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Borghi: “Barcellona-Inter, riscontri per Conte. Sensi parla lingua dei grandi”

Il telecronista di DAZN Stefano Borghi, nel suo canale YouTube, ha commentato Barcellona-Inter. Una partita che, nonostante la sconfitta, lascia vedere segnali estremamente positivi e confortevoli per Conte, come la prestazione di Sensi ancora una volta tra i migliori in campo.

SCONFITTA IMMERITATAStefano Borghi si unisce all’amarezza che provano oggi i tifosi dell’Inter, dopo la sconfitta contro il Barcellona, arrivata dopo essere rimasti in vantaggio per un’ora di gioco: «È un po’ difficile pensare che l’Inter ieri sera abbia perso, dopo la partita che ha fatto, e che sia messa piuttosto male in questo girone di Champions League. Non meritava a livello assoluto la sconfitta in casa del Barcellona. Perché è stata un’Inter bella per un’ora, un’Inter forte ma forte in senso assoluto, perché ha avuto la forza, la statura di presentarsi sul campo del Barcellona con la propria identità, con un piano ben definito, con la capacità di andare a seccare il Barça, colpirlo esattamente dove poteva fargli male. Ha avuto veramente una grande occasione di fare un risultato storico e di raddrizzare questo girone, che invece rimane molto molto storto per la squadra di Antonio Conte. L’Iinter deve fare quattro punti con il Borussia Dortmund, questo è piuttosto basilare. Deve ovviamente andare a vincere a Praga, e poi la discriminante andrebbe a essere – in un ipotetico testa a testa col Borussia Dortmund – proprio la partita con il Barcellona, che i tedeschi hanno fuori e l’Inter ha in casa. L’Inter è stata bellissima per un’ora, ma questa è la Champions League: ci sono novanta minuti di massimo livello da affrontare, e novanta minuti al Camp Nou sono veramente veramente lunghi. Per cui il risultato non può che lasciare grande amarezza in Conte».

A IMMAGINE E SOMIGLIANZA«La sconfitta è sempre una sconfitta, però i riscontri ci sono stati, i riscontri sono forti per la squadra di Conte, per le individualità di Conte, e per quest’Inter. Che sarà anche messa male in Champions League, ma sicuramente ha già costruito una base molto molto significativa per poter sperare in una stagione di alto profilo e con risultati soddisfacenti. Riscontri che arrivano sia dalla squadra che dalle individualità. La squadra è forte, soprattutto è molto molto squadra: è totalmente la squadra del suo allenatore, una squadra lucida nonostante sia molto infuriata nel giocare la partita. Lucida mentalmente e fisicamente: mentalmente perché Conte le ha dato delle certezze, le ha dato autostima, e allora questa squadra crede ciecamente nell’identità voluta dall’allenatore, e nel piano preparato da Conte. Lucida anche fisicamente perché è vero che poi alla fine il Barcellona dominava al Camp Nou e l’Inter sembrava un po’ arrancare, ma fateli novanta minuti al Camp Nou a dover sempre essere sul pezzo, neanche al 100%, al 110%, quello che ha fatto esattamente l’Inter. Comunque siamo a inizio stagione, comunque il Barça ti fa correre, ti fa pensare, ti fa concentrare: e allora ne ho viste poche di squadre che arrivano fresche al novantesimo contro il Barça».

SUBITO LAUTARO!«Lautaro Martinez ha sbloccato la partita subito: ha fatto un gol di pura fame, un gol da vero “toro”, un gol da grande attaccante. Io continuo a non avere dubbi, nonostante Lautaro Martinez abbia ancora qualche incostanza. Qual è il riscontro che mi fa essere molto ottimista sulle prospettive dell’argentino? Il fatto che Lautaro Martinez sia già costantemente grande in partita grande: lo è stato con l’Argentina in Copa América, lo è stato l’anno scorso nel derby contro il Milan, lo è stato quest’anno. Contro il Barcellona ha segnato, poteva addirittura a calare una doppietta nel primo tempo. Gliel’ha negata solo una parata fantascientifica di Marc-André ter Stegen su un suo colpo di testa».

SENSI E BARELLA«A livello di individualità, riscontri molto importanti li hanno dati anche i due nuovi del centrocampo, e questi riscontri sono addirittura i più importanti di tutti. Perché quest’estate, quando l’Inter ha deciso di investire parecchi soldi su due giovani italiani come Nicolò Barella e Stefano Sensi, si sono aperti comunque dei ragionamenti. Barella e Sensi hanno dato delle dimostrazioni con formazioni di medio-bassa classifica come Cagliari e Sassuolo, però si diceva “arrivando all’Inter poi arrivano al massimo del livello, dovranno andare a giocare al Bernabeu, dovranno andare a giocare al Camp Nou…” Bene, Sensi e Barella hanno giocato al Camp Nou e hanno giocato molto bene: Sensi è riuscito a parlare la stessa lingua di centrocampisti che fanno parte della storia del calcio, è stato in partita con questi, non ha mai avuto problemi, né sul piano della personalità, né sul piano tecnico; ha giocato una partita di spessore, anche se poi è calato anche lui nel finale. Barella addirittura è stato il più brillante di tutto il centrocampo dell’Inter e forse dell’intera squadra. Grandissima dimostrazione quella data da Barella, che sta andando sulla strada giusta: per diventare un grande giocatore, deve diventare un grande giocatore di quantità, perché ha la qualità per poter essere al massimo in questo tipo di vesti».

UNA DIFFERENZA SENSIBILE«L’Inter aveva davvero tutte le carte in regola per vincerla questa partita ma, episodi a parte, calo fisico a parte, come l’ha vinta il Barcellona? L’ha vinta con le risorse: perché quando dalla tua panchina escono giocatori come Danilo D’Ambrosio, come Roberto Gagliardini, come Matteo Politano, e dall’altra panchina escono Arturo Vidal e Ousmane Dembélé, vuol dire che c’è un gap sensibile».

 

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