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Stellini: «Tifo Inter, scudetto grande emozione! Serviva un vincente come Conte»

Stellini, vice allenatore dell’Inter, ha guidato il gruppo degli otto collaboratori di Conte che oggi si sono presentati in conferenza stampa al posto del tecnico (QUI tutte le loro dichiarazioni). L’ex difensore ha spiegato il valore dello scudetto appena conquistato, peraltro per la squadra di cui è tifoso.

CONFERENZA STELLINI – Questa la conferenza stampa di Cristian Stellini alla vigilia di Inter-Sampdoria.

Il concetto di gruppo è stato fondamentale. Come si descrive l’emozione per questo scudetto?

È stata una grandissima emozione, visti i sacrifici che abbiamo attraversato. Purtroppo l’abbiamo vissuta stando lontani, quando abbiamo vinto lo scudetto, ma quando c’è stato il fischio finale di Sassuolo-Atalanta è stata una grandissima gioia e soddisfazione.

Quale è stato il momento migliore con Conte e lo staff, capendo il momento in cui si poteva vincere?

Non c’è stato un momento in cui abbiamo capito che questa gioia poteva essere reale, ma è stato come vedere un obiettivo lontano e raggiungerlo pian piano. Poi lui è bravissimo in questo, e trascina tutte le persone che sono attorno a sé per avvicinare l’obiettivo e arrivare alla grande gioia.

Stellini, gioia doppia essendo tifoso dell’Inter: ha dato ripetizioni al mister di interismo, visto che arrivava da un altro mondo?

Il mister sapeva dall’inizio che sono tifoso interista da quando sono nato. Questa emozione di approdare all’Inter gliel’ho mostrata subito. Sono nato qui, in queste zone, sprizzavo gioia da tutti i pori. Ha capito cosa significava per me lavorare nell’Inter e con un allenatore come Conte. La mia preoccupazione iniziale è stata non solo trasferire al mister cosa voleva dire essere interisti, ma far capire a chi lavora nell’Inter e agli interisti cosa volesse dire avere Conte come allenatore. Questo è un lavoro diventato naturale: la società aveva bisogno di un allenatore vincente. Non si vinceva da molti anni, questo è stato il lavoro più importante all’inizio. Poi dopo le cose sono nate in maniera fluida, costante.

Qual è stato il percorso di Eriksen? Ha avuto un momento di difficoltà, poi si è integrato. Come avete supportato il giocatore?

Il percorso che Eriksen ha fatto all’Inter è quello che hanno fatto tantissimi atleti bravissimi, di talento, come lui ma che arrivano da un campionato differente da quello italiano. Ha dovuto capire le esigenze, ma doveva imparare alcuni aspetti del gioco come lo viviamo in Italia. Necessita, in maniera naturale, di tempo: non abbiamo avuto dubbi, l’abbiamo sempre supportato sotto tutti i punti di vista. Il mister con le sue direttive, noi con dei consigli. Nelle riunioni individuali sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento: era solo questione di tempo, abbiamo aspettato e lui ha dato un contributo importante e decisivo. Adesso è entrato in un meccanismo che non si deve fermare, deve continuare a fare quello che sta facendo.

Cosa ha provato Stellini quando ha fatto il primo allenatore?

Chiaramente le mie pressioni, nel momento in cui mi sono portato a dover gestire a bordocampo una partita, sono aumentate ulteriormente. Mi dovevo approcciare e far capire ai giocatori cosa il mister cercava all’interno della gara. È molto presente durante le partite, è molto chiaro e limpido quello che cerca. La sua mancata presenza poteva essere un handicap, dovevo far sì che questo handicap non ci fosse. In realtà la sua presenza è stata forte durante le gare, con Gianluca Conte e gli altri dello staff avevamo il supporto. Io dovevo trasmetterlo agli altri dello staff, ma la presenza del mister c’è sempre stata. In più la difficoltà dell’intervento durante la pausa di metà gara: anche in questo caso, col supporto, di tutto lo staff e dei preparatori, è sempre importante. Noi lavoriamo in gruppo, io ho rappresentato solamente tutto quello che facciamo.

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