Adriano: “L’Inter è un pezzo di me! Moratti un padre. Il gol al Bernabeu…”

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4 Maggio 2020, 15:24
Adriano Leite Ribeiro
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Adriano ha tuttora un legame forte e speciale con l’Inter. L’Imperatore, in una lettera indirizzata al club nerazzurro, rivive il suo arrivo a Milano, la gioia dell’esordio, il dolore per la morte del padre e l’affetto della società e di tutto il popolo nerazzurro. Di seguito le sue emozionanti parole

GIOIAAdriano ripercorre il suo arrivo all’Inter e l’indimenticabile esordio: “La chiamata dall’Europa, dall’Italia, è arrivata presto. Non ero né nervoso né preoccupato. Ho preso l’aereo per Milano pieno di felicità ed entusiasmo. Iniziava il mio viaggio più grande, quello sperato e sognato. E sì, l’inizio è stato proprio da sogno. E rimane ancora oggi, tra mille partite e momenti, il ricordo più bello, quello a cui tengo di più. Ero arrivato da pochi giorni, mi aggregano alla trasferta di Madrid. Il 14 agosto 2001 entro al Bernabeu. Ho la maglia dell’Inter, di fronte c’è il Real Madrid. Già così, poteva bastare. E invece entro in campo. Non penso a nulla, gioco come se mi fossi trovato sul campo di terra battuta a Vila Cruzeiro. Dribbling, tunnel. Mi riesce tutto. Mi procuro una punizione, dalla panchina mi invitano a tirarla. Ricordate quel sinistro che allenavo in casa e per strada, quello che faceva impazzire mia mamma? Ecco, l’ho presentato al mondo con quella punizione, dicono andasse a 170 all’ora!”.

DOLORE – Non solo gioia, ma anche dolore per il giovane Adriano: “Calcio, gol, emozioni. Poi però, le notizie sanno far male, come un proiettile. Arrivano all’improvviso e ti cambiano la vita. Agosto 2004, Bari. Sono in pullman con i compagni, squilla il cellulare: “Papà Almir è morto”. Ho pensato fosse un incubo. Ho sperato lo fosse. Non riesco a raccontarla, la disperazione di quel momento. Non ho mai provato in vita mia un dolore così grande, così insopportabile. Sono tornato a Milano di corsa, alla ricerca di un volo. Angoscia soffocante, mista alla coincidenza per Rio de Janeiro persa. E allora via, a Roma, e poi in Brasile. Sono l’unico a sapere quello che ho sofferto. La morte di papà ha lasciato un vuoto incolmabile nella mia vita”.

FAMIGLIA INTER – L’Inter aiuta a lenire le ferite, ricorda Adriano: “È curioso, per un brasiliano come me, che sia stata una città della Svizzera a ridare un po’ di luce a quei giorni terribili. Sono tornato in Europa, sono sceso in campo per Basilea-Inter. Lo immaginate, il mio stato d’animo. Vinco un contrasto, il secondo, salto due uomini, da terra provano ad abbattermi, supero anche il portiere e segno di destro. Ci ho messo tutte le energie che avevo, per dedicare quel gol a papà Almir. E ricordo ancora adesso gli abbracci dei compagni. L’Inter mi è stata molto vicina in uno dei momenti più difficili della mia vita. Massimo Moratti è stato come un padre per me. Non solo lui, ma anche Javier Zanetti e le altre persone attorno a me. Sono molto grato a tutti, perché sono cose che mi porterò dentro per sempre”.

AFFETTO – La tifoseria interista ha sempre dimostrato amore, sottolinea Adriano: “Imperatore. All’inizio non pensavo ce l’avessero con me, quando mi chiamavano così. È stato divertente e bello scoprire pian piano l’affetto di tutto il popolo interista nei miei confronti. Mi sono sempre sentito a casa, a Milano: il mio amore per i tifosi dell’Inter è infinito. Sono diventato subito un interista vero: il mio 3-2 nel derby all’ultimo minuto ne è una testimonianza, vero? Il gol all’Udinese scartando mezza squadra, le vittorie più belle, le sconfitte, i trionfi, quel missile alla Roma nella finale di Coppa Italia. Sapete contro chi ho segnato il mio ultimo gol con la maglia dell’Inter? Nel derby con il Milan, ovviamente!”.

APPARTENENZA – Adriano chiude con una dedica d’amore: “L’Inter è un pezzo di me davvero grande, che si è intrecciato con la mia vita, colorando i momenti più belli e accompagnandomi in quelli più tristi e difficili. Ma ancora oggi, quando penso a Milano, a San Siro, alla maglia nerazzurra, mi viene da cantare quella canzone che non mi toglierò mai dalla testa e che, ogni volta, mi faceva sentire felice, a casa, uno di voi, uno di noi: ‘Che confusione, sarà perché tifiamo, un giocatore che tira bombe a mano, siam tutti in piedi per questo brasiliano, batti le mani, che in campo c’è ADRIANO!”.

Fonte: inter.it


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