Atletico-Inter: Spalletti ritrova le sue certezze senza 4 big, Lautaro sempre più 10

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12 agosto 2018, 01:29
Spalletti Lautaro Martinez

Nella settima e ultima amichevole stagionale dell’Inter, la terza nella “International Champions Cup 2018”, giunge un’altra bella vittoria in casa di un avversario da Champions: lo 0-1 in casa dell’Atletico Madrid lo firma Lautaro Martinez con un gol pazzesco, ma è tutta la squadra a far bene, anche perché Spalletti ritrova i suoi uomini di fiducia, in attesa di recupera gli altri big ancora assenti. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′ giocati

MODULO E FORMAZIONE – La settima Inter stagionale di Spalletti è un vero e proprio ritorno alle origini, a partire dalla difesa a quattro che caratterizza il solito 4-2-3-1 iniziale. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Skriniar, Miranda, Dalbert; Vecino, Brozovic; Politano, Lautaro Martinez, Asamoah; Icardi.

DIFESA – Un’altra prestazione all’altezza della situazione per Handanovic, che viene superato solo in fuorigioco da Correa, pertanto riesce a mantenere la porta inviolata, anche dicendo no a Vitolo per ben due volte e con due parate eccellenti, sia in volo con un colpo di reni sia in uscita con i piedi. Nel cuore della linea difensiva Skriniar appare nettamente più sicuro sul centro-destra, praticamente perfetto, con Miranda a guidarlo sul centro-sinistra in maniera estremamente precisa, a eccezione dell’erroraccio in disimpegno in occasione del gol annullato a Correa, ma lo slovacco dà il meglio di sé anche nella ripresa a guidare la difesa a tre. Sulle fasce, solito compitino di D’Ambrosio, perlopiù anonimo, mentre Dalbert si sgancia continuamente in avanti (permettendo il passaggio al 3-5-2) e recupera velocemente la posizione in ripiegamento, anche se nel finale va segnalata una scellerata rincorsa sull’uomo che crea una prateria sul suo lato durante un contropiede dell’Atletico.

CENTROCAMPO – In mezzo al campo, finalmente, si torna a giocare a calcio e la cosa non è casuale, dato che torna quella che in teoria sarebbe la migliore coppia a disposizione di Spalletti davanti alla difesa: Vecino fa gli “strappi” di cui parla sempre il tecnico dell’Inter per portare pressing sulla trequarti e densità davanti alla difesa, pur non avendo ancora uno stato di forma accettabile per ovvi motivi, ma – dopo neanche una settimana di allenamenti – è sorprendente la prestazione di Brozovic, che fa girare la squadra e si atteggia da regista, quasi a “sfidare” proprio il suo illustre connazionale del Real Madrid… In questa occasione il trio di centrocampo viene completato da Asamoah, schierato sì da ala sinistra in attacco, ma più che altro per bilanciare i reparti con il suo solito lavoro a tutto campo: suo l’assist per il gol dello 0-1, ma è solo la ciliegina sulla torta di una prestazione importante.

ATTACCO – In avanti, così come Asamoah a sinistra, anche Politano a destra svolge un lavoro preziosissimo: quando arretra permette alla squadra di risistemarsi al meglio per chiudere più linee di passaggio (nel 4-4-2), mentre quando avanza crea scompiglio grazie alla facilità di corsa che lo contraddistingue, pur mancando spesso l’ultima giocata e pagando l’essere troppo leggerino contro avversari di tale stazza. La coppia offensiva argentina si ripete proprio come contro il Lione: Lautaro Martinez da trequartista si batte e sbatte contro tutti, inventando occasioni e trovando in acrobazia il gol capolavoro al 31′, senza risparmiarsi mai (altro giallo per lui), invece capitan Icardi rimane nuovamente a secco in zona gol (Oblak gli nega la rete a inizio partita), pur svolgendo un lavoro pesantissimo spalle alla porta e abbassandosi oltre le aspettative, anche nei minuti finali, da vero leader.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza cambi e alla fine Spalletti cambia modulo passando alla difesa a tre (3-4-2-1), chiudendo la partita con questo undici: Handanovic; de Vrij, Ranocchia, Skriniar; Candreva, Gagliardini, Borja Valero, Dalbert; Joao Mario, Karamoh; Icardi. Dai subentrati arrivano notizie positive e negative: de Vrij costringe Skriniar a cambiare lato ed è altrettanto pulito nelle giocate sia a tre sia a quattro; Ranocchia nei minuti finali fa il suo sulle palle alte; Candreva entra per spaccare la partita in contropiede, in realtà si dimostra dannoso come al solito sia a livello tecnico sia soprattutto tattico, pur non avendo molto tempo per compromettere negativamente tutta la prestazione; Gagliardini è in ritardo di condizione e si nota nei minuti finali contro i neo entrati spagnoli; Borja Valero gioca da fermo, ma questa non è una novità, anche se ci si aspetta qualcosa di più da un “cervellone” come lui; altra nota negativa è l’indolenza di Joao Mario, che entra in campo spento e, pur toccando qualche buon pallone, vaga per il campo al rallentatore; infine Karamoh, che inizia malissimo provando due-tre giocate fumose in fase offensiva, poi Spalletti lo richiama e, spostandolo da destra verso sinistra, gli chiede sacrificio in fase difensiva, ottenendo qualche buona risposta.

CONSIDERAZIONI – A livello tattico si è capito cosa vuole Spalletti: non c’è differenza tra difesa a tre e difesa a quattro, l’importante è che i centrali difensivi siano concentrati dall’inizio alla fine e uno dei due terzini sia costantemente riversato in attacco, mentre a bilanciare la squadra tocca a chi esce sulla trequarti: è qui che la nuova Inter vuole svoltare. Per farlo Spalletti ha chiesto Nainggolan – ancora ai box -, pertanto deve “accontentarsi” di Lautaro Martinez, che svolge alla perfezione il compito richiesto: pressa, ruba palla, si muove, crea spazi, serve i compagni e segna. La crescita dell’argentino in questo ruolo fa riflettere: può essere Lautaro Martinez il “10” dell’Inter di Spalletti? Probabilmente sì, con Nainggolan orientato a tornare alle origini (mediano), soprattutto se la pista Modric si rivelerà essere utopia come sempre pensato e dal mercato non arriverà nessun innesto in mezzo al campo. Lautaro Martinez sta diventando una certezza come spalla di Icardi, ma Spalletti nel frattempo può gioire per aver ritrovato i suoi leader: Miranda in difesa e Brozovic a centrocampo dominano. Nello specifico: Miranda sul centro-sinistra fa rendere al top anche Skriniar, che in quella posizione perde almeno un tempo di giocata (ma può migliorare, de Vrij è un altro top), invece Brozovic per ora è l’unico motore in mezzo al campo, gambe e testa. E il bello deve ancora venire, dato che la lista degli assenti presenta ancora nomi eccellenti: oltre al già citato Nainggolan, occhio ai croati Vrsaljko e Perisic, tre titolari inamovibili della nuova Inter di Spalletti. Tre big, che potrebbero diventare quattro: no, Modric sarebbe veramente troppa roba, però chissà che dal mercato non possa arrivare (o tornare…) un elemento prezioso per l’idea di calcio di Spalletti (a prescindere da Keita). A cinque giorni dalla chiusura del mercato e a una settimana dal debutto ufficiale in Serie A, l’Inter chiude al meglio il suo pre-campionato: la vittoria sull’Atletico ha sapore di Champions League, ma non si scartano i regali prima di aver completato al meglio la torta richiesta da Spalletti.






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