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Bergomi: «Brozovic non sbraccia più, Eriksen determinante! Inter favorita»

Bergomi – ex difensore nonché capitano dell’Inter -, intervenuto a “Cominciamo Bene” sulle frequenze di Radio Nerazzurra, parla a 360° della situazione nerazzurra. Da Inter-Atalanta di ieri fino alle prospettive future, che tengono conto della squadra e della società. Tanti elogi per Conte e i suoi ragazzi, compreso Eriksen. A fine articolo è accessibile il contenuto audio dell’intervista a Bergomi

HALL OF FAME – Per Beppe Bergomi si stanno i presupposti per il trionfo, proprio come fino a dieci anni fa: «L’Inter non cambia. Vedo sempre gli stessi valori di DNA e di spirito di appartenenza. Ogni squadra ha i suoi. In questi giorni ho avuto la fortuna di recarmi in sede per la premiazione della “Hall of Fame”, insieme a Esteban Cambiasso e a tanti altri campioni. È stato bello festeggiare questo 113° compleanno in una sala coppe bellissima. Si respira un bel clima. Che il futuro sia incerto è innegabile. Ieri, quando è finita la partita, si vedeva che la panchina era pronta a scattare. Anche il fatto che, a fine gara, Antonio Conte abbia fatto i complimenti alla squadra e a chi gioca meno… Quello che mi ha sorpreso è stata la personalità di Aleksandar Kolarov. Lo conobbi quando giocava al Manchester City. Ieri, prima della gara, è venuto da me e mi ha salutato. E abbiamo parlato del più e del meno. Avere questo genere di clima all’interno dello spogliatoio è fondamentale».

ATALANTA BATTUTA – Bergomi analizza l’1-0 di Inter-Atalanta: «Ieri andava fatta quel tipo di partita, io lo sapevo. Anche perché andavi ad affrontare una squadra europea. Mi ricorda la partita che vincemmo contro la Sampdoria con Andrea Mandorlini nello Scudetto del 1989. Lì fu una vittoria fondamentale perché venivamo da un’altra vittoria in trasferta molto difficile sul campo della Roma. Mi è molto piaciuta l’abnegazione, il sacrificio e lo spirito di squadra dimostrato dai ragazzi. In campo non si vedono più le sbracciate di Marcelo Brozovic che si lamenta con i compagni o, per esempio, i falli troppo energici di Nicolò Barella che spesso e volentieri gli costavano qualche cartellino giallo di troppo. Sono dinamiche fondamentali all’interno della crescita di gruppo. Se c’è qualcosa che non mi è piaciuto ieri è senza dubbio Arturo Vidal: lento e macchinoso, era quasi spesso in difficoltà per via dell’ottima pressione dei centrocampisti di Gian Piero Gasperini. Rivedo questa Inter in quella mia di Giovanni Trapattoni? Dal Sassuolo in avanti ti dico di sì. È chiaro che il calcio è cambiato, ed è chiaro anche che sia difficile trovare delle analogie tra i diversi calciatori in quanto siamo diversi. Però lo spirito è quello e mi fa ben sperare».

ERIKSEN RINATO – Non può essere dribblato il tema Christian Eriksen, su cui Bergomi ha la sua idea: «Io premio il ragazzo e la sua volontà di determinare. Da un paio di partite a questa parte sorride di più. Si è calato di più nella realtà, ma la cosa che mi piace di più è la sua abnegazione nella fase difensiva. È diventato determinante e secondo me era l’unico modo per potersi inserire all’interno dei meccanismi della squadra. Anche perché sono sempre più convinto che nelle prossime partite inizieremo a vedere anche le sue qualità offensive. Magari con qualche assist e qualche punizione con avversari contro cui l’Inter è costretta a fare la partita e la sua qualità può fare la differenza. E completerà il suo ingresso definitivo nella squadra».

FATTORE CONTE – Per Bergomi è l’allenatore è fare grande l’Inter: «Ognuno di noi vede il calcio nella propria maniera. Io continuo a pensare che l’Inter non abbia la rosa migliore del campionato e che il valore aggiunto di questa Inter sia Conte, perché in altre occasioni alcuni allenatori sbagliavano determinate partite o si perdevano in momenti cruciali della stagione. Conte tiene sempre alta la tensione e unito il gruppo. Si vede che stanno bene insieme e quasi mai sta sbagliando la partita. Io continuo a pensare che la strada sia ancora molto lunga. È normale che l’Inter si sia ritagliata il ruolo di favorita: l’obiettivo è alla portata e non bisogna sbagliare. Bisogna stare calmi, anche perché in un possibile passo falso futuro non bisogna, anche come stampa, addossare la squadra di colpe. Adesso hai messo da parte il terzo scontro diretto vinto nel girone di ritorno con Milan, Lazio e Atalanta. Ora arriveranno partite, sulla carta, più facili e non si dovranno sbagliare».

MERCATO ESTIVO – Bergomi non ha dubbi su come migliorare l’Inter: «Io sono sempre dell’Idea che a sinistra serve sempre un mancino. Nonostante Ivan Perisic stia facendo bene e ha un ottimo motore a discapito di Ashley Young. Il croato in fase difensiva è diventato indispensabile. Basta guardare ieri l’aiuto che ha fornito ad Alessandro Bastoni in copertura. Però poi, quando dovrai fare le partite e costruire tu, avere un mancino di ruolo diventa fondamentale. Poi dobbiamo migliorare nella gestione, perché ci sono giocatori che devono crescere. Io so che tante volte tocco dei tasti dolenti per i tifosi, però Achraf Hakimi la partita che ha fatto ieri tecnicamente la deve fare meglio. Per quello che ci ha già fatto vedere, ha dei margini di miglioramento enormi. Però, appunto, ci sono degli aspetti che possono essere migliorati, senza fare nomi o altro. È senz’altro una squadra che può essere migliorata. Anche perché poi, a livello europeo, serve molto di più rispetto a partite come quelle di ieri sera. Anche perché a livello europeo, lo sappiamo che dobbiamo ancora crescere, ma è anche l’obiettivo che ci dobbiamo porre».

FUTURO ASSICURATO – Infine, Bergomi affronta il tema societario: «In realtà io credo che adesso ci sia una struttura solida alla base, al di là delle difficoltà della presidenza. Avere un direttore come Beppe Marotta, so come lavora nel Settore Giovanile… Ero lì l’altro giorno, c’è una struttura che funziona e fa ben sperare. Naturalmente è una struttura che deve funzionare indipendentemente dall’allenatore. Poi, ripeto, Conte è una figura importante che sta dando continuità. L’Inter in rosa ha diversi elementi molto giovani. Molti sotto i 30 anni e di conseguenza ci sono tutti i presupposti per poter costruire un progetto vincente. Si può pensare a innesti giovani, dinamici e che abbiano struttura insieme anche a giocatori di esperienza. Nel calcio di oggi, una squadra come l’Inter, avendo quattro posti a disposizione per la Champions League, ci deve sempre arrivare, Nell’Inter di oggi c’è tutto per dare continuità a questo progetto. I ragazzi sono giovani: se pensiamo che Barella è un ’97, Bastoni un ’99, Milan Skriniar un ’95 e Romelu Lukaku un ’93. Ma anche Lautaro Martinez e Hakimi: c’è tutto per dare continuità».

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