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Branca: «Dopo Moratti il buio. Tornare all’Inter da dirigente? Mai!»

Branca, ex giocatore e dirigente dell’Inter, in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport a firma di Giancarlo Dotto, ha parlato della sua esperienza all’Inter, del suo addio, e di José Mourinho, che oggi sfiderà per la prima volta da avversario i nerazzurri.

OGGIBranca dall’ultima esperienza all’Inter dopo il suo addio, nel 2014, non ha più lavorato nel mondo del calcio: «Dopo l’Inter? Mi sono preso il tempo che mi serviva per sistemare alcune mie faccende private. Trent’anni di calcio, tra campo e dirigenza, mi hanno portato in una centrifuga dove tutto corre veloce e non c’è spazio per altro. Poi sono arrivate alcune proposte. Oggi con grande soddisfazione faccio il direttore strategico per la “First”, l’agenzia di procuratori guidata da Marco Busiello. All’Inter mi occupavo dei grandi ma beccai un sedicenne pazzesco. Impressionante. Destro e sinistro indifferentemente. Era Coutinho».

NEL 2010 – Branca parla inevitabilmente del 2010 e dei suoi meriti all’Inter: «Quanto c’è di me nell’impresa del 2010? Le percentuali non mi sono mai piaciute. Ho troppo chiaro il concetto di squadra che a molti invece sfugge o se ne appropriano indebitamente. Non scendo nel dettaglio di centinaia di decisioni che ho favorito. Basti dire che mi occupavo della costruzione della squadra e della sua gestione. La buona gestione porta punti. Partecipare a quasi tutte le sedute di allenamento. Guardare le facce dei calciatori, le loro posture e desumere i loro livelli psicologici, gli eventuali malesseri. Entrare, se serve, nei problemi della vita privata. Qualcuno te ne parlava spontaneamente, con altri dovevi entrarci tu. Questa è gestione. Tornare a fare il direttore? Mai all’Inter. Quando hai vissuto emozioni così forti non devi mai tornare, devi conservarle come una cosa preziosa».

MORATTI E MOURINHO – Branca parla di Moratti facendo un riferimento a José Mourinho: «Moratti ultimo grande presidente? Assolutamente sì, dopo di lui il buio. Moratti chiama Mourinho? Dal primo incontro abbiamo avuto la percezione di un uomo stimolante, arguto, mai banale. Stupefacente la velocità del pensiero con cui arriva alle sintesi. Per essere stimolante, José ha bisogno di avere intorno persone stimolanti. Gente che dice quello che pensa e non quello che lui vorrebbe sentirsi dire. Io tra quelli? Mai detto che stava sbagliando o meno. Gli esponevo il mio punto di vista. Il suo talento era di ascoltare e sintetizzare. Mi sono trovato alla grande con lui. Conosci gli allenatori, lui non è mai stato ossessivo con me nel periodo dei mercati. Via via ci siamo annusati e conosciuti, fino a quando bastava un nulla per capirci».

Fonte: Corriere dello Sport – Giancarlo Dotto

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