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Hakimi: «Vinto al primo anno, contento! Real Madrid? Dovevo andar via»

Hakimi ha parlato in collegamento con la trasmissione El Chiringuito, sulla TV spagnola MEGA. Il laterale marocchino, a poche ore dalla vittoria dello scudetto con l’Inter, mostra tutta la sua felicità per il titolo raggiunto al primo anno in Italia e mette definitivamente il Real Madrid come passato.

TRIONFO SENTITOAchraf Hakimi spiega come ha accolto lo scudetto dell’Inter: «Eravamo liberi, siamo rimasti a festeggiare con la famiglia. Stavo guardando la partita (Sassuolo-Atalanta, ndr), perché è un titolo importante per me. Ero in attesa di cosa facesse l’Atalanta, ho seguito la partita. La stagione? Non è stato facile, sono contento di aver vinto al mio primo anno in Italia. Zinédine Zidane? Per ora non mi ha chiamato, lo aspetto (ride, ndr). Florentino Pérez? Nemmeno».

IL TRASFERIMENTO – Hakimi non entra nel merito delle questioni fra Inter e Real Madrid di cui si è discusso tanto: «Non ho idea dei contratti che i club abbiano fra di loro. Forse il Real Madrid farà un tentativo per riportarmi, ma c’è stato un momento in cui mi aveva riportato a casa (un anno fa, ndr). C’è chi ha detto che non volevo giocarmi il posto lì, ma non è così. Tutti sanno che il Real Madrid era la mia casa e che mi sarebbe piaciuto giocare lì. Poi le cose sono andate diversamente, ma avrei voluto lottare per il posto. La gente non conosce la realtà, io ero il primo che avrebbe voluto lottare per conquistare il posto. C’era il tema della pandemia, non do colpe né a Zidane né al club ma viste le circostanze sono dovuto andare via».

LA DEDICA – Hakimi, in chiusura, torna sulla battuta di Antonio Conte che lo ritiene un pessimo rigorista: «Sì, l’ha detto (ride, ndr). In allenamento lo proviamo e non è andata molto bene, però sono sicuro che se ci sarà l’occasione sarò pronto. Lo scudetto? Avevamo tanti punti di distacco sulla seconda, sapevamo che anche se non fosse stato oggi sarebbe bastato un punto nella prossima giornata. La mia famiglia è la cosa più importante per me, mi aiutano a dare il meglio. Sono contento di aver festeggiato con loro, se lo meritavano. Mia mamma è chi mi ama di più, la persona che ha lottato di più perché arrivassi in Spagna. Sono felice per lei».

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