Cannavaro: “Calcio in Italia una religione. Ritiri per i calciatori? Non basta!”

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18 Maggio 2020, 11:05
Paolo Cannavaro
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Paolo Cannavaro, ex difensore di Napoli e Sassuolo, in una lunga intervista rilasciata su “TuttoMercatoWeb” dice la sua riguardo la ripresa del campionato italiano, i maxi-ritiri e il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora.

RIPRESA – Paolo Cannavaro dice sì alla ripresa del campionato in Italia: «Sono a favore della ripresa, a patto che il nostro Paese possa prendere una boccata d’ossigeno. Se fossi ancora un calciatore di Serie A sarei favorevole alla ripresa, consapevole anche che ci possa essere qualche modifica come ad esempio giocare i playoff e i playout. Questo rimarrà per sempre nella storia come un campionato diverso, non si può pensare di finirlo normalmente. Meglio finire in modo diverso e poi riprendere il nuovo. L’azienda calcio funziona alla grande, il mondo del pallone fa star bene tante persone dal punto di vista lavorativo. Bisogna ripartire».

MAXI-RITIRI – Paolo Cannavaro dice la sua riguardo i maxi-ritiri per i calciatori ma non solo: «Isolare i calciatori e gli allenatori non basta, dietro il sistema non ci sono soltanto loro. Ci sono la stampa, i tecnici, i commissari federali, gli arbitri, gli autisti. Mandare i calciatori e gli allenatori in ritiro non risolve il problema. L’Italia sta avendo sempre meno casi e sta andando verso la normalità. Andando in ritiro non si risolve il problema, in hotel ci sarebbero i camerieri e altre persone. E poi il giorno della partita si frequenterebbero comunque altre persone. E quindi bisognerebbe mettere in quarantena tutti coloro che prenderebbero parte alle partite. No, così non sarebbe facile. Non vorrei essere nei panni di Gravina, verso il quale provo grande affetto, è stato il presidente dell’Under 21 quando ero in Nazionale».

SPADAFORA – Cannavaro conclude dicendo la sua riguardo il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e il calcio in Italia: «Il Ministro dello Sport avrà una pressione psicologica molto forte. Però non deve dimenticare che il calcio in Italia è lo sport più seguito. Tante volte il calcio viene visto come un mondo di viziati, gente che guadagna tanto. Questa storiella l’ho sentita troppe volte. La verità è che il calcio in Italia è una religione, una fede, una passione che non toglierà mai nessuno. Se la maggior parte del paese ama parlare di calcio non è colpa di nessuno. Se in altri sport non ci sono altri privilegi è un’altra storia. Magari oggi c’è la pressione di altri settori. Il calcio è un motore che manda avanti l’Italia e deve avere il giusto peso. Capisco la pressione, ma il calcio è lo sport più seguito in Italia ed è giusto che sia in cima alle cose di cui occuparsi. Se quello più seguito fosse stato un altro sport, si sarebbe parlato dell’eventuale altra disciplina».

Fonte: tuttomercatoweb.com – Alessio Alaimo.


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