Inter-Bologna: Ranocchia “funziona” nel caos con altri 3, ma il contorno no

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3 febbraio 2019, 21:32
Spalletti Ranocchia

Un altro tonfo per l’Inter, che delude ancora tra le mura amiche: lo 0-1 con cui il Bologna espugna San Siro fa più male considerando lo spettacolo andato in scena, in cui la cosa migliore è la mossa disperata che porta Spalletti a schierare Ranocchia centravanti nel finale. Tutto e tutti male, eccezion fatta per i quattro elementi più silenziosi della rosa

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Spalletti per affrontare il Bologna: Handanovic; Cedric Soares, de Vrij, Skriniar, Dalbert; Vecino, Brozovic; Candreva, Nainggolan, Perisic; Icardi.

MODULO – Va contro le previsioni Spalletti, che torna all’Inter ipotizzata in estate con Nainggolan riproposto dal 1′ nel ruolo di trequartista in quello che è un 4-2-3-1 old style, in pratica è l’Inter vista nel finale della passata stagione con il belga a fare da raccordo anziché Rafinha.

PRIMO TEMPO – Il pressing alto dell’Inter regala già dopo pochi secondi la prima occasione per andare in vantaggio, ma Icardi la spreca da posizione favorevole. In mezzo al campo non si vedono buone cose in nessuno dei protagonisti, l’Inter in pratica gioca solo sulle fasce: a destra Cedric Soares è molto attento in entrambe le fasi di gioco, mentre Dalbert a sinistra è il più propositivo. Al 32′ il Bologna va in vantaggio con il gol di Santander, che svetta più in alto di de Vrij su calcio d’angolo, da rivedere sia la marcatura del centrale olandese sia la posizione dei compagni a copertura di Handanovic. Gli errori sotto porta si moltiplicano nelle poche occasioni costruite, inconcepibile per una squadra come l’Inter sbagliare di continuo più di ciò che viene prodotto. Il primo tempo termina 0-1: Bologna meritatamente in vantaggio contro un’Inter sprecona.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con il primo cambio dell’Inter: fuori Candreva, dentro Lautaro Martinez. L’argentino si piazza alla destra di Icardi in quello che diventa un 4-4-2 con Vecino e Perisic larghi a centrocampo. La posizione di Lautaro Martinez cambia in funzione della palla: in mezzo (dietro), alla destra o sinistra di Icardi in base a dove potrebbe ricevere meglio, senza dare riferimenti a compagni e avversari. L’Inter gioca sì all’attacco, ma non riesce a essere lucida e concreta negli ultimi metri. Al 68′ secondo cambio per Spalletti: fuori Nainggolan, dentro Joao Mario. Il portoghese inizia largo a destra a centrocampo, Vecino torna a fare il mediano. Migliora il giro palla e la costruzione della manovra, ma in area regna la sterilità. Al 78′ terzo e ultimo cambio per l’Inter: fuori Cedric Soares, dentro Ranocchia. L’italiano agisce da centravanti nel disordinatissimo 3-4-3 finale in cui Dalbert accorcia da terzo di sinistra e gli argentini riempiono l’area intorno a Ranocchia, spesso supportati anche da Vecino. Iniziano a piovere palle alte, anche troppo, e paradossalmente è proprio Ranocchia ad andare vicino al gol, ma con una girata di piede. Non basta nemmeno così. Il secondo tempo termina 0-1: l’Inter non riesce a rimettersi in carreggiata, pur provandoci disperatamente.

PROTAGONISTA – Altra prestazione complessiva deludente e altra situazione in cui bisogna provare a fare un nome per colpirne altri dieci: Icardi. Le colpe del capitano argentino non sono più o meno dei compagni, c’è anche chi fa peggio (Candreva in 46′ si supera, Vecino ci riesce in 96′ e anche Lautaro Martinez nei suoi 50′ non reagisce bene), ma i tre errori sotto porta diventano pesantissimi, in particolar modo il primo: se l’Inter va in vantaggio al 1′, forse la partita finisce e può dilagare. Invece no, errori su errori, paure su paure, e lo stesso Icardi fa poco per alzare il livello. Distratto.

COMMENTO – L’Inter deve risolvere i suoi problemi per salvare la stagione. Spalletti non è il problema dell’Inter. Forse, Spalletti è anche un problema dell’Inter oggi, ma non “il”. Detto questo, a mercato chiuso non è possibile stravolgere la rosa, figuriamoci la dirigenza. Bisogna fare il punto della situazione per capire come uscirne senza perdere di vista gli obiettivi ancora raggiungibili (l’Europa League da vincere, ma l’obiettivo minimo resta blindare il quarto posto per non perdere il piazzamento nella prossima Champions League), e questo può farlo anche Spalletti, che probabilmente può fidarsi solo in parte della sua squadra. Allora che in campo vadano solo quelli disposti a tutto per l’Inter perché, quando gli unici giocatori sufficienti sono due terzini misteriosi (Cedric Soares appena arrivato e Dalbert – di gran lunga il migliore in campo – da sempre sbeffeggiato), un giocatore dato per irrecuperabile (Joao Mario è l’unico a dare l’idea di poter giocare a calcio, non a pallone) e un centrale difensivo grezzo messo a fare il centravanti elegante (Ranocchia è quello che va più vicino al gol), probabilmente c’è più di un problema e non si può sistemare tutto, ora. E non bisogna meravigliarsi se l’Inter gioca meno peggio quando, nel caos, regna altro caos: la mossa disperata Ranocchia centravanti funziona, anche se non serve per recuperare lo svantaggio ed evitare la sconfitta. Contro il Parma, quindi, meglio partire con Ranocchia centravanti e buttarla fin da subito sulla confusione, perché di giocare ordinata questa Inter non è capace, e chi ha il mal di pancia (reale o presunto, oggi in campo meglio Perisic che Icardi…) si segga in panchina. E la parola “traghettatore” inizia a fare paura, tradotto: un altro anno sembra avvicinarsi, assurdo buttare tutto all’aria così.

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