Young e la promessa a 10 anni: “Volevo fare il calciatore. Il mio idolo…”

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27 Febbraio 2020, 11:23
Young-Inter-Cagliari
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Young è il protagonista del Matchday Programme di Inter-Ludogorets. L’esterno nerazzurro non ha parlato solo dell’inizio della sua avventura in nerazzurro, ma anche del resto della carriera

SICUREZZA – Ashley Young ha ammesso di avere le idee chiare da sempre: «Fin da bambino ho sempre avuto l’ambizione di diventare un calciatore professionista. A 10 anni, quando la consulente della mia scuola mi ha chiesto che opzioni avessi per il mio futuro, le ho detto che avrei giocato a calcio. Lei mi ha domandato se avessi un piano B, la risposta è stata no, a quel punto sono uscito dalla stanza. L’ho rivista un paio di anni fa e le ho detto “le avevo promesso che sarei diventato un calciatore professionista, ho dato tutto per riuscirci ed ora lo sono diventato”».

DETERMINAZIONE – Young ha sempre avuto una grande determinazione: «Al Watford quando avevo 16 anni mi dissero che non ero abbastanza alto, che ero troppo piccolo e invece di offrirmi la borsa di studio per due anni, me la offrirono part time: andavo a scuola e poi mi allenavo due volta a settimana con i ragazzi che erano lì a tempo pieno. Non è stato facile, ero lì da quando avevo 10 anni ma ho voluto dimostrare a tutti che si sbagliavano, sono entrato come riserva nell’Under 18 e dopo un anno mi hanno offerto il primo contratto da professionista».

IDOLO – Young ha poi parlato del suo idolo: «Da giovanissimo ero attaccante e il mio idolo era Ian Wright. Giocava nell’Arsenal che era la squadra che tifavo ed è stato il mio punto di riferimento, volevo segnare e vincere come lui, avere la stessa passione».

RUOLO – Young ha chiuso parlando dei diversi ruoli ricoperti: «Nella mia carriera ho saputo cambiare e reinventarmi diverse volte. Ho iniziato come attaccante, proseguito come esterno e alla fine mi sono ritrovato terzino, anche perché ho avuto allenatori che hanno capito che avrei potuto ricoprire diverse posizioni in campo, ovviamente per poterlo fare c’è bisogno di intelligenza calcistica e doti fisiche. La mia attitudine è quella di scendere in campo, dare il 100% mettendomi al servizio della squadra e dell’allenatore ed è quello che ho sempre fatto e che voglio fare».


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