Carnevali: “Protocollo troppo rigido! Serie A? Un dramma se non riparte”

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16 Maggio 2020, 12:30
Giovanni Carnevali
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Giovanni Carnevali, dirigente del Sassuolo, nel corso di una lunga intervista al “Corriere dello Sport” dice la sua riguardo il protocollo – a detta sua troppo rigido -, e la possibilità che il calcio in Italia possa morire a causa del fallimento di diverse squadre e dunque la mancata ripresa del campionato di Serie A.

SERIE A MUOREGiovanni Carnevali dice la sua riguardo il protocollo, ritenuto troppo rigido: «Il ritiro non è un problema, ma deve essere rivisitato perché contiene disposizioni troppo rigide ed esasperate. Se vogliamo far morire il calcio siamo sulla strada giusta, siamo in grande emergenza. Ciascuna società agisce nel proprio modo, a seconda delle possibilità. Dobbiamo metterci la mano sul cuore e aiutarci, invece non accade. Il Sassuolo vuole finire il campionato, se qualcuno non vuole farlo lo dica apertamente. Dobbiamo pensare alla Serie A, non alla classifica! L’industria calcio se non riparte è un dramma, fallisce tutto il sistema calcio».

DATE – Carnevali parla di date riguardo la possibile ripresa del calcio: «A parte che io avevo votato per far ripartire il campionato il 20 giugno e non il 13, se vogliamo finirlo dobbiamo fare soprattutto gli interessi del nostro sistema calcio, e poco importa se lo finiremo a metà agosto. Poi, per quanto riguarda il ritiro, sarebbe stato più logico farlo 15 giorni prima che cominciasse il campionato, e ora avremmo potuto continuare ad allenarci regolarmente».

FALLIMENTO – Carnevali parla anche del possibile fallimento dei club e la possibilità che qualcuno di questi nasconda un presunto “positivo”: «I miei giocatori sanno che qualche rischio devono affrontarlo per il bene del sistema, non è una questione di paura, ma di far continuare a vivere il calcio. Tutto dovrà essere organizzato al massimo della trasparenza, perché il problema che qualcuno possa nascondere un positivo e lo faccia passare da infortunio, volendo che il campionato continui, e che qualcun altro invece lo faccia uscire, volendo che il campionato si fermi, eccome se può saltare fuori. Ora come ora le partite e il gioco devono essere messi in secondo piano, e anche i tifosi devono capirlo, perché come ti ho detto qua c’è il forte rischio che tante società debbano portare i libri in tribunale, arriva il fallimento dei club e poi il calcio non c’è più».

Fonte: Corriere dello Sport.


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