Lugano-Inter: bene i nuovi e i giovani, ma le lacune in fascia sono le stesse

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14 luglio 2018, 23:23
Spalletti

La prima amichevole stagionale dell’Inter di Spalletti si chiude con il risultato netto di 0-3 in casa del Lugano grazie al primo gol nerazzurro di Lautaro Martinez e alla doppietta di Karamoh. Un buon test per l’Inter considerando i pochi giorni di lavoro ad Appiano Gentile e la preparazione degli avversari già in forma campionato. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i primi 90′ stagionali

MODULO E FORMAZIONE – La prima Inter stagionale di Spalletti riparte dal 4-2-3-1 della passata stagione, ma con quattro importanti novità arrivate dal mercato. Ecco l’undici iniziale: Padelli; D’Ambrosio, Ranocchia, de Vrij, Dalbert; Gagliardini, Emmers; Politano, Nainggolan, Candreva; Lautaro Martinez.

DIFESA – La linea a quattro a difesa di Padelli (spettatore non pagante e protagonista di un solo intervento) si presenta asimmetrica con i due terzini altissimi e la coppia centrale molto più schiacciata: Ranocchia è il capitano silenzioso, infatti al centro tutta la scena se la prende de Vrij, già in versione muro, attento e pulito negli interventi, ispirato e preciso nell’impostazione del gioco da dietro. D’Ambrosio si fa notare al 3′ per il gol sugli sviluppi di un angolo ingiustamente annullato per fuorigioco e si propone continuamente sulla trequarti avversari, mentre Dalbert è più interessato a coprire e cerca di non sbottonarsi troppo in fase di spinta, pur non impressionando.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo il trio si muove costantemente, anche se la condizione non è di quelle ottimali essendo tre giocatori con una struttura fisica importante: Gagliardini si vede ben poco e senza offrire giocate degne di nota, mentre paradossalmente Emmers fa tanto lavoro sporco e cerca di mettere ordine al centro, agendo da regista della squadra; il più ispirato e anche il giocatore più atteso, Nainggolan, che gioca indistintamente in orizzontale e verticale, oltre a stupire per la corsa a tutto campo nonostante non abbia completato neanche la prima settimana di ritiro dopo il rompete le righe della sua esperienza a Roma.

ATTACCO – Il tridente offensivo si presenta atipico con due ali a piede invertito e un centravanti che non è esattamente la boa ideale: Candreva al 9′ timbra il primo palo della sua stagione con un tiro a giro su assist di Nainggolan, anche se si tratta più di un gol sbagliato (l’ennesimo…) che di una conclusione sfortunata, per il resto la prestazione è anche peggiore rispetto alle aspettative, mentre Politano si muove da destra verso tutto il fronte offensivo e prova a duettare perlopiù con D’Ambrosio e Nainggolan sgusciando alla ricerca di qualche punizione; in area Lautaro Martinez si presenta al 16′ quando brucia sul tempo il centrale avversario e va al tiro, poi è velocissimo ad andare sulla ribattuta del portiere, segnando il suo primo gol nerazzurro, successivamente fa reparto da solo e prova ad andare al tiro in tutti i modi.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con cinque cambi da parte di Spalletti, che fa scendere in campo il suo “secondo” undici: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, de Vrij, Asamoah; Gagliardini, Borja Valero; Politano, Nainggolan, Candreva; Karamoh. Inutile sottolineare che capitan Handanovic non viene praticamente mai chiamato in causa, mentre Skriniar nel cuore della difesa si presenta con la solita sicurezza al fianco di de Vrij e a sinistra impressiona positivamente Asamoah, che mostra qualità sia in fase di copertura sia nella corsa palla al piede in fase di spinta. In mezzo al campo Borja Valero fa il professore, quindi poca corsa e qualche lancio a far galoppare i più giovani. Il mattatore, però, è Karamoh, che viene provato da “falso nove” al centro dell’attacco e capitalizza in rete due palloni: al 50′ sfrutta l’errore di Yao sul filtrante di Politano segnando di rapina, mentre al 55′ colpisce di piatto sotto le gambe del portiere sul filtrante di Candreva in seguito a un repentino contropiede. Al 59′ Spalletti stravolge nuovamente la formazione con altri quattro cambi: Zappa da terzino destro si fa prendere un po’ dall’emozione del debutto con i grandi, Roric da mediano si nasconde un po’ lasciando spazio ai compagni più esperti, mentre Salcedo da ala sinistra e Colidio da prima punta (Karamoh scala nel ruolo di ala destra) si mostrano subito propositivi e bravi nel costruire un paio di azioni offensive, anche se la loro freschezza fisica si scontra con l’acerbità tattica. Al 76′ arrivano gli ultimi due cambi per Spalletti, l’Inter chiude la partita con questa formazione: Handanovic; Zappa, Skriniar, Nolan, Asamoah; Roric, Borja Valero; Karamoh, Salcedo, Demirovic; Colidio. Nel finale c’è veramente poco da sottolineare, Nolan e Demirovic non fanno neanche in tempo a fare una giocata degna di nota.

CONSIDERAZIONI – Per essere la prima amichevole stagionale o, detto in maniera più esplicita, la prima inutile amichevole estiva di inizio stagione contro un avversario già in forma campionato, la prestazione può essere giudicata in maniera positiva e il risultato di 0-3 anche di più. Certo, il Lugano resta a priori poca cosa per l’Inter, ma non è questo il focus da fare oggi. L’attenzione va rivolta sui nuovi che, per un motivo o per un altro, hanno debuttato in maniera ottimale: de Vrij guida la difesa ancora orfana di Miranda; Asamoah sembra già in palla e dovrà esserlo per far dimenticare Cancelo; Nainggolan non è Rafinha e lo ha dimostrato con i suoi pregi; Politano non è Candreva e la cosa fa già sorridere così, positivamente parlando; mentre Lautaro Martinez, diversissimo da Icardi, stupisce per l’atteggiamento aggressivo e motivato nel voler fare bene. Ecco, però non può essere tutto qui, e allora il pensiero va sempre al mercato: in attesa dei nazionali assenti (oltre al già citato Miranda, Vecino e soprattutto i due finalisti croati, Brozovic e Perisic), quest’Inter va bene per un altro piazzamento nell’Europa che conta, ma senza le pedine fondamentali mancanti (ala destra come priorità assoluta, poi terzino destro e mediano) non si può aspirare a qualcosa di più. Che non deve significare per forza scudetto, ma nella stagione del ritorno in Champions League bisogna ripartire con altre basi. Quindi buona la prima con appena metà undici titolare, ma la formazione-base va completata.






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