Cambiasso: “Studio per essere allenatore. Inter? Se chiamasse Zanetti…”

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18 Aprile 2020, 19:55
Esteban Cambiasso
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Esteban Cambiasso, ex centrocampista dell’Inter del Triplete, ha parlato in diretta “Instagram” insieme a Javier Zanetti del suo percorso nel mondo del calcio, dei progetti per il futuro e di alcuni retroscena vissuti in carriera.

CARRIERA E PASSIONE – Esteban Cambiasso, ex centrocampista dell’Inter del Triplete, ha parlato della sua carriera in una conversazione con Javier Zanetti: «Quando mi chiedono perché siamo riusciti a fare la quantità di anni che abbiamo fatto a questo livello, tutto nasce dalla nostra impressione incredibile. Sì, il calciatore guadagna tanto, ma noi non lo abbiamo mai affrontato come mestiere. Certo, qualche allenamento non è stato gradevole da fare, ma per noi è sempre stato il nostro sogno. Questo è stato il merito più grande che abbiamo avuto. Abbiamo affrontato tante difficoltà, parlarne ora per tanti altri può essere ingiusto, però ci sono state. Non è facile. Quando a 15 anni sono arrivato a Madrid ho sconvolto la mia famiglia. Tra noi c’è una relazione amicizia-famiglia, anche per quanto vissuto non solo in campo ma soprattutto fuori».

RICORDI ARGENTINI – Cambiasso ha poi scherzosamente definito Zanetti come una persona “sgradevole” con cui affrontare viaggi lunghi, ricordando anche i primi momenti nella nazionale argentina: «La gente non lo sa, ma viaggiare con te è una cosa sgradevole. In un volo da 13 ore si addormenta dopo 10 secondi, si sveglia con l’odore del cibo e poi si riaddormenta fino all’atterraggio. Questo è Javier Zanetti. Io ho visto sia te che il Cholo in Nazionale, nel 98 ho tifato per voi e dopo mi sono trovato all’esordio in Nazionale e ho fatto il ritiro col Cholo. Poi ho fatto con te il ritiro per la sfida in Bolivia. Io a sentirti parlare al telefono in italiano, per me era tutto stranissimo. Stiamo parlando delle qualificazioni al Mondiale 2002. Per fortuna ho trovato degli esempi come voi da seguire».

SCONFITTE – Cambiasso ha anche parlato del suo modo di prendere le sconfitte, ricordando particolarmente il rigore sbagliato contro la Germania ai Mondiali del 2006: «Il mio rapporto tra le sconfitte e le vittorie non è giusto. Ho vissuto sempre la vittoria come quasi un obbligo, una normalità. Ho vissuto le sconfitte poi con una sofferenza incredibile. Dopo il Mondiale del 2006 per esempio sono stato un mese a casa in Argentina senza voler uscire e non volevo vedere molti dei miei amici. Sono stato ingiusto con la mia famiglia. Ora si stanno godendo il mio periodo post-calcistico in cui sono più tranquillo. L’unica cosa per cui sono felice è che almeno non ho sofferto nello smettere di giocare. Per me è positivo aver finito sano e poter ancora fare sport, rispetto ad altri amici e colleghi che hanno finito non in ottime condizioni».

ASADO – Così come Zanetti, anche Cambiasso ha ricordato i momenti dell’asado ad Appiano Gentile: «Il campo parla. Abbiamo avuto tre centravanti Diego (Milito), Hernan (Crespo) e Julio (Cruz) che facevano uno meno degli altri quando si trattava di grigliare. Il peggiore era Diego, che senza fare niente voleva stare lì ed essere in tutte le foto. Quando si preparava l’asado non lo si faceva solo per tutti i giocatori, ma per tutto il centro sportivo. Ed era un piacere poter servire coloro che ci avevano servito per tutto l’anno. Non dico che i trionfi nascano da qui, ma sono questi momenti che creano un gruppo forte da cui poi nascono le vittorie, come nel nostro caso».

FUTURO DA ALLENATORE – Infine, una chiosa sul suo futuro. Cambiasso, non ne ha mai fatto mistero, ha infatti sempre avuto la passione (e la stoffa) per essere un futuro allenatore: «Io ho sempre avuto una passione per allenare, non ho mai visto il calcio solo come il compito che mi davano da fare. Cercavo di capire il perché di tutte le altre posizioni e ho tirato pazzi quasi tutti gli altri allenatori anche nei vari settori giovanili. Credo che i movimenti di tutti siano in relazione e ho sempre voluto capire i motivi, anche se a volte non esistono. Ho in mente di andare ad allenare. Sono in un periodo in cui sto studiando. Io l’ultima cosa che vorrei è essere chiamato come allenatore da Javier ed essere mandato a casa da lui. Lo sappiamo tutti: chi ti chiama per prenderti come allenatore, è lo stesso che ti chiamerà per mandarti a casa. Per mantenere questi rapporti bellissimi che abbiamo, se un giorno ci sarà quello che vorrei, spero che quella persona che mi chiamerà non sia Javi».

 


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