Bucchioni: “Mancini può diventare vittima. Bravo Tosel su Sarri”

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22 gennaio 2016, 00:53
bucchioni

Il giornalista Enzo Bucchioni ha dedicato gran parte del suo editoriale all’episodio riguardante Roberto Mancini e Maurizio Sarri, dando una sua valutazione su quanto accaduto martedì sera a Napoli. Successivamente ha anche parlato di calciomercato.

SCONTRO VERBALE – “Siccome le cose non succedono mai per caso, dietro il grande scazzo fra Maurizio Sarri e Roberto Mancini doveva esserci per forza qualcosa. Abbiamo cercato di capirlo e vi racconteremo tutto, intanto non posso che dire bravo al giudice sportivo Gianpaolo Tosel. Una volta tanto l’essere pilateschi o democristiani fa bene al calcio. La decisione di squalificare Sarri per due giornate e la multa a Mancini altro non sono che il tentativo riuscito di riportare la litigata a quello che in fondo è un brutto episodio figlio dell’adrenalina, e punirla di conseguenza. Qualsiasi altra decisione avrebbe scatenato una guerra per bande, tensioni inutili fra tifoserie in corsa per lo scudetto alla vigilia del momento decisivo della stagione. Con una sentenza sproporzionata come qualcuno ipotizzava o avrebbe voluto, sarebbe di sicuro nata l’idea di un complotto anti-Napoli, era da evitare la ricerca di un capro espiatorio alla ricerca di un calcio migliore: niente di più sbagliato. Le strumentalizzazioni tentate a caldo da più parti, anche fra i faziosi juventini per destabilizzare il Napoli, ne sono la prova, stanno a testimoniare quanti e quali interessi negativi stava scatenando la vicenda. È stata montata una pericolosa panna con poco senso e Tosel ha fatto bene a punire Sarri e Mancini come due litiganti semplici”.

MOTIVAZIONI – “Sono d’accordo con Tosel e cerco di spiegarmi. Sarri ha sbagliato? Su questo siamo tutti d’accordo. Ho sempre detto che il calcio ha bisogno di esempi positivi in campo e fuori e gli allenatori possono fare molto di buono. Con le parole urlate a Mancini di sicuro l’allenatore del Napoli ha reso un cattivo servizio al pallone, ma anche a se stesso. Si è pentito subito dopo, spero che un’altra volta si penta prima… Ma siamo davvero convinti che Sarri sia razzista o, meglio, omofobo per aver detto ‘frocio’ e ‘finocchio’ a Mancini? Credo proprio di no. L’insulto omofobo credo sia derubricabile a un insulto in quanto tale. Odioso, evitabile, becero, figlio di una sottocultura che torna a galla quando i freni inibitori sono meno efficaci sulla ragione, ma pur sempre qualcosa di occasionale. Capisco Mancini, ognuno ha il suo carattere, certe offese possono ferire di più, altre di meno, bisogna vedere il contesto e quant’altro, ma non credo che neppure l’allenatore dell’Inter oggi pensi davvero che Sarri sia omofobo o razzista. La cosa più sorprendente della reazione oxfordiana del Mancio che conosco bene e stimo come stimo Sarri è che fino a poco tempo fa non gli apparteneva questa accentuata sensibilità morale sui campi di pallone”.

CAMBIAMENTO – “È sempre stato nel calcio in maniera viscerale e adrenalinica anche lui come Sarri. A parte la lite di quindici anni fa a Firenze e ricordata ieri con il ‘frocio’ detto in faccia al mio amico Alessio Da Ronch della Gazzetta, Mancini è stato spesso protagonista di episodi borderline, dalla lite clamorosa in campo con l’arbitro Nicchi ora designatore, ai molti faccia a faccia con compagni (soprattutto negli spogliatoi con storiche cazzottate) e avversari, fino alla sfuriata di un paio d’anni fa con Mario Balotelli al Manchester City. Insomma è sempre stato sanguigno e non ho mai pensato che si comportasse come un santo calciatore o allenatore. Ma nella vita si cambia e l’avvicinamento alla madonna di Medjugorje, sempre più intenso e sentito, mi dicono che abbia cambiato profondamente l’uomo e quindi anche l’allenatore. E questo gli fa onore. Il rispetto delle idee, delle opinioni e di una fede deve essere sempre massimo, evidentemente Mancini oggi è più sensibile di ieri, si è sentito ferito dalle parole di Sarri e in dovere di denunciare l’accaduto del San Paolo infrangendo una regola omertosa e quindi negativa che vige nel calcio”.

CONCLUSIONI – “Mancini ha fatto bene? Se da oggi cominciasse una vera crociata alla ricerca di un calcio più etico e più pulito, attento ai comportamenti e alle parole, direi proprio di sì. Ma da questo gesto isolato uno contro uno, sicuramente eccessivo per tutto quello che ogni domenica succede in campo (non credo sia la prima volta che il Mancio si becca insulti pesanti) esce la fastidiosa sensazione di un attacco personale, di qualcosa sopra le righe. Cambiamo il calcio, ma tutti assieme. Denunciamo tutto e tutti. Le guerre personali restano guerre e basta. Anzi, credo che Mancini stesso ora possa restare vittima della stupida e becera cultura da stadio. Se conosco bene il peggio del peggio del tifo e dei tifosi, ora l’allenatore dell’Inter si aspetti che le offese di Sarri da lui rese pubbliche, diventino per molti nemici dell’Inter e suoi personali, una parola d’ordine. È servita un’uscita tanto clamorosa? La risposta è no, la ricerca dei valori ha altri modi e altri tempi. Un calcio nuovo non si conquista con certe rivoluzioni isolate, ma con il lavoro di tutti i giorni e di tutte le componenti. Detto questo ci siamo chiesti anche perché, per offendere Mancini, Sarri abbia usato certe espressioni. Mi dicono che forse è frutto di un modo diverso di vivere e di approcciarsi al calcio. Sarri sanguigno in tutto, se volete trasandato nel vestire, poco attento ai rapporti, ai media e al look, ha sempre visto Mancini come un ‘fighetta’, non è mai stato fra i suoi preferiti anche quando seguiva il grande calcio in televisione. Antipatico? Diciamo così. L’altra sera, si è come sfogato. Errore gravissimo. Come finirà? Spero che Mancini accetti le scuse, che i due si chiariscano e magari assieme possano diventare testimonial di un campagna contro l’omofobia e un calcio migliore. Almeno così questa sceneggiata avrà avuto un senso”.

CALCIOMERCATO – “Passando al mercato, resto all’Inter. Come vi avevo già detto qualche settimana fa, Éder Citadin Martins ha chiesto alla Sampdoria di essere ceduto. La battuta degli stipendi forse tanto battuta non è stata. Più di Roberto Soriano, la vera pista nerazzurra è proprio l’attaccante esterno che consentirebbe a Mancini di passare al 4-2-3-1. Éder piace proprio per la sua capacità di fare bene le due fasi e aiutare la squadra anche in fase difensiva senza perdere lucidità sotto rete. Montella potrebbe consolarsi con Andrea Ranocchia. Dopo il prestito di Dodô si sta infatti lavorando sul difensore per chiudere l’affare. Ranocchia preferirebbe il Milan, ma alla Samp potrebbe avere il rilancio anche in chiave azzurra. Vedremo. Per prendere Éder l’Inter ha bisogno di chiudere davvero per Fredy Guarín in Cina e di piazzare Ranocchia. Il Milan con la Cina si è appena scottato, i nerazzurri sono cauti”.

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