Atalanta-Inter: Mancini, la grinta? Ljajic evidenzia 2 lacune

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16 gennaio 2016, 18:34
mancini ljajic

L’Inter rimanda l’appuntamento con la vittoria e si fa bloccare sul pareggio da un’Atalanta grintosa. Non c’è molto da dire sul risultato finale: 1-1 più che giusto, a tratti magari anche stretto per i padroni di casa. Mancini deve fare il punto della situazione e Ljajic gli dà una mano: centrocampo inesistente, attacco senza spunti

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare l’Atalanta: Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Telles; Guarin, Medel, Brozovic; Ljajic, Icardi, Jovetic.

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IL MODULO – Ritorno alle origini per l’Inter, che rispolvera il rombo in mezzo al campo: 4-3-1-2, che prevede il solito Medel davanti alla difesa e il funambolico Ljajic dietro le punte. Equilibrio sulle fasce difensive, a centrocampo spazio a due mezzali che, teoricamente, dovrebbero garantire entrambe le fasi di gioco.

PRIMO TEMPO – Sofferenza iniziale per l’Inter perché l’Atalanta pressa altissimo, pur difendendosi con cinque giocatori. L’Inter fa fatica a costruire un’azione pericolosa e ordinata, ma la qualità dei singoli si nota subito: Jovetic e Ljajic possono fare la differenza con le loro giocate. In particolare, il serbo fin da subito gioca bassissimo, praticamente sulla linea dei mediani. Non da ala come si pensava, ma neanche da dieci puro: è un Ljajic nuovo. Al 17′ clamoroso autogol di Murillo, che manda alle spalle di Handanovic una palla messa nell’area piccola da Dramé: grave l’errore del colombiano, anche sfortunato. Dopo l’autorete, Murillo colleziona errori su errori, rischiando di complicare la vita di Handanovic in altre due occasioni. Al 25′ pareggio dell’Inter che si vendica con l’autogol di Toloi: bellissima l’azione nerazzurra, con Jovetic che serve intelligentemente Icardi, bravo nel mettere in mezzo una palla tesa per Ljajic, che viene anticipato proprio da Toloi. L’Atalanta attacca bene sia sulla sinistra sia sulla destra, D’Ambrosio e Telles faticano per la velocità degli esterni bergamaschi. Partita molto nervosa e questo diventa un problema per l’Inter, che va negli spogliatoi con due ammoniti: Guarin e Jovetic. Il primo tempo termina 1-1: tanta Atalanta all’inizio, poi più Inter, ma non può bastare.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa l’Inter scende in campo con la stessa squadra che ha chiuso la prima frazione di gioco. L’Atalanta è molto schiacciata in difesa, ma allo stesso tempo continua a pressare e a mettere in difficoltà l’Inter: Handanovic è costretto agli straordinari in due occasioni. Al 57′ primo cambio per l’Inter: fuori Guarin, dentro Perisic. L’Inter si dispone con il 4-2-3-1 con il croato largo a destra, Ljajic a sinistra e Jovetic dietro Icardi. Intanto, parata clamorosa di Handanovic, che nega un gol fatto a Cigarini. Dopo un errore iniziale, Perisic riesce ad affondare sulla sinistra, trovando un Icardi impreciso, che poco dopo spara alto: bisogna continuare a battere questa pista. Al 70′ secondo cambio per Mancini: fuori Telles, dentro Biabiany. Inter ultraoffensiva: 3-5-2 con D’Ambrosio terzo di difesa a sinistra, Ljajic mezzala e la coppia Biabiany-Perisic sulle fasce. Paura per un contropiede dell’Atalanta, ma la ripartenza dell’Inter è altrettanto pericolosa: Biabiany mette in mezzo, Sportiello anticipa Icardi. Adesso è Ljajic l’uomo in più dell’Inter: in mezzo al campo crea superiorità numerica. L’Inter rischia di andare sotto, graziata da Monachello, ma Mancini non ha paura e all’83’ effettua il terzo e ultimo cambio: fuori Jovetic, dentro Palacio. Si chiude, quindi, con il 3-5-2 che prevede Palacio a supporto di Icardi (come da immagine sotto allegata, ndr). L’imprecisione di Biabiany non permette all’Inter di trovare la rete del vantaggio e con il passare del tempo aumentano i rischi dell’ennesima beffa last minute. Il tentato assedio finale non porta i frutti sperati. La partita termina 1-1: troppo poco per parlare di risultato stretto, un punto guadagnato… ma due punti persi, perché dopo il passo falso contro il Sassuolo, non si doveva perdere altra quota dalla vetta.

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IL PROTAGONISTA – Inter brutta, ma non tutto è da buttare. Se l’Inter gioca male non è di certo per colpa dell’unico che, forse, ci mette davvero l’anima e la qualità, contemporaneamente: Adem Ljajic. L’attaccante serbo… attaccante più non è. L’Inter ha problemi a costruire il gioco? Ljajic si abbassa sulla linea dei mediani ed è lui a prendere in mano la situazione in fase costruttiva. L’Inter ha problemi ad allargare il gioco? Ljajic si allarga sulla corsia sinistra (o se serve a destra) ed è sempre lui a sfruttare la corsia laterale per creare disagi ai terzini bergamaschi, che per il resto sono autori di un’ottima prestazione. Insomma, dove serve, Ljajic c’è o almeno prova a esserci: è lui che propizia l’autogol di Toloi, ma in attacco per ovvi motivi vede poco campo e palla. Se Mancini ha notato la trottola serba, forse è il caso di ripartire da qui, costruendogli una squadra intorno…

IL COMMENTO – Ricapitolando quello che è successo a Bergamo, si può dire tranquillamente: l’Inter ha giocato male e ha portato a casa un punto da non buttare. Perfetto. Da una parte i meriti dell’Atalanta (tanti), dall’altra i demeriti dell’Inter (tantissimi). Dal momento che la bruttezza della squadra non può essere considerata un alibi – né tantomeno il periodo transitorio del mercato può pesare su quanto fatto (o non fatto) in campo -, l’attenzione deve spostarsi per forza di cose laddove le lacune mostrate in campo rischiano di diventare voragini. In soccorso di Mancini va, come già fatto intendere, Ljajic. E le lacune evidenziati sono clamorose: 1. l’Inter gioca senza centrocampo. Inutile girarci intorno, perché manca un costruttore di gioco e, senza spiegarsi come, manca densità (e c’erano tre uomini in mezzo, mica due), mancano inserimenti e gol (Guarin e Brozovic titolari, ma dormienti), ma manca anche interdizione (Medel è nel suo momento peggiore da un mese). Impossibile giocare a calcio se non hai giocatori e mezzi capaci di costruirlo dalla metà campo. Ljajic non è un centrocampista, ma oggi è stato il miglior centrocampista dell’Inter. Mancini lo avrà notato?; 2. l’Inter si auto-annulla in attacco. Anche qui, l’assenza del centrocampo genera un handicap offensivo semplicemente assurdo. Se Ljajic è costretto a giocare a tuttocampo per cambiare l’inerzia di una partita morta, si perde un uomo in avanti e la coppia Jovetic-Icardi non fa quello che al serbo riesce meglio, ovvero creare superiorità e spazi. Impossibile segnare se agli attaccanti non arrivano palloni giocabili, ancora più difficile se gli attaccanti sono costretti a giocare lontani dall’area di rigore. Ljajic lo ha fatto oggi, in passato lo ha fatto anche Jovetic. Mancini, si cambia registro? Il pareggio contro l’Atalanta non è drammatico in sé, ma lo diventa dopo la sconfitta contro il Sassuolo, che fa scopa con quella di Inter-Lazio, e se si osserva il cammino delle altre, che stanno recuperando terreno e rischiano di fare un vuoto troppo presto. Un vuoto che all’Inter deve interessare per il terzo posto, ovvio, però puntare allo scudetto sarebbe stato il modo più logico per “accontentarsi” dell’approdo in Champions League. Ora si fa tutto più complicato: è arrivato il momento di reagire, mettendo in campo la grinta che è mancata oggi; la voglia di vincere, magari stravincere; la voglia di essere ancora Inter e di lottare con gli altri, ad armi pari. Il problema principale di questa Inter, infatti, sembra la mancanza di fame e di conseguenza la grinta viene meno: sbagliato accontentarsi di quanto fatto nella prima parte di stagione, bisogna rimettersi in carreggiata e migliorare i vari punti deboli.

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