Calcagno (AIC): “Se si blocca il calcio è default, serve aiuto! Sciopero…”

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13 Maggio 2020, 00:45
Umberto Calcagno AIC
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Calcagno, vicepresidente dell’AIC, è preoccupato per le sorti del calcio. Intervistato dal sito di Gianluca Di Marzio ha fatto notare gli effetti negativi che avrebbe uno stop definitivo ai campionati per tutta l’Italia.

LA POSIZIONEUmberto Calcagno dà il punto di vista sulla ripresa: «I calciatori vogliono, ma non vogliono tornare a tutti i costi. La cosa brutta di questo periodo sono state le strumentalizzazioni. Sembra che l’atteggiamento dei calciatori e dell’AIC sia cambiato, noi invece siamo sempre stati coerenti. Tornare in campo si può fare ma a determinate condizioni. Stiamo aspettando la validazione di un protocollo che purtroppo ha ancora tanti punti interrogativi, quindi anche noi stiamo cercando di capire se e come andare avanti. Dispiace quando a volte si estrapola solo una frase da un intero contesto. Il nostro ruolo è monitorare e non c’è bisogno di ribadire che la salute è il primo bene da tutelare in questo momento».

TUTELA – Calcagno dà il giudizio dell’AIC sul protocollo sanitario di garanzia: «L’ultima bozza non l’abbiamo vista, ci sta lavorando la FIGC per farla validare dal Comitato tecnico scientifico. Abbiamo lavorato alle prime ed erano delle bozze che potevano avere un senso. Un altro falso problema, uscito strumentalmente, è quello relativo a un ritiro di oltre due settimane. Dalla terza settimana si è sempre e solo parlato di un gruppo aperto. Non serve essere esperti per capire che al primo caso di contagio la squadra deve andare in quarantena. Ma questo fa capire che così il nostro mondo non può convivere con il Coronavirus».

COME RIPARTIRE? – Calcagno non nasconde che potrebbero esserci problemi per la ripresa della Serie A, viste le richieste del Governo: «Ci affideremo molto alla fortuna. Il nostro è uno sport di contatto e questo è un altro problema irrisolto. Il punto non è come trattare il contagiato, ma è chiaro che se in quarantena andrà tutta la squadra c’è questo problema. Cosa vuole l’AIC? Ci dobbiamo affidare agli esperti, al Comitato tecnico scientifico. Noi come sistema sportivo abbiamo una grandissima responsabilità e dovremo farci trovare pronti a ripartire, però non dipende da noi».

NIENTE STOP – Calcagno esclude che l’AIC possa chiedere uno sciopero dei calciatori: «Se dovessimo immaginare uno sciopero in una situazione come questa il nostro sistema sarebbe arrivato a un punto di non ritorno. Ora ci vuole molta responsabilità e dobbiamo capire se il nostro lavoro è compatibile alla convivenza con questa situazione epidemiologica. E ce lo devono dire. Se riprenderà il calcio, significherà che sarà ripartito tutto il nostro paese. Non dobbiamo essere decontestualizzati e non vorrei che il nostro mondo rimanesse indietro rispetto a quello che ci circonda».

L’AIC COMBATTE – Calcagno chiede di non fare di tutto per fermare il calcio: «La mia più grande paura è che, se non si riuscisse a ripartire oggi, siamo certi che non si debba convivere con una situazione epidemiologica simile anche a settembre, ottobre, novembre? Sono preoccupato per il nostro sistema, perché potrebbero dirci che non siamo compatibili a convivere col Coronavirus. Perché siamo uno sport di contatto, perché un contagiato costringe la squadra alla quarantena. Se si bloccasse il calcio saremmo in una situazione di default generale. Mi auguro che la scienza ci dia una mano, anche con l’individuazione più celere di distinguere chi è malato, mettendo un individuo in quarantena e non tutta la squadra».

Fonte: GianlucaDiMarzio.com


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