Mondo Inter

Caressa: “Inter, Spalletti ogni tanto supercazzola ma su Icardi chiarissimo”

Fabio Caressa, conduttore di “Sky Calcio Club”, ha detto la sua sul caso della settimana, ossia la decisione dell’Inter di levare la fascia da capitano a Mauro Icardi e le reazioni dell’argentino. Secondo il giornalista di Sky Sport le parole di Luciano Spalletti dimostrerebbero come ci sarebbe qualcosa di grave alla luce del provvedimento.

COLPA SUAFabio Caressa critica Mauro Icardi e Wanda Nara per l’atteggiamento tenuto di recente: «Qualcuno ha detto che se lei non fosse stata una bella donna questo ci sarebbe stato, c’è una virgola di sessismo. È complicato gestire per tutti i rapporti familiari, se poi ci sono i rapporti di lavoro. Non dice una cosa da poco Luciano Spalletti: ogni tanto dice una supercazzola, perché nasconde i concetti in un fumo e in un fiume lessicale, ma dice che avrebbe preferito fosse venuto in spogliatoio, lui dice che deve abbassare la testa e venire a chiedere scusa. Chi ha sbagliato mi pare chiaro. Giuseppe Marotta? Avra parlato col presidente e si sarà organizzato, è una mossa un po’ in stile Juventus questa, da questo punto di vista, un po’ tipo Leonardo Bonucci (due anni fa a Porto, ndr). Io non vorrei più leggere frasi come “Guerriglia all’Inter”, perché poi quel lessico in alcuni fuori di testa porta le reazioni che abbiamo visto (il sasso vero la macchina di Wanda Nara, ndr)».

PESSIMO ESEMPIO«Dà l’impressione della goccia che ha fatto traboccare il vaso, evidentemente c’era qualcosa sotto: forse alcuni comportamenti di Icardi non stavano bene al gruppo. Non c’è nessuno che paga la clausola di Icardi in questo momento. Non sembra strano che Icardi in tutto questo non abbia detto una parola? Mi è sembrato trattato come un bambino: c’è il padre da una parte, la moglie dall’altra e bisogna dire se le ha dette da agente o da compagna. Instagram? Mettiti davanti a un microfono e dici qualcosa, vieni a Sky prima della partita e dici “Forza Inter, sono andato negli spogliatoi e ho stretto la mano a tutti”. Quello è uno stipendiato alla fine, la società fa quello che vuole. Bastava che la mattina dopo chiamava noi, diceva “Forza Inter, rinnoviamo il contratto”, invece il suo silenzio è stato pesante. Spesso la comunicazione corretta risolve i problemi».

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