Inter-Lazio: Mancini non si corregge in tempo, KO meritato

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21 dicembre 2015, 01:44
mancini

Battuta d’arresto per l’Inter, che perde in casa contro la Lazio. L’1-2 finale smorza l’entusiasmo nerazzurro, nonostante si sia ancora in vetta. Tanti gli spunti da analizzare e da annullare per poter tornare a gioire per prestazioni e risultati: Mancini questa volta prepara male la partita e la legge anche peggio

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare la Lazio: Handanovic; Montoya, Miranda, Murillo, Telles; Medel, Melo; Biabiany, Jovetic, Perisic; Icardi.

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IL MODULO – Sebbene la scelta dei giocatori messi in campo faccia pensare a un offensivo 4-2-3-1, la posizione degli esterni offensivi (Biabiany a destra e Perisic a sinistra) è spesso schiacciata sulla linea mediana, a formare praticamente un 4-4-2.

PRIMO TEMPO – La prima frazione di gioco si apre subito con un rischio per l’Inter, che fin da subito sembra essere entrata in campo con poca concentrazione e tanta leggerezza. Non a caso è immediata la doccia fredda per i nerazzurri, con l’assurdo gol di Candreva causato da una clamorosa dormita difensiva sugli sviluppi di un calcio d’angolo: il laziale colpisce di prima intenzione indisturbato, Handanovic neanche la vede partire e non abbozza nessun tipo di parata. La partita evolve con pochi spunti, ritmo inaspettatamente blando. Sulla corsia destra Montoya soffre la velocità e le giocate di Felipe Anderson, mentre a sinistra Telles è più propositivo. Poche idee per l’Inter, che vive di giocate dei singoli, ma senza creare pericoli: proprio Telles, Perisic e Jovetic sono i più vivaci. Inter imprecisa anche sui calci da fermo: troppi sprechi da corner e punizioni. La Lazio gestisce il risultato senza creare granché, l’Inter non riesce a cambiare marcia. Mancini prova una modifica tattica: Perisic si sposta a destra e Biabiany a sinistra, ma in questa fase è la Lazio ad andare vicino al raddoppio. Il primo tempo termina 0-1: Inter assente ingiustificata, stavolta a essere cinici sono gli avversari, dunque la Lazio.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza modifiche tattiche, ma probabilmente negli spogliatoi qualcosa è successo. L’Inter va subito all’attacco per cercare il pareggio: atteggiamento molto aggressivo, perfino Jovetic va a recuperare palla rincorrendo gli avversari fino a metà campo. Al 57′ arriva la prima modifica tattica per l’Inter, Mancini attua un doppio cambio: fuori Biabiany e Jovetic, dentro Brozovic e Ljajic. Adesso l’Inter si dispone con un 4-3-3 che prevede i nuovi sull’asse sinistro, con Melo-Perisic a destra e la spina dorsale Medel-Icardi. In questo modo l’Inter trova subito il pareggio con il gol di Icardi, che brucia la difesa biancoceleste sfruttando un ottimo filtrante di Perisic. Forcing continuo dell’Inter, che va alla ricerca del gol senza che la Lazio impensierisca più di tanto la difesa guidata da Miranda. Ma proprio quando la partita sembra addormentarsi sul pareggio, arriva il primo blackout: all’85’ rigore per la Lazio causato da un fallo di Melo su Milinkovic-Savic. Anche il fattore C non è con l’Inter batte Candreva, Handanovic respinge, ma sulla ribattuta è doppietta per il nazionale italiano. All’88’ terzo e ultimo cambio per Mancini: fuori Telles, dentro Palacio. L’Inter non fa neanche in tempo a disporsi in campo con il 4-2-4 che arriva il secondo blackout: al 90′ espulso Melo, che prima anticipa Biglia, poi gli frana addosso in maniera “poco carina”. L’Inter gioca i minuti di recupero senza un modulo preciso: la difesa rimane quella che è, in mezzo al campo c’è solo Medel, mentre la corsia sinistra è coperta a turno dalla colonia slava. Dopo Melo, espulso Milinkovic-Savic per la Lazio. Finisce dieci contro dieci, ma non ci sono i margini per recuperare il risultato. La partita termina 1-2: sconfitta meritata per l’Inter, che pecca di pigrizia nel primo tempo e di esasperazione nella ripresa, quando avrebbe potuto accontentarsi del punto casalingo.

IL PROTAGONISTA – Per molti è stata la partita di Felipe Melo, assoluto protagonista negativo del match: troppo facile ridurre la sconfitta nella sua prestazione, che è stata pessima (soprattutto nei cinque minuti finali di follia) e sicuramente non merita alcuna giustificazione, anzi. Sposto la mia attenzione su tutta l’Inter, che non ha fatto il proprio dovere per portare a casa il risultato, dunque il protagonista non può che essere l’autista della 500 XL in questione: Roberto Mancini. Il tecnico jesino sbaglia la formazione iniziale, ma la sconfitta non arriva per questa pecca. Il vero errore di Mancini è da riscontrare nella lettura della stessa, visto che a partita in corso non è riuscito a rimettere in ordine il suo undici, che anche per questo motivo è finito per diventare ancora una volta un dieci (con l’annunciata espulsione di Melo, appunto). Nulla di incorreggibile, anzi, ma un buon punto di partenza… evitando un bis di quanto fatto contro la Lazio.

IL COMMENTO – Dopo sedici partite al top, arriva la caduta degli dei. Anzi, no: si tratta della seconda caduta nerazzurra, perché il precedente risale alla sesta giornata di Campionato. A differenza di Inter-Fiorentina, però, stavolta l’Inter rimane in partita per più tempo… per demerito della pur ottima Lazio, che però non riesce a chiudere il match. La prestazione della Fiorentina fu maiuscola tanto quanto fu minuscola quella dell’Inter, che contro la Lazio si è ripetuta: c’è tanto di Mancini in questo. Dicevo della differenza: contro la Fiorentina Mancini pagò gli esperimenti (assurdi in quel preciso momento storico) fatti, invece contro la Lazio paga gli esperimenti che non ha avuto il coraggio di fare. Paradossale, certo. Effettuare un cambio a metà primo tempo sarebbe stato esagerato? Forse si, ma stavolta l’ingresso in campo di Marcelo Brozovic sarebbe stato sacrosanto. In precedenza, infatti, ho parlato di “formazione sbagliata” proprio per l’assenza del centrocampista croato: l’Inter ha preso qualità, quantità, inserimenti e centimetri con un solo giocatore panchinato in favore del pur veloce Jonathan Biabiany, che si è dimostrato non in serata. Poca male comunque, che sia di lezione a Mancini, che ha voluto fare pretattica (annunciando Brozovic tra i titolari, salvo poi spedirlo in panchina). Per il resto, il pareggio sarebbe potuto arrivare anche nonostante questa leggerezza, infatti Felipe Melo ha aggravato di molto la sua posizione, già critica per la prestazione in sé (e viene in mente quel Geoffrey Kondogbia in panchina, magari sarebbe servito farlo entrare?): dopo il rigore causato, l’espulsione è stata una mazzata troppo pesante. Dunque, la sconfitta dell’Inter può ricondursi al singolo episodio: Mancini sbaglia la mossa iniziale (Brozovic in panchina) e tarda la sua correzione (arriva al 57′, con oltre mezz’ora di ritardo); e a dire il vero sbaglia anche quella finale (il terzo cambio andava fatto sull’1-1 per far cambiare marcia in mezzo al campo, Kondogbia e Guarin avrebbero fatto al caso), ma non interessa a nessuno perché ciò di cui si parlerà fino a inizio 2016 sarà la follia di Melo. E quindi va bene così: sconfitta meritata, primato inalterato (ma con una forbice nettamente più corta, la Juventus è a soli tre punti) e da gennaio si tornerà in campo più concentrati e più cattivi di quanto fatto nell’ultima uscita del 2015. Non fa niente Mancio, questa volta è andata male: errare humanum est, perseverare sine Brozovice autem diabolicum.

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