Mondo Inter

Branchini: «Ronaldo-Inter, trattativa non semplice con il Barcellona»

Ronaldo all’Inter non è stata una trattativa semplice da mandare avanti, né per l’Inter di Massimo Moratti (QUI le sue parole), né per il procuratore, Giovanni Branchini, che nel corso di “1997, Fenomeno Ronaldo” su Sky ha parlato delle difficoltà avute con il Barcellona.

AFFARE DIFFICILERonaldo all’Inter, non una trattativa facile per i nerazzurri e il procuratore Giovanni Branchini, agente italiano che ha curato gli interessi del brasiliano: «Ci furono diversi giorni di negoziazione, erano presenti tutti: dal presidente al vice-presidente, gli uomini di fiducia e anche l’avvocato del Barcellona. La differenza è che loro sottovalutarono la presenza della clausola valevole per terzi. Se il Barcellona ci avesse presentato un rinnovo di contratto noi non avevamo problemi a rinnovare. C’era però il rischio di non rinnovare, per cui io con i miei colleghi preparammo un piccolo dossier con i club interessati: Lazio, Inter e Rangers Football Club. Noi non avevamo nulla contro una possibile permanenza al Barcellona, ma non volevamo situazioni complicate come diritti di immagine. Perché costringere Ronaldo, il giocatore più forte al mondo, turbando la sua tranquillità con queste cose?».

LA SVOLTA – Ronaldo era disponibile a rinnovare il suo contratto con il Barcellona, ma qualcosa poi andò storto. Lo racconta sempre Branchini: «Un giorno il Barcellona raggiunse un accordo con noi, accettando diverse condizioni. Eravamo tutti contenti ed ero pronto a chiamare Moratti per dirgli che non si sarebbe fatto più niente con l’Inter. Il Barcellona fa una conferenza stampa dove annuncia, con estrema felicità, che era stato trovato l’accordo con il brasiliano. Dopo pranzo però, mentre ci trovavamo a scrivere e leggere l’accordo insieme, mi accorsi che le cose che ci eravamo detti effettivamente non corrispondevano. All’inizio ho pensato che fosse un malinteso, come se chi scrivesse non avesse effettivamente capito qualcosa. Poi onestamente ho perso la calma, e a questa ennesima prova di prepotenza e insulto alla nostra intelligenza capimmo che non c’era motivo di continuare, rischiando di esporre ulteriormente Ronaldo a questo tipo di umiliazione».

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