Marelli: “Inter-Genoa, gol di Gagliardini in fuorigioco? Un gesto chiarisce”

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4 novembre 2018, 13:14
Roberto Gagliardini Inter-Genoa
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L’ex arbitro Luca Marelli ha pubblicato un articolo sul proprio analizzando le decisioni più controverse dei direttori di gara della Serie A. In questo caso si è soffermato su Inter-Genoa e sul caso della rete dell’1-0 segnata da Gagliardini.

Questa l’analisi dell’ex arbitro Luca Marelli sull’operato di Paolo Valeri e del VAR in Inter-Genoa e soprattutto sul primo gol regolare o meno di Gagliardini giungendo alla nostra stessa conclusione nella nostra moviola: «Partita tutto sommato tranquilla per l’arbitro romano, facilitato dal doppio vantaggio dell’Inter maturato nei primi 16 minuti di gioco. Molti dubbi, però, sulla realizzazione di Gagliardini che ha aperto le marcature al minuto 14. Su uno stop sbagliato di Joao Mario, il pallone arriva in qualche modo al centrocampista dell’Inter che di sinistro batte il portiere del Genoa […] Gagliardini si trova in netto fuorigioco e non ci sarà più alcun tocco da parte dei suoi compagni prima che il pallone arrivi dalle sue parti. L’assistente Preti non alza la bandierina e, di conseguenza, Valeri assegna la rete. Come sempre accade per ogni rete realizzata, il VAR procede al silent check che si prolunga per parecchio tempo».

IL REGOLAMENTO«Il motivo? Tutto ruota attorno al tocco del difensore Biraschi che tocca il pallone col tacco sinistro, favorendo la conclusione a rete di Gagliardini. Per sciogliere il rebus (sia chiaro: non facile nemmeno sul divano, figuriamoci in campo…) dobbiamo partire dal regolamento per identificare i presupposti che differenziano una giocata da una deviazione, ricordando che la prima sana il fuorigioco mentre la seconda è del tutto ininfluente per giudicare la punibilità di una posizione geografica. Il riferimento normativo lo troviamo a pagina 85, Regola 11 (Il Fuorigioco):
Norma molto sintetica che, negli anni, è stata sviluppata concretamente con istruzioni basate su episodi del passato.
Per comprendere la fattispecie dobbiamo partire da alcuni presupposti:
– non conta nulla che il difendente volesse indirizzare o meno il pallone nella zona in cui effettivamente finisce (anche perché solo un folle indirizzerebbe il pallone verso un avversario volontariamente);
– non conta nulla che il pallone cambi direzione (anche in caso di deviazione il pallone cambia direzione);
– non conta nulla che la giocata riesca parzialmente (cioè il giocatore voleva giocarla ma non è riuscito a concludere il gesto ipotizzato)»
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I PRESUPPOSTI«Per sbrogliare questa matassa, questo caso specifico si risolve sulla base di due presupposti (e mi scuso subito per la qualità del secondo frame, purtroppo non ho trovato nulla di meglio): Il primo elemento è la distanza tra Joao Mario ed il difendente che tocca il pallone: ci sono almeno 5 metri, più che sufficienti affinché un difendente abbia il tempo di scegliere un’azione da compiere o meno. Il secondo elemento è il linguaggio del corpo del difensore Biraschi: come vediamo dalla seconda immagine, lo stesso guarda sempre verso terra, evidentemente concentrando la propria attenzione sul pallone. Da questo particolare ne segue un corollario: Biraschi chiude velocemente le gambe (tipico gesto di chi voglia intercettare il pallone frapponendo come ostacolo gli arti inferiori) e tocca il pallone col tallone sinistro effettuando una giocata mal riuscita. E’ un episodio di grandissima difficoltà tecnica ma, soprattutto, concettuale.
Non è un mistero che questa interpretazione del fuorigioco a me piaccia zerovirgola al cubo ma è una regola che esiste e che, pertanto, non possiamo ignorare.
Sulla base dell’attuale interpretazione del fuorigioco, del concetto di deviazione e della filosofia della “giocata”, la rete del vantaggio dell’Inter è regolare.
Bene, dunque, la collaborazione tra Valeri ed Abisso (di cui abbiamo visto scorci di dialogo durante i quasi tre minuti di review) anche se non avrei disprezzato una “on field review” per valutare con le immagini la sussistenza della giocata. Ciò non tanto per la valutazione in sé (che, come abbiamo visto, è infine risultata corretta) ma per togliere qualsiasi dubbio a chiunque». Rete regolare dunque»
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