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Bordon: «Handanovic? Spero mi batta nel record anche sui clean sheet»

Bordon oggi sarà superato da Handanovic come secondo portiere con più presenze all’Inter (vedi formazioni). L’ex estremo difensore nerazzurro, intervistato da Inter TV, ha parlato della situazione dello sloveno e non solo.

SCAVALCATOIvano Bordon parla di Samir Handanovic, che lo stacca come presenze all’Inter (ne ha 382): «Sta giocando benissimo, spero che mi batta in questo record. Io l’ho fatto quando ho vinto lo scudetto nel 79-80, ci si può avvicinare. Forse i tifosi sono stati frettolosi nel giudicare le sue prestazioni: ha dimostrato di essere un signor portiere, è uno dei punti di forza di questa squadra. I record sono sempre motivo di soddisfazione, ma sono fatti anche per essere battuti: è impossibile che non succeda questo. Però, devo dire, che dal 79-80 al 2020-2021 ne è passato di tempo: forse è arrivato il momento che Handanovic possa superare il mio record. Vorrà dire che farà tante partite, magari mi potrà superare anche come numero di clean sheet».

ATTUALITÀ – Bordon parla di Napoli-Inter di stasera: «Ho visto spesso sia l’Inter sia il Napoli, che mi sembra giochi bene. L’Inter adotterà la tattica che più conviene ad Antonio Conte, quella di rientrare tutti nella propria metà campo e cercare di interrompere le manovre che il Napoli fa molto bene, per poi ripartire in velocità che è la forza più grande. Ha la qualità di Romelu Lukaku, Lautaro Martinez, Nicolò Barella e Achraf Hakimi: questi sono giocatori che possono tagliare le linee dell’altra squadra. L’Inter adotterà questo tipo di gioco, penso che sarà una partita bella e combattuta».

IL RICORDO – Bordon parla del suo passato nerazzurro: «Io all’Inter ho fatto diciassette anni da giocatore, sono cresciuto lì. Per fortuna ho tantissimi ricordi belli e pochi brutti, nonostante il mio ruolo. Ho esordito nel campionato 70-71 e abbiamo vinto lo scudetto, recuperando sei-sette punti dal Milan: questa è la prima cosa che mi resta dentro. Poi dopo ho vinto il secondo scudetto con tutti italiani, dall’inizio alla fine sempre in testa: una cosa che non potrà più succedere. Ho perso la finale di Coppa dei Campioni con l’Ajax a ventuno anni, nel 1972: una cosa che ti resta dentro. E la partita col Borussia Monchengladbach della lattina, dove nella ripetizione ho parato un rigore».

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