Inter-Zenit: piccoli miglioramenti e solite lacune, Spalletti (ri)prova il miracolo

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21 luglio 2018, 23:39

La terza amichevole stagionale dell’Inter di Spalletti chiude il cerchio dopo la prima vittoria e la prima sconfitta: arriva il primo pareggio ed è un 3-3 che mette in evidenza pregi e difetti di una formazione ancora tutta da inquadrare. Le risposte positive arrivano dagli autori dei gol, ma restano i noti aspetti negativi. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′ giocati

MODULO E FORMAZIONE – La terza Inter stagionale di Spalletti non cambia natura rispetto al 4-2-3-1 della passata stagione, anche se alcuni interpreti continuano a ruotare da una posizione all’altra. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Skriniar, Dalbert; Gagliardini, Asamoah; Politano, Borja Valero, Candreva; Icardi.

DIFESA – La prima stagionale di Handanovic non sorride al portiere sloveno, che incassa tre gol in tre situazioni diverse, ma tutte caratterizzate dalla potenza nella conclusione e dalla scarsa reattività: al 27′ Noboa lo fulmina da fuori area con una conclusione al volo sugli sviluppi di una rimessa laterale, al 64′ Mak lo brucia in area sul primo palo e al 73′ Hernani non gli dà scampo con un tiro dalla lunghissima distanza terminato sotto la traversa. Va detto che il quartetto davanti ad Handanovic non è esente da colpe, soprattutto in occasione del primo gol, per il resto al centro de Vrij si fa notare come al solito per la calma e l’eleganza nell’impostazione della manovra da dietro, mentre Skriniar guida tutto il reparto giocando alto e d’anticipo. Sulle fasce D’Ambrosio a destra si limita ad accorciare verso il centro per formare la linea a tre liberando Dalbert in fase di spinta a sinistra ed è proprio il brasiliano il giocatore che stupisce di più, molto propositivo e generoso in entrambe le fasi di gioco, tanto che nel finale pennella anche un gran cross.

CENTROCAMPO – Squadra orfana dei tre titolari (almeno nella testa di Spalletti…) in mezzo, dove Gagliardini nella prima parte si dimostra atleticamente meno imballato rispetto alle prime due uscite, ma successivamente cade nel consueto blackout che ne minimizza qualità e concretezza nelle giocate, al contrario Asamoah si re-inventa tuttofare da mediano, aiutando il compagno di reparto e i due “colleghi” di fascia (in particolare Dalbert in fase di copertura), e fa vedere buone cose, provando a mettere ordine, anche se perde un paio di palloni in maniera superficiale. Sulla trequarti la prestazione di Borja Valero è quella tipica dello spagnolo, ovvero poco movimento, ma qualche buono spunto a livello di idea, in particolare va sottolineato il modo in cui stramazza a terra al 49′, ottenendo il calcio di rigore che riporta l’Inter in vantaggio.

ATTACCO – Il tridente offensivo è l’ennesima “invenzione” di Spalletti, che sta facendo ruotare tutti per avere qualche opzione in più e, mentre Politano da destra si sbatte molto pur non concretizzando quanto potrebbe (positiva comunque la “sponda” aerea che porta al 3-3), la notizia che non ti aspetti arriva al 16′, quando Candreva da sinistra realizza un gol strepitoso da fuori area, tornando a segnare dopo un anno di digiuno. In area torna dal primo minuto capitan Icardi, che si fa notare per il movimento continuo (spesso inutile, non per colpe sue, dato che il resto della squadra a volte non gira) in supporto ai compagni, anche se al 50′ segna solo da fermo grazie al rigore concesso.

SECONDO TEMPO – La ripresa stavolta si apre a sorpresa senza cambi, anche se con il passare del tempo Spalletti effettua più di una sostituzione, chiudendo la partita con questo undici: Handanovic; Zappa, Ranocchia, Skriniar, Dalbert; Gagliardini, Emmers; Colidio, Roric, Salcedo; Lautaro Martinez. La stanchezza collettiva nel finale colpisce anche il fresco Ranocchia, che non dà la giusta sicurezza al reparto, mentre Zappa fa solo la comparsa da terzino destro. Tra i giovani brilla Emmers, che agisce nel cuore del centrocampo fungendo da regista, ma si fa notare anche per un paio di avanzate palle al piede da applausi, invece stavolta Roric si piazza sulla trequarti, senza lampi. In avanti Colidio a destra non entra nel vivo del gioco, mentre Salcedo a sinistra incanta per due scorribande offensive che avrebbero meritato maggiore fortuna, paga soprattutto l’inesperienza, perché trattiene a lungo una palla da scaricare prima. La scena, però, è tutta per Lautaro Martinez che, appena entrato, mostra una grande scelta di tempo per il colpo di testa finito di poco a lato sul cross di Dalbert da sinistra e soprattutto nel girarsi per battere a rete la sponda aerea di Politano su cross di Candreva, sempre da sinistra.

CONSIDERAZIONI – Nel 3-3 odierno ciò che fa allarmare sono i tre gol presi, aspetto sempre negativo, anche se non bisogna tenerci conto più di tanto per ovvi motivi. Dopo nemmeno due settimane di ritiro l’Inter ancora non gira e in campo vanno perlopiù (presunte) riserve o giocatori da recuperare e inquadrare: mentalmente (Dalbert), tatticamente (Candreva) e fisicamente (Icardi). La prestazione del brasiliano fa ben sperare, sebbene sia ancora poca roba rispetto alle prospettive con cui arrivò un anno fa, quindi bisogna attendersi sempre di più: Dalbert non è il terzino sinistro titolare dell’Inter odierna (Asamoah oggi si è sacrificato da mediano, in luogo di Brozovic), ma potrebbe tornare molto utile durante la stagione. L’italiano stupisce per il gol da applausi, che forse lo sblocca anche nelle altre giocate, ma l’impressione è che da ala sinistra non potrà dire la sua in questa stagione: quella zona del campo aspetta Perisic, di cui c’è un tremendo bisogno. L’argentino, invece, non può contare sull’intera squadra che gioca per lui (di fatto il centrocampo non esiste, mediana e trequarti), pertanto ogni giudizio è rimandato a quando vedremo la vera Inter. Per ora ci facciamo andare questa, vedendo i piccoli miglioramenti di alcuni singoli e le grandi lacune che caratterizzano da anni l’undici titolare (oggi la fascia destra è terreno di conquista, il nulla cosmico, e le assenze pesanti, tipo Nainggolan, complicano tutti i piani per vie centrali). L’unica certezza per ora continua a chiamarsi Spalletti, che prosegue nel suo lavoro prezioso: ha in mano mezza rosa (e nemmeno quella migliore), Suning non può chiedergli un altro miracolo dopo il quarto posto di maggio 2018. Il mercato?






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