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Bengtsson al cinema: «Colpito nel rivedermi all’Inter ma ho superato quella fase»

Bengtsson ha raggiunto il suo obiettivo post-calcistico. La sua autobiografia (“All’ombra di San Siro”) da libro di successo è diventata una pellicola (“Tigers”). E il film ora è al cinema. L’ex centrocampista dell’Inter Primavera (2004-05), intervistato dal giornalista Simone Zizzari per il Corriere dello Sport, racconta alcuni passi del suo incubo calcistico. Un incubo oggi risolto, ma non per tutti i giovani calciatori

ALL’OMBRA DI SAN SIRO – Il film “Tigers“, che racconta la storia a luci (poche) e ombre (molte) di Martin Bengtsson, arriva al cinema. Ed è lo stesso ex centrocampista nerazzurro a spiegare come si sente adesso, a oltre quindici anni di distanza dall’inizio del suo incubo: «La prima volta che vidi il film era durante la fase del montaggio, è stato il momento più duro. Ho lasciato al regista Ronnie Sandahl la libertà di poter interpretare quello che ho scritto nella mia biografia, ma il senso di prigionia, il mio conflitto di identità, la pressione dell’ambiente e la depressione sono stati molto realistici. Soprattutto nelle scene all’interno della casa dovevo vivevo con gli altri compagni dell’Inter Primavera. Sono rimasto molto colpito e lo sono ogni volta che lo vedo».

La rinascita di Bengtsson dopo l’addio al calcio

LOTTA ALLA DEPRESSIONE – Dopo averne sofferto, Bengtsson è fiducioso sulla guarigione dalla depressione: «Lo spero. Ogni volta che si parla di depressione, si intende un qualcosa che nasce da te e che devi portarti appresso. È vero che una parte ce l’hai, ma è anche vero che un’altra parte te la crea l’ambiente in cui vivi e il mondo del calcio. Anzi, l’industria del calcio può essere un peso difficile da sopportare per un essere umano. Tutto in quel mondo è estremo, dalla pressione ai soldi. Le aspettative diventano enormi e di conseguenza la tua mente ne risente. Però io sono riuscito a trasformare tutto quello che mi è successo in qualcos’altro. La scrittura mi ha salvato la vita. Dopo quella esperienza la scrittura è stata la mia stella polare insieme alla musica. Scrivere canzoni mi ha permesso di superare quel momento oscuro».

Il rischio di altri “casi Bengtsson-Inter” oggi

GIOVANI DA AIUTARE – Bengtsson lancia un allarme e un messaggio per tutte le società calcistiche: «Ho parlato con tanti giocatori di altissimo livello e anche loro hanno espresso lo stesso malessere che avevo io. Si sentivano persi e avevano paura a parlare per non violare il patto del silenzio che a volte sei costretto a fare anche per non perdere la sfida con gli altri compagni di squadra. Nel lungo periodo i club avranno risultati sempre peggiori se non cambieranno mentalità. Tutte le società calcistiche devono capire che non serve avere specialisti per ogni parte del corpo se poi non hai nessuno che allena la psiche dei giocatori. Questo rende una persona migliore in un ambiente con così tanta pressione. E questo poi si ripercuoterà in positivo sui risultati in campo. Ne sono assolutamente convinto. Cosa vogliono fare i club con questi ragazzi? Come possono farli sentire a loro agio in modo da competere al meglio quando sono nelle loro accademie? se cureranno aspetti fondamentali come la scuola, la situazione familiare, la lingua e l’inserimento nella società, sono sicuro che il talento dei loro ragazzi emergerà in modo naturale».

Fonte: Corriere dello Sport – Simone Zizzari

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