Mondo Inter

Brambati: «Inter costretta ad altre 2 cessioni pesanti! Inzaghi? Serve tempo»

L’Inter di Inzaghi ha bisogno di tempo, soprattutto dopo aver perso tre giocatori fondamentali nella scorsa stagione. Questa la visione dell’ex calciatore Brambati, che ai microfoni di TMW Radio ha analizzato anche la situazione finanziaria dei nerazzurri.

LAVORO – Massimo Bramati ha commentato l’Inter di Simone Inzaghi: «Bisogna andare cauti con questi giudizi tranchant. Vanno bene tre partite e si dice che è meglio l’Inter di Inzaghi, poi pareggia con l’Atalanta e con lo Shakhtar Donetsk e si dice che era meglio quella di Antonio Conte. Bisogna anche avere un certo equilibrio. Conte ha fatto un lavoro straordinario, è sotto gli occhi di tutti, perché portare una squadra che arrivava a 25 punti dalla Juventus, prima a un punto dalla Juventus e poi a vincere il campionato, significa che ha fatto grandissimi passi in avanti e sicuramente ha sfruttato i passi indietro che ha fatto qualche altra squadra. È arrivato Inzaghi che sta facendo il suo lavoro. Bisogna lasciarlo lavorare».

Addii pesanti

PERDITE – Brambati ha poi parlato dei tre giocatori che mancano di più rispetto alla scorsa stagione: «Non ci sono più tre giocatori che reputavo indispensabili. Come Romelu Lukaku, che ha altre caratteristiche rispetto ad Edin Dzeko. Non c’è più Achraf Hakimi. Denzel Dumfries gioca bene col Bologna e abbiamo trovato il nuovo Hakimi, anche lì bisogna andare cauti con i giudizi, sia in positivo che in negativo. Hakimi ha un suo perché, ha vinto un campionato, ha fatto un’annata straordinaria all’Inter, ha dimostrato, Dumfries ha fatto due partite. Poi non c’è più Christian Eriksen. Hakan Calhanoglu è un altro giocatore, Eriksen aveva caratteristiche diverse, era entrato nel contesto di questa squadra, credo sia stato un uomo importantissimo nello sprint finale. Da gennaio in poi, da quando è entrato in pianta stabile ed è uscito dal mercato, era considerato un’arma in più. Quindi va dato tempo. Vorrei capire come mai una squadra che segna così tanti gol, poi con Real Madrid e Shakhtar Donetsk fa zero gol. Nel calcio ci sono anche le coincidenze. Ora ci sarà la doppia partita con lo Sheriff Tiraspol che ci dirà sicuramente qualcosa in più».

Bilancio Inter

RATE – Queste le parole di Brambati sulla situazione del bilancio dell’Inter (vedi articolo): «C’è di mezzo anche un prestito che l’Inter deve restituire entro la fine dell’anno. Sono stato uno dei primi a lanciare l’allarme, perché avevo degli amici all’interno dello staff dell’anno scorso. Dopo l’annuncio di Lionel Messi su tutti i giornali e con la società che non ha mai negato questa notizia, dopo un mese la società chiede ai giocatori di rinunciare a due stipendi. Saputo questo, ho cominciato a pensare che ci fossero dei problemi. Vorrei ricordare che Lukaku e Hakimi non erano stati pagati completamente. Per Lukaku pendevano altre rate e ne sono state pagate forse due. La stessa cosa per Hakimi. Quegli incassi che sono stati fatti con le cessioni, sono poi andati anche a destinazione delle squadre che hanno ceduto Hakimi e Lukaku all’Inter, il Real Madrid e il Manchester United. La Juventus fa parte di Exor, che è la cassaforte di famiglia. Quindi nel momento opportuno stringe la cinghia e buttano dentro 300 milioni di aumento di capitale. C’è una certa garanzia. Dietro al Milan c’è un fondo. La settimana scorsa sono usciti articoli che non sono di buon auspicio per la famiglia Zhang».

Ulteriori sacrifici

PROSSIMO ANNO – Brambati ha concluso il suo intervento sostenendo che l’Inter dovrà ancora fare sacrifici sul mercato: «Da quello che mi hanno detto dall’interno dello staff tecnico, l’anno prossimo l’Inter sarà costretta a vendere altri due calciatori importanti. Quest’anno ne hanno venduti due e l’anno prossimo ne saranno sacrificati altri due. Ci saranno i costi da abbassare e andranno sempre più ad abbassarsi. A meno che non entri il fondo, ma poi bisogna vedere che intenzioni ha. Conte, che non reputo una persona stupida, se n’è andato con un giocattolo che aveva costruito lui insieme alla società vedendo che lo si poteva smontare. Ha fatto la cosa migliore, prendere e andare via, perché non c’erano più i presupposti per costruire, ma c’erano i presupposti per disfare».

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