Bergomi: “Inter ’98 perfetta per Simoni. Che errore il suo esonero”

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23 Maggio 2020, 10:16
Bergomi
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La “Gazzetta dello Sport” ha intervistato Beppe Bergomi per un ricordo di Gigi Simoni, che lo ha allenato all’Inter.

L’INTER DI SIMONI – «Quell’Inter era fatta apposta per lui, per il suo gioco pratico, essenziale. Avevamo un attaccante, Ronaldo, che quando andava in progressione non lo fermavi più e Gigi si preoccupava di creargli spazi adatti a queste qualità. Quindi squadra raccolta, compatta, e lanci rapidi».

QUELLA SFIDA CON LA JUENTUS – «Il “Si vergogni” a Ceccarini? Era la partita scudetto… si può comprendere la veemenza di quelle proteste: per noi interisti l’arbitro aveva ignorato un rigore solare su Ronaldo…. E’ vero, quella scena fece il giro delle tv: Gigi non aveva mai urlato prima di quel giorno e dopo quel giorno non urlerà mai più. Era un signore, una persona di indole buona. Un grande uomo. E quel campionato avrebbe meritato di portarlo a casa».

LA COPPA UEFA – «Credo che Parigi abbia rappresentato per lui la parte culminante di una carriera che pure gli ha visto vincere diversi campionati. Ma una Coppa Uefa in un derby d’Italia è stata certamente la soddisfazione-top. Non eravamo uno squadrone ma c’erano giocatori assai bravi come Djorkaeff e Zamorano, Moriero e Zanetti, Simeone e Winter, Cauet e Ze Elias piazzato davanti alla difesa».

PERSONALITA’ – «Ricordo il discorsetto iniziale nel quale disse che ci considerava tutti sullo stesso piano, giovani e vecchi. Tutti tranne Ronaldo: lui abitava al piano di sopra e del resto era davvero un giocatore straordinario».

SQUADRA COMPATTA – «La rosa di quell’Inter non era large. Simoni, però, aveva coinvolto l’intera squadra, ci sentivamo tutti importanti. E sulle rotazioni spesso ci azzeccava. Facendo a volte scelte dolorose ma sempre con onestà e trasparenza. Quando arrivò all’Inter, Colonnese mi disse che era un sergente di ferro e che non bisognava farsi ingannare dai suoi modi gentili. Però questo aspetto caratteriale non l’abbiamo mai visto».

L’ESONERO – «Il presidente Moratti invitò quattro o cinque di noi a casa sua. C’era Ronaldo, c’era Pagliuca… E insomma Moratti ci spiegò il suo punto vista: “Guardate che lo faccio per voi, per farvi giocare meglio”. Era convinto che con Lucescu l’Inter sarebbe stata più manovriera e spettacolare. Noi eravamo reduci dal 3-1 sul Real Madrid in Coppa e avevamo battuto la Salernitana solo in extremis, è vero, ma a causa della stanchezza . Provammo a difendere Gigi, niente da fare…In seguito Moratti riconobbe il suo errore, sì, e i due personaggi riallacciarono i rapporti. Del resto quando venne esonerato, Gigi era a cinque punti da Trapattoni, in testa con la Fiorentina. Con Lucescu stavamo rischiando la retrocessione. Ci salvò Hodgson vincendo a Roma».

Fonte: Nicola Cecere – La Gazzetta dello Sport


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