Biasin: “Coronavirus, Juventus-Inter problema? Serie A, il rischio…”

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7 Marzo 2020, 12:02
Fabrizio Biasin
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Intervenuto sulle colonne di “Libero”, Fabrizio Biasin, giornalista di fede nerazzurra, ha parlato dell’opportunità di trasmettere Juventus-Inter in chiaro in tempi di Coronavirus

MESSAGGIO – Queste le parole di Fabrizio Biasin, giornalista di fede interista, sull’opportunità di trasmettere Juventus-Inter in chiaro adesso che in Italia imperversa l’emergenza Coronavirus: “Il messaggio è semplice, trasmettere le partite in chiaro in questo momento è un dovere per tanti motivi ma per uno in particolare: bisogna a tutti i costi evitare che “io e te” – in assenza di abbonamento pay – ci ritroviamo a casa di Tizio e Caio e tutti insieme allegramente ce ne fottiamo della diffusione del virus (ovvero l’aspetto più importante del cucuzzaro)“.

PROBLEMA – Quindi Biasin sul “problema” Juventus-Inter: “Juventus-Inter, in particolare, rischia di essere “un problema” e non solo per i soliti motivi (rivalità tra i club, sfida scudetto, ecc ecc…). Secondo una ricerca dell’estate scorsa (rilevazioni di StageUp/Ipsos) bianconeri e nerazzurri sono i due club con il più alto numero di sostenitori in Italia (rispettivamente 8.725.000 e 3.975.000), pensare che in tutti prevalga il senso di responsabilità («me ne sto a casa mia e non guardo la partita») è francamente un eccesso di ottimismo che in questo momento il Paese non può permettersi“.

ACCORDO DIFFICILE – Biasin ammette però che l’intesa per Juventus-Inter in chiaro non è per nulla semplice: “Totale: sembra di essere tornati a sette giorni fa, con il ministro che dice una cosa, la Lega di A che si oppone per questioni normative (non banali, va detto) e tutti noi che restiamo in attesa di una decisione. Per il resto bisognerà entrare nell’ordine delle idee che, a prescindere da questa giornata, il rischio che un tesserato risulti positivo al fetente coronavirus e il campionato non possa terminare resta concreto. Troppo pessimismo? Forse, ma non siamo noi quelli che pensavano che temporeggiare per preservare l’immagine del calcio italiano nel mondo ci avrebbe permesso di riportare la gente allo stadio. Come no…“.


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