Jol (ex all. Eriksen): “Inter, dagli continuità! Conte creda nel suo talento”

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2 Aprile 2020, 09:15
Eriksen
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato Martin Jol, il tecnico olandese che fece esordire Christian Eriksen nell’Ajax. Aveva 17 anni e il danese lo ha visto praticamente crescere

Ha visto Eriksen praticamente in fasce. L’ha fatto debuttare in prima squadra all’Ajax a 17 anni e l’ha apprezzato al Tottenham da ex tecnico e grande tifoso Spurs. Oggi Martin Jol, allenatore olandese giramondo, fa il consigliere tecnico dell’Ado Den Haag di cui è stato la bandiera negli Anni 70, ma non ha perso l’ammirazione per il danese. “Christian ha dimostrato di saper fare tutto, di saper inventare qualsiasi cosa. È un giocatore incredibile, introverso ma estroverso nei pensieri“.

SPECIALE – Per questo a 17 anni gli ha dato fiducia? Era il 2010: “Christian era il miglior talento dell’intera accademia dell’Ajax. Ora si comprano giocatori già formati. Se vuoi essere competitivo in Europa devi prendere calciatori con esperienza. Quando ero io l’allenatore la filosofia del club era che ci fossero sempre almeno 7-8 ragazzi nati delle giovanili nella prima squadra. E Chris era uno decisamente speciale“.

VISIONE – Cosa aveva di così speciale? “A 17 anni era un giocatore già molto versatile: aveva grandissima fiducia in sé, poteva giocare con il destro che è il suo piede ma era bravo anche con il sinistro. A un certo punto mi sono detto: “o lo metto dentro io o ci penserà il prossimo allenatore”.  Così ho deciso di farlo giocare: per me è stato importante essere stato il primo a credere in lui. Tottenham? Considerando i numeri 10, Eriksen in Premier League era il migliore. Gioca nello spazio, è un grande passatore, credo che potrà avere una grande carriera anche nell’Inter. Però se non gioca con continuità non può dimostrare quanto vale: se invece credi in lui è il migliore”.

FIDUCIA – La Serie A è il posto giusto per lui? “Non è facile per nessuno. Penso a Dennis Bergkamp. È stato grande all’Ajax e all’Arsenal, ma non all’Inter. Di Christian mi fido. È l’uomo giusto per ogni tipo di calcio, può stare nei due del 4-2-3-1, può fare il 10 nel 4-2-3-1, va bene a destra nel 4-4-2. Fisicamente è uno dei migliori centrocampisti in circolazione. Ha solo bisogno di un po’ di tempo. Nel 3-5-2 di Antonio Conte? Nell’Inter nella sua posizione ci sono tanti giocatori. Se pensi che lui sia il migliore allora deve giocare, se è solo uno dei 24 questo è un problema. Al presidente del Tottenham ho sempre detto “se lo vendi sarà un problema”, perché Christian per gli Spurs è stato l’uomo in più. Ora può esserlo all’Inter: Conte è un top manager, saprà come usarlo al meglio. Se avrà bisogno di lui“.

DECISIONI – Passare all’Inter è stata una scelta giusta? “Il mio amico Mino Raiola mi ha sempre detto che la Serie A ti insegna a diventare un grande professionista. Però Christian non è più un ragazzino quindi per lui è diverso. L’Inter sarà stata una buona decisione se gioca ogni partita, se non gioca tutte le partite allora la sua decisione sarà stata sbagliata. Molto semplice: è troppo bravo per non giocare, se non trova spazio è meglio tornare in Premier o andare in Spagna. In Inghilterra lo adorano anche se gli ultimi mesi sono stati difficili dopo che ha detto di voler andare via. Romelu Lukaku? Eriksen ha bisogno di giocatori che corrano, con lui devi giocare all’attacco. Dele Alli, Kane e Son lo sanno molto bene. Se non giochi così forse non riesci a mettere in luce tutte le sue qualità“.

NOSTALGIA – Sull’affascinante paragone con Wesley Sneijder: “Wesley è differente, era più un numero 10 dietro gli attaccanti che tirava tantissimo. Chris è più un playmaker che gioca la palla. Mi viene in mente Andrea Pirlo se penso a un giocatore come lui, anche se lui giocava più davanti alla difesa. Eriksen preferisce stare dove c’è traffico, con il pallone tra i piedi. Un consiglio? Gli direi di essere sempre se stesso e lavorare duro: la gente vedrà quello che è davvero. I tifosi e l’Inter sanno cosa sa fare, devono fidarsi. Ma se non c’è spazio per lui, allora bisogna essere sinceri e andare via“.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Carlo Angioni


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