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CONFERENZA – Staff di Conte alla vigilia di Inter-Sampdoria: le dichiarazioni

Lo staff di Conte è stato protagonista della conferenza stampa di vigilia di Inter-Sampdoria. I vari collaboratori hanno risposto alle domande dei giornalisti collegati, fra cui Inter-News.it, a partire dalle ore 14. Rileggi il contenuto della diretta testuale (aggiornato dal basso verso l’alto).

14.41 Si chiude la conferenza stampa dello staff di Conte, domani alle 18 Inter-Sampdoria.

Domanda per Pintus: come è cambiato l’allenamento di un preparatore atletico negli anni?

Il ruolo, chiaramente, si è evoluto negli anni. Però ritengo che è evoluto sì, ma non bisogna neanche cambiare troppe cose. Per me sono ancora molto importanti i fondamenti della preparazione fisica, la velocità e la forza. Non è nemmeno giusto dire che quello che si faceva venti o trent’anni fa, ci sono cose che sono ancora molto attuali. Una cosa che sicuramente è cambiata, però, è l’altissima specializzazione. Noi e il nostro staff siamo divisi nei compiti: Coratti si occupa prevalentemente della forza, Bruno del recupero e della riatletizzazione. Avendo più energie disponibili è molto più facile curare nei minimi dettagli, o perlomeno lo si cerca, gli aspetti della preparazione fisica.

Domanda per Stellini: cosa ha provato quando ha fatto il primo allenatore?

Chiaramente le mie pressioni, nel momento in cui mi sono portato a dover gestire a bordocampo una partita, sono aumentate ulteriormente. Mi dovevo approcciare e far capire ai giocatori cosa il mister cercava all’interno della gara. È molto presente durante le partite, è molto chiaro e limpido quello che cerca. La sua mancata presenza poteva essere un handicap, dovevo far sì che questo handicap non ci fosse. In realtà la sua presenza è stata forte durante le gare, con Gianluca Conte e gli altri dello staff avevamo il supporto. Io dovevo trasmetterlo agli altri dello staff, ma la presenza del mister c’è sempre stata. In più la difficoltà dell’intervento durante la pausa di metà gara: anche in questo caso, col supporto, di tutto lo staff e dei preparatori, è sempre importante. Noi lavoriamo in gruppo, io ho rappresentato solamente tutto quello che facciamo.

Domanda per Gianluca Conte: come si prepara la partita tramite l’analisi?

Per quanto riguarda la preparazione alla partita è molto importante dal punto di vista. Voglio ringraziarli per la disponibilità che ci danno, stanno tante ore a studiare l’avversario per capire quale comportamento adottare. Lo studiamo nella fase di possesso, non possesso, nei punti deboli e di forza per dare delle idee e indicazioni al mister. Lui può bocciarle o avallarle, però c’è unità d’intenti e collaborazione totale. Chiaramente si cerca di trovare la giusta soluzione. Adesso con Antonio c’è un feeling che fra me e lui è aumentato anche sotto il profilo tattico, la preparazione della gara assieme a tutto lo staff viene presentata in una certa maniera. Il mister dà il suo assenso, con le sue idee.

Domanda per Stellini: qual è stato il percorso di Eriksen? Ha avuto un momento di difficoltà, poi si è integrato. Come avete supportato il giocatore?

Il percorso che Eriksen ha fatto all’Inter è quello che hanno fatto tantissimi atleti bravissimi, di talento, come lui ma che arrivano da un campionato differente da quello italiano. Ha dovuto capire le esigenze, ma doveva imparare alcuni aspetti del gioco come lo viviamo in Italia. Necessita, in maniera naturale, di tempo: non abbiamo avuto dubbi, l’abbiamo sempre supportato sotto tutti i punti di vista. Il mister con le sue direttive, noi con dei consigli. Nelle riunioni individuali sapevamo che prima o poi sarebbe arrivato il suo momento: era solo questione di tempo, abbiamo aspettato e lui ha dato un contributo importante e decisivo. Adesso è entrato in un meccanismo che non si deve fermare, deve continuare a fare quello che sta facendo.

Domanda per Pintus: cos’ha di diverso uno come Lukaku? È una montagna.

La caratteristica peculiare che ha è la sua fisicità. Pesa più di cento chili, di muscoli, e quindi ha una potenza veramente impressionante. È assimilabile, come ha detto una volta anche il mister, a un giocatore di football americano: quando parte è difficile fermarlo. È migliorato anche nella resistenza allo sforzo, adesso a mio avviso sta diventando veramente un atleta completo. Si può parlare veramente di atleta in questo caso, però devo dire che tutti i ragazzi della squadra sono migliorati dal punto di vista della resistenza allo sforzo.

Domanda per Gianluca Conte: si preoccupa di più quando Antonio è in tribuna accanto a lui?

È meglio che stia in panchina (ride, ndr). Per la passione che ha, e per quello che trasmette ai giocatori, è meglio che stia a bordocampo. Si fa sentire meglio così.

Domanda per Stellini: quale è stato il momento migliore con Conte e lo staff, capendo il momento in cui si poteva vincere? Per te è una gioia doppia, essendo tifoso dell’Inter: hai dato ripetizioni al mister di interismo, visto che arrivava da un altro mondo?

Il mister sapeva dall’inizio che io sono tifoso interista da quando sono nato. Questa emozione di approdare all’Inter gliel’ho mostrata subito. Sono nato qui, in queste zone, sprizzavo gioia da tutti i pori. Ha capito cosa significava per me lavorare nell’Inter e con un allenatore come Conte. La mia preoccupazione iniziale è stata non solo trasferire al mister cosa voleva dire essere interisti, ma far capire a chi lavora nell’Inter e agli interisti cosa volesse dire avere Conte come allenatore. Questo è un lavoro diventato naturale: la società aveva bisogno di un allenatore vincente. Non si vinceva da molti anni, questo è stato il lavoro più importante all’inizio. Poi dopo le cose sono nate in maniera fluida, costante. Non c’è stato un momento in cui abbiamo capito che questa gioia poteva essere reale, ma è stato come vedere un obiettivo lontano e raggiungerlo pian piano. Poi lui è bravissimo in questo, e trascina tutte le persone che sono attorno a sé per avvicinare l’obiettivo e arrivare alla grande gioia.

Domanda per Castelli: avrebbe dovuto iniziare la stagione nelle giovanili. Come ha vissuto l’iniziale sorpresa e la gioia dopo?

Sono stato chiamato in prima squadra per un caso fortuito. Detto questo l’impatto è stato forte: allenare il settore giovanile è una cosa, allenare dei portieri che sono come una Formula 1 un’altra. Devo ringraziare Bonaiuti, mi ha dato supporto anche quando non c’era nella gestione dell’allenamento. Questo mi ha facilitato molto il lavoro. È stata un’esperienza grandissima avere a che fare con portieri di questo livello, e con un allenatore del livello di Adriano. Vedere come ricercano la perfezione durante l’allenamento e il particolare che viene allenato, perché a questi livelli conta il particolare, fa sì che debba ringraziare Bonaiuti per avermi permesso di allenare questi ragazzi.

Domanda per Bruno: era al Bari con Conte, che l’ha rivoluta all’Inter. Com’è cambiato il mister nel tempo? Quanto è importante la prevenzione?

Ho iniziato con il mister di pari passo con lui la mia carriera. Era il 2007, lui era ad Arezzo e io a Livorno. Siamo stati insieme a Bari, anche per lui erano le prime esperienze: anche lui doveva iniziare un suo percorso. Aveva voglia di arrivare, lo diceva sempre, e aveva bisogno di stare sul campo e provare certe soluzioni per capire come raggiungere i suoi obiettivi. Certamente oggi non è il Conte di tredici anni fa, la sua ossatura la mantiene sempre uguale. Un qualcosa che ha sempre mantenuto è la caratteristica del lavoro, anche oggi lavora per un unico risultato. Certamente adesso è cambiato, si dà qualche pizzico sulla pancia rispetto a prima però va tutto a fin di bene. L’esperienza gli ha permesso di capire tante cose. Per la seconda domanda effettivamente l’aspetto preventivo è importante per i giocatori. Però, all’interno della prevenzione, c’è il lavoro che fa un giocatore a casa, come dorme, si alimenta o recupera dopo una partita. Sono tutti piccoli tasselli che un calciatore mette insieme e lo portano a ottenere il risultato che ha.

Domanda per Bonaiuti: che significato ha avuto accompagnare Handanovic per così tanto tempo?

È stato un percorso lungo, perché all’inizio i risultati non c’erano. Samir in questi anni ha fatto tantissime parate e tante situazioni, però vincere è un qualcosa di diverso. Arrivare a questo obiettivo è il coronamento di tutto quello fatto durante questi anni, ti permette di guardarti indietro e dire che il lavoro espresso in campo ha portato a questo grande obiettivo.

Domanda per Vanoli: uno dei segreti di quest’Inter è la fase difensiva. L’Inter all’inizio difendeva in una certa maniera e prendeva tanti gol. Poi ha cambiato impostazione e trovato un incastro perfetto: come siete arrivati alla definizione del trio? Come lo vede in rapporto alle grandi difese d’Europa e del passato?

La bellezza di questo lavoro è il confronto. Che si parli di fase difensiva o offensiva c’è un grande lavoro fra di noi. Dopo, ogni staff, c’è un grande lavoro ma arriva un confronto fra di noi. Il mio compito è seguire un po’ di più la fase difensiva: il merito parte sempre dall’allenatore. Quello che devo fare io, nelle riunioni, è far crescere il singolo. A volte si parla di una facilità di giocare con la difesa a tre, invece assolutamente non è facile. Ci sono altri concetti e altri obiettivi da raggiungere. Per quanto riguarda i tre difensori che giocano con continuità è una scelta che ha fatto il mister: il nostro obiettivo è far trovare tutti pronti. Le soddisfazioni maggiori sono che, quando un giocatore subentra al posto di un altro, come Ranocchia o Kolarov, porta sempre avanti un concetto. Questa, secondo me, è la cosa migliore del nostro lavoro. Poi c’è un allenatore e le scelte le fa Conte. Fare paragoni non mi interessa, a noi interessa far crescere questi ragazzi. Erano tutti alla loro prima esperienza, come Bastoni o Skriniar che aveva problemi a giocare nella difesa a tre.

Domanda per Gianluca Conte: abbiamo tutti negli occhi l’immagine del tuo auricolare a Firenze. È stata la vittoria più difficile visti i problemi durante l’anno?

Sono tredici anni che lavoro con Antonio, ci sono abituato. Era una partita importante con la Fiorentina, eravamo in un momento concitato e mi ha strappato il microfono. È un passionale, sappiamo che sarebbe voluto scendere in campo. Lui è un leone in gabbia, sfido chiunque a essere con lui in quei momenti. Però è fatto così, ha questa passione che lo travolge. Per quanto riguarda la vittoria, con tutto il discorso del COVID-19 e le problematiche che ci sono state, è stata una vittoria sofferta. Ma sicuramente importante, come quelle nell’arco dei tredici anni in cui Antonio mi ha dato la possibilità di collaborare con lui. Ogni vittoria ha emozioni diverse, tutte frutto di un grande lavoro dietro. Antonio è un perfezionista in tutto, molto esigente: cerca l’eccellenza, proviamo a dargliela con tutte le persone che lavorano ad Appiano.

Domanda per Pintus e Coratti: come avete fatto a gestire un gruppo per un periodo così lungo? Qual è stato il principale lavoro fatto?

Pintus: «Prima di tutto i frutti di questo scudetto sono stati dati già dalla prima stagione. Abbiamo messo in pratica i ritmi dati dal mister, poi abbiamo cercato di sfruttare il periodo del lockdown per lavorare da casa. Abbiamo fatto un lavoro ogni due giorni, cercavamo di tenere la condizione e quantomeno di non perderla, pur essendo nel salotto di casa facendo gli esercizi più svariati. Poi, anche per quanto riguarda il post-lockdown, quando siamo tornati abbiamo fatto un richiamo di preparazione per le cose più importanti. Non avendo avuto il periodo di transizione abbiamo cercato di gestire, anche nel post partita, con un po’ di sacrificio dai giocatori. Allenarsi alle 11 di sera, dopo una partita di Champions League o campionato, non è facile. Ma i ragazzi si sono messi a disposizione, credendo nel lavoro svolto. Con Stefano Bruno abbiamo gestito il recupero post-partita, col nutrizionista anche abbiamo fatto le cose al meglio».

Coratti: «Non è stato un momento particolare che ci ha portati a ottenere questi risultati, che otteniamo molto buoni. È stato un lavoro giornaliero, che ci ha permesso di migliorarci giorno dopo giorno. Dedicandoci alla parte atletica abbiamo trovato, giornalmente, dei piccoli spazi per essere più performanti possibili».

Il concetto di gruppo è stato fondamentale. Come descrivere l’emozione?

Cristian Stellini: «È stata una grandissima emozione, visti i sacrifici che abbiamo attraversato. Purtroppo l’abbiamo vissuta stando lontani, quando abbiamo vinto lo scudetto, ma quando c’è stato il fischio finale di Sassuolo-Atalanta è stata una grandissima gioia e soddisfazione».

Antonio Pintus: «Per me è stata una soddisfazione molto grande. Ho associato la vittoria dello scudetto alla nascita dei miei due gemelli, nati a Como. È stato emozionante questo, poi sicuramente il lavoro dei giocatori che si sono messi a disposizione al 100% per il mister e noi. Mi ha colpito moltissimo».

Paolo Vanoli: «Per me è un motivo di orgoglio, abitando a sedici chilometri da Appiano Gentile ed essendo interista. Per me è un motivo di orgoglio, ci tengo a fare i complimenti ai giocatori che, assieme al mister, sono i responsabili principali».

Gianluca Conte: «A queste vittorie non ci si abitua mai, è come se fosse la prima volta. Posso dire che il mister ci inculca la cultura del lavoro, penso che comunque questa vittoria vada dedicata ai tifosi e ai giocatori. Hanno dato sempre seguito alle direttive del mister».

Stefano Bruno: «Descrivere un’emozione non è semplice. Dal mio punto di vista è stata una grandissima emozione: sono interista fin da bambino, arrivato da quest’anno. Quando capisci cosa fare per vincere e cosa c’è dietro ti rendi conto che è un qualcosa di davvero emozionante. Merito di chi lavora dentro la società, perché vincere è tanto sacrificio. È un’emozione grandissima, non ho ancora realizzato del tutto».

Costantino Coratti: «Faccio fatica a esprimere a parole cosa provo in questo momento. Voglio ringraziare tutti quanti, specialmente il mister e i ragazzi che mi hanno dato la possibilità di provare questi sentimenti forti».

Adriano Bonaiuti: «Da parte mia l’emozione è grande. Qui all’Inter sono da tanti anni, si è sofferto e abbiamo raggiunto un risultato incredibile. Grazie al mister, ci ha trasmesso la voglia di vincere e di raggiungere l’obiettivo. Per chi gioca a calcio vincere lo scudetto porta una felicità immensa, da parte nostra quello che ti viene in mente è il percorso fatto. Tanto sacrificio, in campo e fuori: tutto quanto. Condividerlo coi tifosi e vincere è un qualcosa di stupendo».

Paolo Castelli: «Ho avuto la fortuna di vivere il mondo Inter da tifoso, da allenatore del settore giovanile e ora assieme a uno staff di primo livello. La gioia è indescrivibile, ringrazio tutti i componenti dello staff e in primis il mister».

14.01 Fra poco lo staff Conte in conferenza.

13.45 Un quarto d’ora all’inizio della conferenza stampa dello staff di Antonio Conte. I collaboratori del tecnico presenteranno Inter-Sampdoria, partita in programma domani alle ore 18 allo Stadio Giuseppe Meazza e valida per la trentacinquesima giornata di Serie A. Qui le ultime di formazione per la prima partita da campioni.

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