Bordon: “Handanovic come Zoff! Mia Inter moderna già nel ’79. Oggi…”

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9 Maggio 2020, 18:15
Bordon
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Bordon – ex portiere dell’Inter -, intervistato dal portale “ITA Sport Press”, racconta alcuni aneddoti della sua carriera nerazzurra, iniziata nel Settore Giovanile nel 1970 e terminata nel 1983. Parole d’elogio per i suoi successori, dall’erede Zenga all’attuale numero uno Handanovic

RICORDI POSITIVI – Tante gioie hanno caratterizzato la carriera di Ivano Bordon in maglia Inter, a partire dalla prestazione magistrale in Borussia Monchengladbach-Inter del ’72, in cui si superò con un intervento in particolare: «Fu sicuramente il calcio di rigore dopo 15′ del primo tempo parato ai tedeschi. Io riuscì a neutralizzare la battuta di Klaus-Dieter Sieloff. Ma di quella partita ci sono diversi episodi che mi piace anche ricordare. Ho contato, rivendendo il match in DVD, circa sette miei interventi decisivi, ma non dimentico le quindici uscite alte dove, con il pallone bagnato e un’area di rigore affollata, respingevo di pugno. In un derby giocato nel marzo del ’78, 0-0, a 5′ dalla fine: respinta sul rigore di Egidio Calloni, nuova deviazione sulla ribattuta di Aldo Maldera e palla in corner. Questa l’emozione più bella che ricordo in tanti anni di derby giocati».

RICORDI NEGATIVI – Tante gioie e qualche dolore, che Bordon non dimentica due episodi in particolare: «Nel nostro sport la pagina nera è quando non raggiungi l’obiettivo e non per un infortunio. Io ho avuto un episodio sfortunato che ancora ricordo. Mi riferisco al gol subito in Coppa delle Coppe il 2 marzo del 1983 a San Siro su tiro del calciatore del Real Madrid, Ricardo Gallego. Mi dispiacque fare quel tipo di errore che fu determinante per la qualificazione e fummo eliminati davanti ai propri tifosi pareggiando 1-1. Sì, lasciare l’Inter dopo tredici anni è stato un vero colpo basso. Ero arrivato appena 15enne e andarsene a 32 anni non è stato semplice. Non sarei mai andato via, ma capii che lo staff dirigenziale aveva cambiato idea. Io non ho litigato con nessuno e mai creai problemi ai dirigenti anche quando si discuteva del contratto».

INTER DI IERI – Bordon non dimentica nemmeno i segreti di una delle sue rose nerazzurre, paragonate ad altre: «L’Inter di Eugenio Bersellini era una squadra che già l’anno precedente aveva messo le basi per lo scudetto e crebbe in noi la consapevolezza di essere una buona compagine e un gruppo assortito. Giocavamo anche bene e l’anno seguente lo dimostrammo. Un gruppo coeso e tutto italiano con ben otto calciatori che provenivano dal settore giovanile. Un tricolore davvero meritato. Ogni squadra vincente ha la sua storia. L’Inter di Giovanni Trapattoni ha ottenuto un record importante e poi quella del portoghese José Mourinho lo storico Triplete. Noi eravamo tutti italiani in campo ed è questa l’unica cosa diversa tra l’Inter di Bersellini e le altre. Nel ’79 eravamo anche moderni, intendo come velocità di giocata, e ricordo come uscivano bene palla al piede dalla difesa».

INTER DI OGGI – Dal passato al presente, da Walter Zenga a Samir Handanovic, questo il pensiero di Bordon: «Due portieri forti con un carattere diverso. Non riesco a fare paragoni, ma quello che mi sento di dire sull’attuale estremo difensore nerazzurro è che deve rimanere a lungo a Milano. Per me potrebbe fare la stessa carriera di Dino Zoff alla Juventus e smettere a 41 anni. Quest’anno lo sloveno con la fascia di capitano si sente più responsabilizzato e più sicuro di se e dà fiducia alla squadra. Non c’è un motivo per cui l’Inter debba separarsi da Handanovic in futuro. Nell’attacco interista l’ex del Manchester United Romelu Lukaku è stato sempre importante fin dall’esordio in maglia nerazzurra, però nelle prima partite gli mancava un po’ di agilità forse dovuta alla non perfetta condizione fisica. Poi Antonio Conte gli ha fatto sempre sentire la fiducia e il calciatore è uscito fuori alla grande. Il mister è stato importante per Lukaku».

Fonte: ITA Sport Press


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