Inter, 2 squadre in una e un miraggio: manca punto d’incontro

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7 febbraio 2016, 18:18
Mancini

L’Inter che ha pareggiato in casa dell’Hellas Verona esce con le ossa rotte dallo Stadio “Marcantonio Bentegodi”: il punto guadagnato in rimonta fa solo aumentare i rimorsi per l’occasione buttata al vento. Dal punto di vista tecnico-tattico, si accentua ai massimi livelli la mancanza di equilibrio in questa rosa

DIFESA INTER – In principio c’è la difesa, la prima squadra a disposizione. La migliore difesa del campionato. Quella in cui Samir Handanovic para tutto e Joao Miranda non fa passare neanche gli spifferi. Assente uno (oggi il centrale brasiliano), si torna ai fantasmi del passato. Fantasmi che, però, non si chiamano più Andrea Ranocchia e Nemanja Vidic, da cui a gennaio si è deciso di separarsi. Senza commentare eccessivamente gli errori individuali della retroguardia nerazzurra, fa sorridere amaramente la notizia ufficializzata a Verona: basta un forfait (fisico o mentale) per annullare totalmente la difesa dell’Inter, a tratti anche peggiore di quella della passata stagione. Sui calci da fermo, infatti, è inammissibile quanto accaduto a Verona. Che Jeison Murillo renda al meglio solo se guidato da un leader come Miranda è ormai chiaro, ma che Juan Jesus non desse garanzie al centro della difesa si sapeva. Da anni. Terzino sinistro sì, terzo di sinistra nella difesa a tre anche, ma centrale a due non esiste: ed è l’unico centrale “puro” di riserva attualmente in rosa.

ATTACCO INTER – Dopo la difesa, c’è il centrocampo. O meglio, non c’è. Quindi si passa all’attacco, che diventa automatica la seconda squadra. Un attacco diametralmente opposto alla difesa. Un attacco dove l’acquisto di Eder aggiunge poco – al momento – in termini di gol, diciamo zero, mentre la rivalutazione di Rodrigo Palacio sembra addirittura fare la differenza. Se la soluzione era in casa, perché spendere così tanto in estate? Ovviamente è tutto legato al momento, momento che prevede una “bocciatura” per il cosiddetto “clan degli slavi”. Eppure: Ivan Perisic entra in campo ed è decisivo con assist al bacio per Mauro Icardi e poi con il gol del pareggio; Adem Ljajic entra solo allo scadere, ma per mesi è stato l’unico positivo avanti; Stevan Jovetic è semplicemente infortunato. Le soluzioni interne non mancano, a mancare sono i gol e le occasioni create: in aumento contro le veronesi sì, così come le occasioni avversarie e i gol subiti.

CENTROCAMPO ASSENTE – Con la difesa versione Dottor Jekyll e Mister Hyde e l’attacco messo in campo con l’effetto vedo-non vedo, anzi segno-non segno, ciò che non funziona all’Inter – e anche questo si sa da anni, praticamente da gennaio 2011 – è il centrocampo. La sfida del “Marcantonio Bentegodi” offre una visione confusionaria a Roberto Mancini, che incassa e sicuramente prende nota: il 4-3-3 che ha impressionato contro il ChievoVerona, contro i cugini dell’Hellas Verona non ha reso; il 4-2-3-1 che ha fallito contro Juventus e Milan, proprio a Verona ha fatto cambiare marcia all’Inter. Ed è una vittoria per Mancini: il modulo non conta, che sia un centrocampo a due o a tre, la differenza è dettata dal gioco e dai singoli. Gioco che l’Inter non ha, singoli che l’Inter non aveva e non avrà fino a fine stagione, perché Fredy Guarin è andato via e non è stato rimpiazzato. Arrivare a fine stagione con questa carenza in mediana trasforma il sogno terzo posto in un miraggio: la Champions League non è mai stata così lontana. Nulla è perso, ma senza il risveglio di Felipe Melo e soprattutto Geoffrey Kondogbia e Marcelo Brozovic, non c’è speranza. No, Assane Gnoukouri può aiutare, ma non fare la differenza. No, Gary Medel è un ottimo lavoratore, ma non aggiunge nulla a ciò che serve all’Inter. Un costruttore di gioco: un miraggio anch’esso.

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