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Conte: «Chiamato per riportare l’Inter alla vittoria! Critici? Di altre squadre»

Conte è intervenuto in collegamento anche con “Sky Calcio Club”. L’allenatore che ha vinto oggi lo scudetto con l’Inter è molto soddisfatto per quanto raggiunto.

GRANDE SODDISFAZIONEAntonio Conte parla a poche ore dall’aritmetica dello scudetto dell’Inter: «Come si sta? Sicuramente più sereni, molto contenti e soddisfatti. Aver riportato lo scudetto all’Inter, averlo vinto anche con quattro giornate d’anticipo sicuramente dimostra il gran lavoro di questi ragazzi e di tutti. Siamo veramente contenti, adesso mancano quattro partite ed è inevitabile che vogliamo continuare a far bene. Ma, al tempo stesso, è giusto dare un po’ più di spazio a chi ha giocato meno, non perché non meritasse ma per delle scelte. Cercheremo di fare del nostro meglio, i ragazzi sanno benissimo che tipo di pensiero ho e che mentalità ho».

I CAMBI – Conte spiega i progressi stagionali: «Sicuramente c’è stato un percorso anche dal punto di vista tattico. In questi due anni con i ragazzi abbiamo provato diverse situazioni, e abbiamo fatto come l’anno scorso cercando di portare pressione sul portatore di palla in ogni zona di campo. L’anno scorso ci aveva portato dei risultati: abbiamo fatto un finale in crescendo, col secondo posto e la finale di Europa League. Adesso l’abbiamo proposto nelle prime dieci-dodici partite, ripartendo con la nostra idea di calcio. È inevitabile che dopo un po’ le squadre ti studino, noi creavamo tanto ma prendevamo pochi gol. Una squadra che vuole vincere ha bisogno di grandissimo equilibrio tra fase difensiva e offensiva, i ragazzi hanno capito le diverse letture durante una partita».

IL MOMENTO DELLA SVOLTA – Conte si sofferma su quando ha cambiato: «Noi abbiamo finito con questa filosofia anche l’anno scorso, cercando di essere molto alti nella pressione e di portare tanti giocatori nella metà campo avversaria. Quest’anno hanno trovato le contromisure i nostri avversari, secondo me un allenatore deve capire che prima di tutto ci vuole un grandissimo equilibrio tra fase difensiva e offensiva. Abbiamo cambiato durante l’anno: a volte giochiamo col vertice basso, altre con due registi. Accanto a Marcelo Brozovic ho messo Christian Eriksen, può farlo anche Stefano Sensi».

PUNTO DECISIVO – Conte trova una partita singola dove ha svoltato: «Contro il Sassuolo avevamo pensato questo tipo di partita. Loro iniziano coi due centrali, sono bravi a fare questo tipo di calcio col possesso: se rubi palla hai il campo davanti. Abbiamo sfruttato questo tipo di situazione, una grande squadra deve avere rispetto dell’avversario, capire come far male e non snaturarsi. Noi non ci siamo snaturati, sappiamo come fare anche contro squadre che si chiudono nella loro metà campo. Ripeto: secondo me il fatto della maturazione, da un punto di vista tattico, da parte dei calciatori nel preparare le partite in maniera diversa penso sia stato il nocciolo della questione. Si è creato un divario fra noi e le altre, non c’è stata partita».

UN CAPOLAVORO – Conte mostra tutta la sua soddisfazione: «La cosa più bella che mi è capitata all’Inter in questi due anni è di aver trovato un gruppo che si è fidato ciecamente di quello che ho proposto. Si sono fidati della mia leadership: questa è la cosa migliore che ho trovato in questo gruppo. È inevitabile che la crescita di tutti ha portato a questo risultato. A inizio anno, la prima domanda che mi è stata fatta era di cosa aveva bisogno l’Inter per vincere. La mia risposta è stata chiara: avevo bisogno della crescita di ogni giocatore. Dovevano capire tutti di dover alzare l’asticella non solo sul campo, ma anche come personalità. Questo l’hanno fatto, sono contento di vedere giocatori cresciuti che non partecipano più soltanto ma hanno vinto».

NON SCONTATO – Conte parla dell’emozione provata a vincere all’Inter: «È un grandissimo onore essere accostato a un grandissimo allenatore, e un grandissimo uomo come Giovanni Trapattoni. Ho avuto la fortuna di incontrare Trapattoni sulla mia strada: era allenatore della Juventus, senza di lui non avrei fatto quel percorso a livello calcistico e non avrei iniziato ad allenare. Per me è motivo d’orgoglio. Aver vinto all’Inter non è semplice, chi ci ha giocato o ne è stato allenatore sa che è una situazione complicata. Devi entrarci dentro, capire delle problematiche e far parte del gioco. Poi non ti devi snaturare: non l’ho fatto, nonostante alcuni tifosi storcessero il naso per il mio passato. Poi hanno capito che ho sposato la causa, come in qualsiasi posto dove sarei andato. Sono stato chiamato per riportare l’Inter alla vittoria: esserci riuscito in due anni mi riempie di soddisfazione. Abbiamo fatto una cosa non semplice».

RISPOSTA – Conte ironizza sulle critiche: «Sono convinto che fossero tanti tifosi delle squadre avversarie (ride, ndr). L’Inter gioca un calcio moderno, sa fare tutto: dalla costruzione dal basso alla ripartenza e all’attesa. È una squadra moderna, in cui i giocatori sanno leggere i momenti. Penso che una grande squadra debba saperlo fare e conoscere i propri difetti, per esaltare le nostre virtù che erano tante e sono aumentate con il lavoro. A me piace la mia squadra, mi piace riguardare le partite che facciamo e i gol. Il primo fatto col Crotone è un’opera d’arte, con la giocata di Christian Eriksen di prima e lo scarico di Alexis Sanchez per Romelu Lukaku. Questo è previsto, ma non è parabile».

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