Inter-Parma: Spalletti si fida troppo e male senza regia, il VAR toglie punti

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15 settembre 2018, 20:28
Spalletti

L’Inter riparte malissimo dopo la sosta e in casa contro il Parma arriva una pesante sconfitta: lo 0-1 firmato dal “suo” Dimarco è caratterizzato da non poche polemiche arbitrali in seguito alla scelta di non assegnare un rigore con tanto di espulsione dello stesso marcatore nei minuti precedenti al gol nonostante il VAR, anche se ciò non salva Spalletti e i suoi giocatori da una prestazione inaccettabile. Il problema è ancora a centrocampo – senza regia -, che “annulla” l’attacco

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Spalletti per affrontare il Parma: Handanovic; D’Ambrosio, de Vrij, Skriniar, Dalbert; Gagliardini, Brozovic; Candreva, Nainggolan, Perisic; Keita.

Inter-Parma Formazione Ufficiale

Inter-Parma Formazione Ufficiale

MODULO – Quasi a sorpresa Spalletti rinuncia ad Asamoah e Politano sulle fasce per puntare rispettivamente su Dalbert basso a sinistra e Candreva alto a destra: ne esce un’Inter che si basa sul 4-2-3-1 con la difesa “tre più uno”, così a destra si dovrebbe coprire e a sinistra spingere, sfruttando Nainggolan come perno centrale tra i reparti.

PRIMO TEMPO – Come previsto dalla doppia scelta tecnica di Spalletti, la manovra dell’Inter viene impostata con una sorta di 3-4-2-1 in cui Dalbert agisce alto sulla linea dei centrocampisti con Candreva dall’altro lato, quindi D’Ambrosio fa il terzo di destra in difesa. La prima cosa che balza all’occhio è l’assenza di un riferimento in area di rigore: Keita si allarga e arretra spesso sulla destra creando gli spazi per gli inserimenti di Perisic, ma il centravanti di ruolo non c’è. L’Inter crea qualche buona azione, anche in maniera confusionaria, visto che i palloni vengono messi in mezzo con cross dalla trequarti non del tutto precisi, ma per tutta la prima frazione la presenza è nulla in area di rigore. Spalletti prova a cambiare qualcosa riportando Dalbert dietro, si torna quindi al 4-2-3-1 iniziale. Non potendo puntare sul gioco in area, l’Inter ci prova dalla distanza, ma con pochissima precisione. Il primo tempo termina 0-0: poca Inter, pochissima.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con il primo cambio, immediato: fuori Keita, dentro Icardi. Staffetta in area di rigore, l’Inter ritrova finalmente il suo centravanti, che comunque non appare in formissima. Non cambia il canovaccio nella manovra, sempre sterile. Al 59′ secondo cambio per Spalletti: fuori Candreva, dentro Politano. Cambia l’ala destra del tridente dell’Inter, anche se si inverte subito e spesso con Perisic, che per qualche motivo parte da destra. Al 71′ terzo e ultimo cambio (forzato) per l’Inter: fuori D’Ambrosio, dentro Asamoah. L’infortunio del terzino italiano costringe il ghanese a piazzarsi nell’inedito ruolo di terzino destro nella difesa a quattro, che cambia in maniera definitiva a un quarto d’ora dalla fine, quando Spalletti ripropone il 3-4-2-1 con Dalbert terzo a sinistra e la coppia Politano-Asamoah a tutta fascia (come da immagine sotto allegata, ndr). Al 79′ l’eurogol del canterano Dimarco beffa l’Inter e soprattutto Handanovic dalla distanza, ma con non poche polemiche (QUI la moviola della partita). Nel finale l’Inter tenta l’assedio in maniera confusa, però a vuoto. Il secondo tempo termina 0-1: il Parma trova il jolly contro una pessima Inter, ma deve ringraziare soprattutto l’arbitraggio.

Inter-Parma Formazione Finale

Inter-Parma Formazione Finale

PROTAGONISTA – Un’altra sconfitta per l’Inter, la seconda in quattro partite, e trovare il peggiore in campo è difficile, forse meglio in panchina: Spalletti. Il tecnico dell’Inter imposta una formazione fatta di turnover dettato dal pensiero della Champions: rinunciare ad Asamoah, Vecino, Politano e Icardi non sembra una scelta azzeccatissima, soprattutto perché i sostituiti non giocano una partita indimenticabile. La scelta di cambiare modulo (e troppo spesso il ruolo ai giocatori, anche per necessità di rosa causa infortuni, vedi Vrsaljko) in corsa non dà frutti perché mancano tutti i riferimenti: nessun regista puro né centravanti, Nainggolan non gira come dovrebbe e dalle fasce non giungono giocate all’altezza. Di chi è la colpa? Di tutti, a partire da Spalletti. Confuso.

COMMENTO – Una sconfitta in casa simile non ha mai scusanti, eppure stavolta gli alibi dell’Inter ci sono e vanno ricondotti all’arbitraggio, pessimo dal primo all’ultimo minuto. Fatta questa premessa, fondamentale per ricordare che si può vincere o comunque far punti anche giocando male, quindi sottolineando che l’Inter esce sconfitta dal suo stadio perché sottomessa da una vergognosa gestione del VAR (in una partita corretta Inter-Parma sarebbe potuta finire 0-0, 1-0 o chissà in che altro modo, ma mai 0-1 con gol di Dimarco), spazio alle osservazione di natura tecnico-tattica. E si va subito al dunque, partendo dal mercato estivo: l’Inter senza Cancelo e Rafinha ha perso le sue uniche due fonti di gioco. Accettato questo discorso, Spalletti ha la colpa di essersi fidato troppo della sua Inter “di quantità”, quell’Inter brutta, ma concreta. O almeno così dovrebbe essere. Ovvero l’Inter “di Nainggolan”, che stavolta non riesce a garantire le giuste geometrie per far funzionare il reparto offensivo. Per non parlare di Keita messo centravanti senza fare il centravanti e Icardi entrato nella ripresa senza arte né parte. E qui sorge un altro dubbio: quest’Inter può davvero andare avanti senza i gol della sua (qualunque essa sia) prima punta? No, soprattutto se a segnare non è Nainggolan, come a Bologna. Il problema, dunque, è alla base: all’Inter oggi non manca il bel gioco, manca proprio il gioco e di conseguenza la costruzione della manovra per arrivare in porta senza passare dai calci da fermo. Lo sforzo va fatto, ma il tempo stringe e i risultati non arrivano: Spalletti è in grado di ri-allestire una squadra che nella passata stagione si è ripresa solo grazie al duo Cancelo-Rafinha? Anche grazie a loro due Brozovic poteva agire da regista nell’ombra, mentre oggi è costretto a navigare a vista senza poter servire palla a compagni tatticamente intelligenti. Bisogna ripartire con umiltà e soprattutto fare punti: il gioco magari arriverà più in là, i punti servono subito.







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