Calcagno: “L’aria è cambiata, abbiamo il dovere di ripartire”

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6 Maggio 2020, 14:25
Umberto Calcagno AIC
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Umberto Calcagno, vice presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, è stato uno degli ospiti di oggi ai microfoni di “Tutti Convocati” sui microfoni di Radio 24

CONVIVERE COL VIRUS – Secondo Calcagno bisogna imparare a convivere col virus: «Al di là dell’evolversi della questione, perché finalmente arriveremo a decisioni determinanti, dovremmo imparare a convivere col virus o almeno provare. Dobbiamo chiederci se il Mondo può convivere col virus, fare i primi passi? Io credo di sì, con la giusta tutela della salute. Qua sembra ci sia chi spinge per ricominciare a tutti i costi e chi vorrebbe bloccarci. Dobbiamo affidarci alla comunità medica, ma non provarci, non avere un tentativo di ripartenza e non iniziare a ricondizionare i calciatori sarebbe un errore. Stiamo parlando di ragazzi che si sono arrangiati bene, ma se non cominciamo a fargli fare gli allenamenti allora ci toglieremmo la possibilità di continuare le competizioni».

SERVONO PROTOCOLLI – Calcagno sottolinea la necessità di protocolli chiari per poter riprendere gli allenamenti: «Abbiamo bisogno di chi ci dica se si può riprendere e con che metodologia, per questo ci vogliono i protocolli, va applicato il protocollo individuale. Non bisogna ricominciare a tutti i costi, vogliamo più di altri riprendere, ma non a tutti i costi. I protocolli devono essere rispettati, poi ci sono società che non stanno convocando formalmente i giocatori ma lasciano la possibilità di partecipare, ci sono singole situazioni differenti. Tutti quanti dobbiamo capire che bisogna ripartire tutti assieme, non sarebbe giusto che qualcuno si avvantaggi con una settimana in più sugli altri, ci vuole parità competitiva».

NESSUN CONTENZIOSO – Calcagno si augura che certe questioni non finiscano in tribunale: «Oggettivamente convocare su base volontaria non c’è bisogno di essere avvocati per dire che è una forzatura, non mi risulta ci siano calciatori che si sono rifiutati di fare qualcosa. Essere convocati su base volontaria spero non sia oggetto di contenzioso, perché se poi si risolverà col contenzioso vuol dire che non si sta capendo che periodo stiamo vivendo. Spero non sia oggetto di contenzioso. Dobbiamo cercare di guardare avanti e valutare, il sistema sportivo ha la responsabilità di farsi trovare pronto se ci diranno di poter ricominciare. Se poi ci sono tutti i retropensieri sulle retribuzioni vuol dire che non abbiamo capito bene cosa stiamo affrontando».

L’INCONTRO TRA LA FIGC E IL COMITATO – Domani ci sarà l’incontro tra la FIGC e il Comitato tecnico-scientifico del Governo per valutare le modifiche al protocollo. Un incontro da cui Calcagno auspica escano chiarimenti determinanti sulla ripresa del campionato: «Ci si aspetta non sia un incontro di entità una contro l’altra ma si trovino soluzioni. Abbiamo una grandissima responsabilità di sistema, far ripartire la Serie A al di là dell’indotto e del fatto che siamo una parte considerevole del PIL abbiamo anche una responsabilità verso l’indotto interno. La Serie A genera ricchezza anche per le categorie inferiori, abbiamo il 70% dei calciatori di C che vivono sotto i 50.000 euro lordi. Far ripartire o cercare di percorrere tutte le vie per ripartire è una responsabilità anche verso di loro. Sono certo che l’aria sia cambiata ed è sotto gli occhi di tutti, tutti faranno il possibile per ripartire a piccoli step. Nessuno oggi ci può dire quale sarà la situazione, dobbiamo scommettere su un miglioramento della curva epidemiologica e della comunità scientifica, dobbiamo sperare che tra 4-5 settimane ci siano anche strumenti che ci permettono di applicare meglio i protocolli. Tornare in campo sarebbe un bel segnale perché vorrebbe dire che tutto il paese è uscito da questa situazione».


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