’obiettivo è cercare di portare a termine il campionati perché altrimenti ci sarebbero tante di quelle problematiche con ricorsi e vie legali che non si finirà mai. Dobbiamo cercare di fare le cose con logiche, spero che chi prende le decisioni abbia le competenze giuste perché in questo caso le scelte sono prese dai dirigenti che non possono sbagliare».

IL TAGLIO STIPENDI – Carnevali parla del tema del taglio stipendi: «Io credo che prima di tutto ci sono state dettate delle linee guida dalla Lega Serie A e tutti hanno aderito. Io penso che deve esserci buon senso da parte di tutti, si parla tanto di questa diatriba tra società e giocatori. Sappiamo benissimo le difficoltà che ci sono, stiamo vivendo in un momento di grande disperazione e dobbiamo capire cosa si può fare. Il calcio è una grande azienda e queste aziende hanno ricavi di televisioni, sponsor e botteghino. Mancando parte di questi introiti abbiamo grande difficoltà. Io mi metto per primo, sarò il primo ad adeguarmi a queste richieste. Non si tratta di toccare il portafoglio dei giocatori, ma di capire che chi ha possibilità maggiori deve dare un contributo, dobbiamo vedere anche il mondo esterno».

I TONI ALTI – Sono giornate anche di duri scontri verbali nel mondo del calcio: «In questo momento è inammissibile vedere questi scontri verbali. Se penso alla nostra squadra noi abbiamo un ottimo rapporto e speriamo che troveremo un accordo di buon senso. Non sappiamo ancora cosa succederà, si tratta di non pensare soltanto al fatto che non hai dato la tua prestazione sportiva, ma che devi dare un contributo al sistema. Dobbiamo pensare a tutto il sistema, non soltanto alla Serie A. Dobbiamo sapere di dover dare un contributo per dare continuità, oggi il pagamento dei calciatori è relativo. A noi mancano altri introiti che sono più importanti del pagamento degli stipendi. La situazione è grave e non è molto chiara e anche noi dirigenti dobbiamo cambiare mentalità e strategie. Probabilmente abbiamo esagerato e un giusto ridimensionamento può fare bene, da parte di noi, calciatori, procuratori. Dobbiamo vedere le cose in un modo diverso perché probabilmente affronteremo un mondo diverso».

IL TAGLIO STIPENDI AL SASSUOLO – Carnevali infine parla del tema del taglio stipendi nel suo Sassuolo: «Noi abbiamo iniziato a parlare con i calciatori, porteremo avanti quello che abbiamo iniziato e faremo le valutazioni tenendo conto che ci sono calciatori con più possibilità di altri. Faremo le giuste valutazioni, tutti assieme. I giocatori sono nostri dipendenti, ma sono i primi che sanno che devono fare qualcosa. Basta che quel qualcosa venga fatto per aiutare la loro società e il sistema. Il loro contributo però non sarà sufficiente per migliorare la situazione attuale, la situazione del mondo calcio non è altro che la situazione di altre aziende che sono in grande difficoltà».


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