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De Zerbi a Inter-News: «Possibili tre assenze, senza di loro sostituti giovani»

De Zerbi ha appena concluso la conferenza stampa assieme al portiere Trubin (vedi articolo). L’allenatore italiano dello Shakhtar Donetsk, a domanda di Inter-News.it, annuncia che oltre ai due non convocati (vedi articolo) c’è anche Stepanenko in forte dubbio.

CONFERENZA DE ZERBI – Questa la conferenza stampa di Roberto De Zerbi alla vigilia di Inter-Shakhtar Donetsk.

Domani affronterete una squadra come l’Inter che insegue gli ottavi di Champions League, a caccia della vittoria in uno stadio quasi tutto esaurito. Lo Shakhtar Donetsk deve vincere per forza e ha una buona tradizione: che partita vede?

Domani è una partita difficile per tante cose, perché affrontiamo una squadra forte in salute e con giocatori forti, che gioca assieme da tanti anni. Allo stadio ci sarà tanta gente e tanto entusiasmo, come è stato domenica contro il Napoli. Noi però vogliamo fare la nostra partita, chiaramente fare i punti che ci mantengono accesa la possibilità di arrivare al terzo posto. Siccome ancora l’aritmetica ci dà questa possibilità cerchiamo di fare di tutto e di più. Non abbiamo vinto in Champions League sicuramente perché non ce lo siamo meritato sul campo, pur avendo fatto buone partite dalla prima con lo Sheriff. Con Inter e Real Madrid possiamo anche perdere, perché sono due squadre forti.

Domanda di Inter-News.it a De Zerbi: che differenze dobbiamo aspettarci dall’andata?

Domani non ci saranno Alan Patrick e Ismaily, vediamo se può recuperare Stepanenko che è in forte dubbio. Le caratteristiche della squadra poi vanno a cambiare a seconda di quelle dei giocatori: senza questi tre sicuramente sarà una squadra più giovane, perché chi andrebbe a sostituirli è nettamente più inesperto e meno abituato a queste partite. Credo però che l’identità nostra rimarrà la stessa, che è cercare di fare la partita e cercare di mettere i giocatori di qualità nelle condizioni a loro migliori per far esprimere quello che sanno. Vediamo, ancora ho deciso poco dell’undici iniziale: fra stasera e domani mattina.

Come stanno Pedrinho e Sudakov?

Pedrinho è entrato sabato, ha fatto mezz’ora. Chiaramente non era brillante, però sta bene: vediamo se farlo partire dall’inizio o entrare a partita in corso, però il fatto che non abbia più male alla caviglia è una notizia buona. Soprattutto in questo momento, che siamo falcidiati dagli infortuni. Sudakov è un altro giocatore importante che ci manca domani, però credo che abbiamo i giocatori che bastano per fare una buona partita.

Sentite addosso la pressione per il fatto che si giochi una partita decisiva in Italia?

Onestamente non la sento la pressione. O meglio: io la sento sempre la pressione, l’ho sentita anche sabato o col Kolos. La sentirò anche domenica prossima, chi fa questo lavoro sa che la pressione è un elemento che si trova sempre. Devi saperla gestire, devi saper convivere con questo. In Champions League ancora di più, perché il girone dura sei partite e tutte diventano dentro o fuori, soprattutto le ultime al ritorno.

Negli ultimi tempi abbiamo visto tantissimi allenatori espulsi durante le partite (a De Zerbi è capitato sabato, ndr). Come si può spiegare questo fenomeno?

Io in Italia ho fatto cinque anni di Serie A e non sono mai stato espulso. È capitato sabato, peraltro penso di aver avuto anche dei motivi per i quali ero nervoso. Io posso rispondere per me: è stato un caso. Se poi mi chiedete se io vivo le partite con passione e con trasporto quello sì, ma non credo sia un difetto. Il calcio è passione, quindi se mi togliete quella mi togliete quasi tutto.

Oggi Inzaghi, durante la conferenza prepartita, ha detto che lo Shakhtar Donetsk di De Zerbi assomiglia al Napoli. Quindi sa come battervi?

Io credo che nel calcio non ci siano tanti segreti. L’Inter ha battuto il Napoli che è una grande squadra, ha fatto una grande partita per batterlo. Non so quanto lo Shakhtar Donetsk possa assomigliare al Napoli: ha giocatori sicuramente diversi, più giovani, e non credo neanche che si possano fare analogie tra una squadra e l’altra. Vedremo domani come va la partita.

Alla vigilia della gara d’andata aveva detto di Inter più consapevole dopo la vittoria dello scudetto. Ora, dopo quella sul Napoli, è il momento peggiore per affrontarla?

Do un giudizio da esterno, non voglio entrare in casa di altri e me ne guardo bene. Credo però che la partita col Napoli sia una conferma di quanto pensavo: è andata sotto e l’ha ribaltata con tecnica, organizzazione e mentalità. Credo che il percorso fatto negli anni precedenti sia stato fondamentale per acquisire una mentalità vincente. Noi, nel nostro piccolo, dobbiamo prima tornare a vincere titoli in Ucraina, poi possiamo pensare di fare la Champions League meglio di quanto stiamo facendo quest’anno. Le cose vanno messe in ordine: se pensi prima di andare oltre quello che puoi fai solo confusione e sbagli tutto. Con questo non vuol dire che noi domani saremo vittime: cercheremo di fare la partita che abbiamo fatto in casa con l’Inter e nelle due col Real Madrid, cercando di concretizzare le occasioni che abbiamo.

Qual è la differenza più grande che nota dall’Inter di Inzaghi a quella di Conte?

Anche qua non è compito mio, non rispondo mai volentieri quando mi vengono fatte domande sulle altre squadre. Però credo che Inzaghi stia facendo molto bene, non è scontato quello che sta facendo. È vero che l’Inter era già costruita e allenata bene, però mantenere gli standard è sempre complicato e difficile. In campionato l’ha dimostrato col Milan e domenica col Napoli, anche in Champions League col Real Madrid ha fatto una grande partita. Posso solo dirne bene.

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