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Bonolis: “L’Inter ha qualcosa di compresso. Eriksen? Con tutto il rispetto…”

Paolo Bonolis ha concesso un’intervista a “Radio Nerazzurra” in cui ha ovviamente parlato della sua grande passione, l’Inter. Di seguito alcune delle dichiarazioni del noto presentatore televisivo e il link per ascoltare l’intervista completa.

LA GIOIA E DELUSIONEPaolo Bonolis parla della delusione e della gioia più grande nella sua vita di tifoso dell’Inter: «La delusione più grande la rottura del ginocchio di Ronaldo al rientro a Roma. La gioia più bella il Triplete, ma ci sono state tante piccole occasioni non culminate nel trionfo ma che sono state goduriosissime. L’impatto è stato forte e inaspettato, ero con mio figlio a vedere il derby dove perdevamo 0-2 e abbiamo vinto 4-2, mi ricordo la vittoria con la Sampdoria con gol di recupero all’ultimo minuto. Ricordo un gol spettacolare annullato a Karl-Heinz Rummenigge in Coppa UEFA, quella sforbiciata fantastica. Sono tanti i momenti. La delusione più grande credo, ma non saprei circoscrivere, fu un periodo in cui ricevetti la telefonata di Massimo Moratti e mi chiese perché non venivo più allo stadio. Gli risposi che non c’era spettacolo, ma se si fosse lottato per retrocedere o vincere sarei venuto. Siamo in una situazione da anni in cui siamo sospesi. Era diventato noiosetto».

L’INTER DI OGGI – Bonolis parla dell’Inter attuale: «Mi piacerebbe andare allo stadio. Vedo che c’è qualcosa di compresso. C’è una volontà di intenti che non riesce a diventare concreta credo per una ragione fondamentale. A parte il periodo, gli infortuni, il COVID-19, è tutto un po’ falsato. È difficile da interpretare. Quello che manca tanto è un giocatore che abbia la capacità di saltare gli schemi, di andare oltre l’enorme pressione fisica e di volontà che fa la squadra. Abbiamo due giocatori che potrebbero farlo, Christian Eriksen e Stefano Sensi. Eriksen sembra che quando gioca ti fa una cortesia, con tutto il rispetto per l’uomo. L’altro non so cosa abbia questo figliolo, è un mistero. Tutte le altre squadre hanno il piccolo giocatore con baricentro basso e piedi buoni che fa saltare gli schemi. Tutte le squadre hanno questa figura che all’improvviso fa saltare l’ovvietà del meccanismo. Noi non lo abbiamo, andiamo avanti di schemi, forza fisica e volontà eccellenti, poi manca sempre l’illuminazione che ti fa portare a casa i tre punti».

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