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Berti: «All’Inter regalai l’8 a Ince, firmò dopo festa! Un gol al derby durò 4’»

Berti ha partecipato a una diretta Twitch sul canale di Alessandro Cattelan. Dopo aver parlato della stagione attuale dell’Inter (vedi articolo), l’ex centrocampista ha raccontato diversi aneddoti, fra cui ovviamente non può mancare il riferimento ai suoi memorabili gol nei derby.

CENTROCAMPISTA D’INSERIMENTONicola Berti racconta come si muoveva in campo: «Mi piaceva inserirmi senza palla, tipo Antonio Conte. L’ha preso da me, sono stato io ad anticiparlo (ride, ndr) negli inserimenti senza palla. Ero un numero 8, per definizione come ruolo. È il numero più bello, l’infinito: fantastico, magico. Hanno cominciato nel 1995 a mettere i numeri fissi: avevo il 18, l’8 lo regalai a Paul Ince. Doveva ancora firmare per l’Inter, lo convinsi con una partita a tennis ad Appiano Gentile. Lui era venuto al centro d’allenamento, poi gli organizzai una piccola festa, una serata di welcome. Il giorno dopo firmò immediatamente, però mi è costata la maglietta numero 8. Al Tottenham avevo preso il 35, ossia 3+5».

UOMO DERBY – Berti ricorda le sue partite contro il Milan: «C’è un gol nel derby che dura quattro minuti (nel 1993, ndr). Rubo la palla a Paolo Maldini, faccio tunnel ad Alessandro Costacurta, fallo sotto la Curva Nord e Franco Baresi mi tira una pallonata in faccia. È come una canzone, dura quattro minuti. Presi io l’ammonizione, andai in mezzo al campo e gli dissi che avrei fatto gol. Poi purtroppo pareggiò Ruud Gullit, 1-1 in rimonta. Con Maldini avevamo fatto un anno o due dove non ci parlavamo. Prima delle partite facevamo il riscaldamento nella palestrina sotto il tunnel, non in campo: le pallonate che tiravo dall’altra parte… (ride, ndr) Non col Milan, ma con qualche altra squadra, siamo quasi venuti alle mani».

I SINGOLI – Molto spesso si accomuna Berti con Nicolò Barella, a lui non dispiace: «Anche il profilo mi assomiglia. Però lui è molto più tecnico. Poi amo il suo agonismo, la sua voglia e la sua intensità: è il mio favorito in assoluto. Dennis Bergkamp? Abbiamo vinto una Coppa UEFA assieme, dove avevo fatto gol in finale. Tecnicamente un fenomeno, l’unica cosa è che tirava indietro il piede. Qui in Italia non puoi farlo, non si era inserito bene perché non era così cattivo. Rubén Sosa simpaticissimo, un confusionario ma fra i migliori. Igor Shalimov ora allena. Darko Pancev? Ha fatto una tripletta con la Reggiana, per me è un bomber! Era fortissimo, beccò l’anno sbagliato».

L’AVVERSARIO – Sul rivale più duro Berti non ha dubbi: «Paolo Montero quello più cattivo di tutti. Tutta la vita l’avrei voluto in squadra: un pazzo furioso. Una volta litigò con Diego Pablo Simeone. Io ero in panchina, lo seguo perché non avevo nulla da fare: Montero va in palestra, si tira via la maglietta e gli dice di venire. Ero dietro di Simeone, giocava con me e avevo una voglia di spingerlo dentro e chiudere la porta (ride, ndr)».

RECUPERO LAMPO – Berti parla della stagione 93-94: «Ora di giocare non ho più voglia, riesco a fare pochi minuti bene. Poi ricordiamoci che mi sono rotto entrambe le ginocchia. Una alla terza giornata, con la Cremonese nel 1993. Poi recuperai, segnai in finale di Coppa UEFA e andai ai Mondiali. Unico interista a giocare la finale del ’94, anche se abbiamo perso».

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