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Bengtsson: «Il mio ricordo positivo all’Inter è essere steso da Materazzi! Quel giorno…»

Bengtsson racconta alcuni passaggi della sua sfortunata avventura all’Inter. L’ex centrocampista svedese, intervistato dal giornalista Simone Zizzari per il Corriere dello Sport, scherza su un episodio che lo lega alla leggenda Materazzi

PASSATO BUIO – Il classe ’86 Martin Bengtsson non è riuscito a scrivere la sua storia nel calcio ma ha comunque trovato il modo di rimediare. E il film “Tigers” lo dimostra, come raccontato nel primo estratto (vedi dichiarazioni). L’avventura da calciatore fa ancora parte dei ricordi dell’ex centrocampista dell’Inter, anche se solo relativamente: «Sì, certamente. È accaduto tanto tempo fa. Oggi ho 35 anni, quando accadde ero un ragazzino. Quelle esperienze e qui ricordi, però, li porto con me ogni giorno. Fanno parte delle scelte che ho fatto e delle direzioni che ho preso nella vita. Nonostante il lato oscuro della vicenda, ricordo con piacere alcuni aspetti, come aver giocato a calcio in Italia».

KO AD APPIANO – In particolare, Bengtsson ricorda “positivamente” un particolare evento vissuto nella sua avventura all’Inter: «Ricordo con grande piacere un episodio ad Appiano Gentile, quando facemmo un’amichevole contro la Prima Squadra. Ricevo una palla sulla fascia sinistra e poi rientro verso il centro. Supero Belozoglu Emre con un dribbling, poi Marco Materazzi e ricordo quel momento con piacer enorme… se non fosse che due secondi dopo Materazzi mi fa un intervento molto brutto! Alla Materazzi, insomma! Mi ritrovo faccia in giù sul terreno. E tutto il piacere svanisce in un attimo. Essere steso da Materazzi per me è un motivo di orgoglio, proprio com’è accaduto a Zinedine Zidane (ride, ndr)».

PASSIONE CALCIO – Bengtsson oggi si è riavvicinato al mondo del calcio, pur restando a debita distanza: «Per molti anni ho tagliato ogni rapporto con il calcio giocato o in TV. Negli ultimi cinque anni, però, ho ricominciato a usare il pallone di notte per smorzare la pressione della scrittura e quindi ora ogni tanto mi diverto a palleggiare o dare qualche calcio, ma solo per rendermi conto che questo fa comunque parte del mio corpo. Il gioco mi diverte e mi rilassa, l’industria del calcio invece non è una cosa che fa per me. Quindi ora ho un rapporto molto più rilassato con il calcio. Ho seguito alcune partite, ho visto con piacere il cammino della Nazionale Italiana agli Europei e anche della Nazionale Femminile Svedese alle Olimpiadi. Seguo le partite, ma non ne sono più ossessionato.

Fonte: Corriere dello Sport – Simone Zizzari

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