Boeri: “PSV fa paura! Spalletti-Suning OK. Stadio? Moratti mi chiese…”

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2 ottobre 2018, 15:18
Stefano Boeri

Stefano Boeri – intervistato da Carlo Angioni sull’edizione odierna della “Gazzetta dello Sport” – racconta la sua Inter, squadra per la quale fa il tifo fin da bambino: l’architetto del celebre grattacielo extralusso milanese chiamato ‘Bosco Verticale’ si dice soddisfatto del lavoro di Suning e Luciano Spalletti, ma svela anche un retroscena legato a Massimo Moratti e all’idea di un nuovo stadio nerazzurro. Di seguito le sue dichiarazioni

Che partita sarà? «Il PSV fa paura, l’ho visto in TV battere l’Ajax: è una squadra molto compatta e veloce come
spesso sono le olandesi, giovane,atleticamente valida. Ha vinto tanto nella sua storia, con Hiddink ha fatto anche il Triplete come l’Inter: queste sono cose che restano. E poi ha van Bommel in panchina: l’ex Milan vorrà prendersi la rivincita per la finale del 2010 persa in campo con il Bayern».

Ha sempre raccontato di essere nato interista: che cosa è l’Inter per lei oggi? «L’interismo è un fiume che scorre profondo, anche nei momenti di insuccessi. Noi interisti ci siamo abituati, ma quel fiume è sempre potente. Essere interista significa amare una squadra mai prevedibile, è un allenamento alla vita: i bimbi che tifano Inter vengono allenati con una sorta di “antidoto” alle difficoltà di tutti i giorni».

L’Inter di oggi è «verticale»? «Mi piace, finalmente ha una panchina adeguata. Mi convince quello che sta facendo Spalletti, come tecnico e come persona, e non solo perché vive al Bosco Verticale… Icardi ha tanti margini di miglioramento, Nainggolan mi è sempre piaciuto, vediamo quando riuscirà a esprimere la sua forza. Una sofferenza grande è stata aver perso Cancelo, giocatore eclettico ma disciplinato: per me era davvero eccezionale».

E di Lautaro che cosa pensa? «Potrebbe essere una specie di “sottopunta”, ha i numeri e col Cagliari al di là del gol mi è piaciuta la sua intelligenza. Io divido i campioni in due generi: i giocatori che prendono la palla e con il loro corpo la accompagnano in gol, campioni velocissimi come il vecchio Ronaldo o Messi. Poi ci sono gli Ibra, che sanno giocare la palla come fossero delle fionde: magari non sono sempre al centro dell’azione ma sanno dove finirà la palla prima degli altri e sono straordinari anche nel passaggio. Lautaro è così: ha grande visione tattica, una qualità speciale per un ragazzo così giovane. Questa cosa non si impara: o si ha o non si ha».

Era a Madrid per la vittoria del 2010, come vive il ritorno nell’Europa dei grandi? «Tornare in Champions è bellissimo, per noi interisti è una sorta di ricompensa, questo torneo è una cena di gala, dove si misurano tutte le eccellenze. Ci stiamo avvicinando sempre di più a un campionato per le squadre più forti: credo che possa essere un progetto quasi necessario per l’Europa».

Il sindaco Sala ha detto «continuo a sperare che Inter e Milan accettino di stare insieme a San Siro»: lei sta dalla sua parte? «Sì, sullo stadio la penso come Sala. Moratti mi aveva chiesto uno stadio per l’Inter e avevo pensato a un impianto che sembrava una Luna, piena di colori. Io l’Inter la associo a una donna appassionata, volubile. Una Luna con i colori della notte e dell’azzurro del cielo. Tuttavia l’idea di condividere San Siro tra Inter e Milan mi piace e si potrebbe sviluppare: non parlo solo di giocare alternandosi come oggi, parlo di due stadi in uno, con ogni club che ha un suo spogliatoio, zone dedicate, suoi ingressi. Sarebbe una cosa unica: uno stadio con due identità stabili. Sarebbe una cosa bellissima e molto milanese. Milano è la città di Inter-Milan,
Motta-Alemagna, Mondadori-Rizzoli: bipolarità che hanno sempre operato su un terreno comune accettando la sfida».

Anche a Nanchino, la città di Suning, c’è un suo Bosco Verticale. Per caso ha mai incontrato Mister
Zhang? «No, ho conosciuto il figlio Steven. Sono stato nella sede di Suning e ho parlato con il vicepresidente.
Mi piace quello che stanno facendo per l’Inter. Conosco bene la Cina, sono una delle realtà più intelligenti, sono
imprenditori illuminati».

(Fonte: Gazzetta dello Sport – Carlo Angioni)







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