Carbone: “Inter, grande errore andare via. Oggi non lo rifarei. Hodgson.. “

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13 Aprile 2020, 17:56
Benito Carbone
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Benito Carbone, ospite di una live su Instagram con Pierluigi Orlandini, ex calciatore nerazzurro, ha parlato della sua esperienza all’Inter,  del suo arrivo durante la presidenza del presidente Moratti e dell’esperienza con Roy Hodgson sulla panchina

ERRORE – Benito Carbone ripercorre la sua carriera con la maglia dell’Inter. L’ex calciatore si dice pentito della scelta di andare via da Milano: «Quando sono arrivato era il primo anno di Moratti. E’ stato anche un grande errore della mia carriera quello di forzare per andare via dall’Inter. Io giocavo seconda punta, spaziavo, facevo tanta qualità. All’Inter siam partiti con Bianchi e giocavo con Ganz davanti e tutto filava, anche se non andava bene al livello di risultati. Poi arriva Hodgson che fa un 4-4-2 all’inglese. Non come quello di Simoni con Moriero a destra. E io in fase di non possesso dovevo fare il quinto a Bergomi. Quindi un lavoro di quantità. Lo Zio Bergomi mi diceva che sarei diventato forte come Donadoni. Io lo facevo per la squadra, per l’Inter, era un onore per me perché sono un tifoso, con la maglia numero 10 sulle spalle. Lo facevo in modo naturale, non mi pesava. Il problema è stato l’anno dopo, quando sono andato a chiedere delle spiegazioni. Ma se avessi la possibilità di far tornare tutto indietro non avrei fatto quella scelta lì. Se io sono all’Inter mi fanno giocare sulla destra fuori ruolo ma non devo mai andarmene via. Anche se Hodgson mi dice che Djorkaeff sarebbe stata la seconda punta titolare con me sulla fascia. Quando sei titolare non devi mai andare via dalla squadra. Poi chiaro che avrebbe parlato il campo, in squadra c’erano grandi campioni. Ma io non me la sono sentita di fare un altro anno ad andare avanti indietro sulla fascia e ho chiesto di andar via. Non mi sentivo me stesso. Ero felice di giocare, ma non ero felice dentro il campo. Mi sentivo bloccato, quasi un giocatore inutile per la squadra.Potevo dare di più a livello di finalizzazione e di rifinitura, di creare superiorità numerica in una zona del campo che conta. Diciamo che con il mio procuratore l’abbiamo forzata questa cosa di andare via, E se tu mi chiedessi ora se lo rifarei anche oggi ti dico di no, non lo rifarei. Resterei all’Inter tutta la vita».


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