Beccalossi: «All’Inter a 22 anni, cosa più bella al mondo! Suning? Si risolve»

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9 Febbraio 2021, 08:59
Evaristo Beccalossi Evaristo Beccalossi
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Beccalossi, ospite di “Tiki Taka” su Italia 1, torna sulla sua esperienza all’Inter, dove ha giocato dal 1978 al 1984. L’ex giocatore nerazzurro, parlando della situazione attuale, è dell’idea che le difficoltà societarie legate a Suning si risolveranno.

AL TOP – Sei anni all’Inter per Evaristo Beccalossi, vincendo da protagonista la Serie A 1979-1980 e la Coppa Italia 1981-1982. Il suo ricordo è sempre con affetto: «Quando uno arriva a ventidue anni a Milano e indossa la maglia dell’Inter è la cosa più bella del mondo. Zlatan Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo sono dei fenomeni, io sono riuscito anche a divertirmi e raggiungere grandissimi risultati. Ho vinto lo scudetto con l’ultima squadra costruita solo da giocatori italiani, poi l’anno dopo aprirono agli stranieri».

I PROBLEMI – Beccalossi torna al presente e alle difficoltà societarie: «L’obiettivo è vincere il campionato. Credo di sapere qualcosina: la situazione societaria non è delle migliori, però si stanno muovendo per risolvere quel tipo di problema. Sicuramente il gruppo Suning non porta i libri in tribunale, troveranno qualcosa per uscirne. Dalla riunione di agosto si sono fermati, però la squadra rimane competitiva e il campionato è l’obiettivo. Per me la soluzione la trovano. Christian Eriksen? Può fare di più. Secondo me è un ottimo giocatore, in questo anno non ha dimostrato il suo valore da quando è arrivato a Milano».

DOPPIO ERRORE – Beccalossi, infine, torna sull’episodio dei due rigori in Inter-Slovan Bratislava del 1982: «Fischi? Alla grande! Però ho capito, in quel momento lì, che ero entrato una piccola parte nel cuore dei tifosi nerazzurri. Sbagliare due rigori non è stato semplice, però me l’hanno perdonato subito. Prima di una partita c’è il primo rigorista e il secondo: dopo che ho sbagliato il primo io mi ero tolto, c’era il secondo. Però io mi giro e si giravano tutti gli altri, quindi ero dovuto ripartire. Non mi potevo tirare indietro, i compagni mi avevano detto di tirare. Poi nella ribattuta ho tirato a colpo sicuro e centrato ancora il portiere, una sfiga assurda!»




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