Ex di Juventus-Inter: Conte e Marotta sfidano insieme un passato vincente

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8 Marzo 2020, 16:06
Conte Marotta
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Nel silenzio dell’Allianz Stadium, Juventus-Inter si prepara ad alzare il sipario. La sfida del cuore di Marotta e Conte avrà un protagonista in meno: quel pubblico che avrebbe condito il match con un sentimento di rivalsa. Il coronavirus e gli errori della Lega Serie A hanno arricchito la storica sfida di plusvalore emotivo da entrambe le parti. È stato difficile, ma sembra di essere finalmente vicini al calcio d’inizio. Il derby d’Italia spalanca le tende e presenta i suoi attori, con un rigoroso sguardo al passato recente da parte di diversi ex

JUVENTUS-INTER A MAGLIE INVERTITE

MAI BANALE – C’è chi sente questa partita come un derby, mentre alcuni non si permetterebbero mai di paragonarla alla stracittadina. Juventus-Inter non va catalogata, bensì vissuta e attraversata, lasciandosi ogni volta alle spalle i veleni e i sudori della sfida precedente. L’emergenza coronavirus ci ha restituito un altro capitolo dell’intrepida saga, da disputarsi rigorosamente a porte chiuse. È difficile l’avvicinamento a una partita così importante, in una situazione di contesto altrettanto delicata. Complesso avvertirne le sfumature emotive, gli odori competitivi e gli sfottò di rito. Inutile negarlo: Juventus-Inter, in programma stasera, sarà una sfida molto diversa da tutte le altre. La portata e il prestigio delle due squadre hanno reso complesso il rinvio della scorsa settimana. Troppo difficile legiferare su Juventus-Inter, troppo alta la posta in gioco ed è quasi impossibile, per gli interpreti in gioco, mettere da parte un evento simile lasciandosi in balìa dell’emergenza virale. Lo spettacolo non sempre deve andare avanti, soprattutto quando la posta in gioco è troppo alta per essere calcolata. Ma il calcio d’inizio di Juventus-Inter è sempre più vicino, e a noi spetta il dovere di inghiottire una dose di normalità. Non sarà letale, ma neppure un vaccino efficace contro la malattia: servirà soltanto a ridare linfa ai ricordi, attraverso le esperienze dei vari protagonisti. Sono almeno cinque gli ex di Juventus-Inter, non tutti in campo.

EX JUVENTUS NELL’INTER (4)

ASAMOAH – Il bianconero è tatuato sotto la sua pelle. Anni di magia a Udine, che lo strutturano come calciatore duttile, rapido e affidabile. A Torino arriva al momento giusto, con l’allenatore giusto. Ad Antonio Conte si saranno illuminati gli occhi nel vedere un interprete così mansueto, docile ed efficace al tempo stesso. Da interno nei tre di centrocampo, o da esterno a tutta fascia, colleziona cinque stagioni ad altissimi livelli, condividendo vittorie, speranze e ossessioni juventine. E anche quando la dirigenza decide di puntare sulla freschezza di Alex Sandro, Kwadwo Asamoah resta un fedelissimo di Massimilano Allegri, che lo ricicla spesso come usato sicuro. Il passaggio all’Inter avviene quasi in silenzio, privo dei clamori del tradimento. ‘Asa’, d’altronde, non l’avrebbe meritato.

Presenze con la Juventus: 156; Gol: 5

CANDREVA – Il suo curriculum ha una breve “macchia” bianconera datata 2009/10. Antonio Candreva passa alla Juventus nel mercato di gennaio (in prestito), quando la stagione sembra ormai compromessa. Con Alberto Zaccheroni in panchina, mette insieme una ventina di presenze tra Serie A, Europa League e Coppa Italia. Un paio di reti e altrettanti assist, nel mezzo di un cammino difficile. Iniziato, per la verità, coi crismi e le speranze targate Diego Ribas da Cunha e Felipe Melo, ma naufragate ben presto ai piedi del settimo posto finale. Un’annata di transizione, come quelle successive al Parma e al Cesena. Utili per rodare e plasmare il Candreva che farà faville con la maglia della Lazio.

Presenze con la Juventus: 20; Gol: 2

CONTE – Abbiamo imparato a conoscere Antonio Conte. Vogliamo credergli quando dice che la partita contro la Juventus è speciale, parlandone da un punto di vista prettamente tecnico. Da personaggio umorale e trasparente qual è, forse avrebbe preferito viverla a porte aperte. I fischi del pubblico lo avrebbero alimentato e infuocato. I personaggi di questo calibro, che giocano con la temperatura emotiva degli eventi, si riconoscono lontano un miglio. Con la maglia della Juventus, Conte ha vissuto almeno un paio di vite. Quella da calciatore, e capitano, si colora di un trionfo in Champions League, l’ultima in ordine di tempo per i bianconeri, e di una carriola di trofei che farà da preludio ai successi in panchina. L’epopea, dall’altra parte della barricata, è forse ancor più clamorosa. Conte sradica una Juventus ferita, e reduce da due settimi posti, conferendole lucentezza e brillantezza dopo la caduta nei fanghi della mediocrità. In bianconero si afferma, una volta di più, come tecnico di spessore e destinato a grandi successi. In bianconero, da allenatore, vive il lato oscuro del momento di gloria, con la squalifica per la complessa vicenda del calcioscommesse. Soffre in campo, ma soprattutto lontano da esso. Conte ha attraversato la Juventus: i suoi successi, e il suo pedigree, gli hanno fruttato una menzione nella Hall of Fame del club. Ma anche l’idillio più perfetto mostra segni di increspatura, prima o poi. Conte non può fare a meno di mostrarsi così com’è, logorando qualunque cosa gli passi sottomano. È maniacale ed emotivo ai limiti della follia. Rompe con la Juventus in piena estate. Da lì in poi, la sua carica emozionale assumerà colori diversi, professionalmente parlando. Un aspetto che Conte ha difeso a spada tratta, e che lo ha riportato (a qualche anno dalla rottura insanabile) assetato di vendetta dalla parte opposta della terra di nessuno.

Presenze con la Juventus (da calciatore): 420; Gol: 44

Panchine con la Juventus: 129

MAROTTA – Vada come vada, al termine di questa stagione sarà opportuno brevettare un metodo “Giuseppe Marotta”, onde evitare pallide riproduzioni di un meccanismo più che vincente. Sarà una partita speciale anche per lui, inutile negarlo, che condivide col suo tecnico il seme della rivincita. Marotta è approdato in bianconero con un anno d’anticipo rispetto a Conte. Gli inizi al Monza e al Varese, l’apprendistato alla Sampdoria e infine il grande salto. La costruzione di un decennio (o quasi) di successi porta inevitabilmente la sua firma. In coppia col silenzioso Fabio Paratici, oscuro minatore fino all’addio dello stesso Marotta, ha costruito un tandem corazzato. La Juventus si è rifornita d’identità vincente. Ha ridato credibilità a un palazzo in decadimento. Comprato giocatori affermati e lanciato talenti. Collezionato trofei come fossero cioccolatini omaggio. Ha fatto tutto questo, ma non gli è bastato. Marotta ha rotto con Andrea Agnelli e Pavel Nedved accettando una sfida forse più complicata. Le sue doti da Mr. Wolf tarantiniano hanno subito avuto pane per i loro denti. I termini normalità, progettualità e pugno duro cozzano con la vena umorale della società Inter. Dopo i primi mesi dello scorso anno, passati a studiare il modo migliore per prendere di petto le cose, in estate Marotta ha potuto dare il meglio di sé. Chi ne criticava le scelte azzardate ha dovuto ricredersi. Il metodo Marotta ha funzionato ancora, scudetto o non scudetto. Il tandem con Conte, poi, autorizza a pensare davvero in grande.

Periodo alla Juventus: dal 19 maggio 2010 al 25 ottobre 2018.

EX INTER NELLA JUVENTUS (1)

BONUCCI – Il primo approccio alla Serie A, dopo un periodo di apprendistato alla Viterbese in C2, è tutto nerazzurro. Nell’anno delle polemiche, dei veleni e della frattura insanabile di Calciopoli, Leonardo Bonucci esordisce a San Siro contro il Cagliari, il 14 maggio 2006. Roberto Mancini gli concede pochi minuti al posto di Santiago Solari. Quella stagione si concluderà con lo scandalo e la vittoria fragorosa del Mondiale tedesco: Bonucci figura teoricamente tra i campioni d’Italia d’ufficio. Quattro anni dopo, si cala in punta di piedi nella realtà juventina, dopo un breve viavai tra Genoa (nell’ambito dell’affare Diego MilitoThiago Motta con l’Inter) e Bari. Il primo anno in bianconero è zeppo di difficoltà, con Luigi Delneri in panchina. Preludio ad un arcobaleno di successi che porterà la firma del suo mentore, Antonio Conte, dei suoi rocciosi compagni di reparto, Andrea Barzagli e Giorgio Chiellini, e di Massimiliano Allegri. Dopo aver fatto incetta di trofei, a livello giovanile, coi nerazzurri, Bonucci è diventato un pilastro della Juventus, passando anche per la breve (e nociva) esperienza al Milan. Il ritorno del figliol prodigo non ha contribuito a sanare la frattura con gran parte del popolo bianconero, che lo considera ancora un capitano senza quartiere. Anche le sue prestazioni hanno decisamente risentito di quel passaggio fatale. Il centrale intraprendente dei primi anni si è dovuto adattare al modus difendi di Maurizio Sarri, riciclandosi come baluardo prudente e di supporto. Con l’ossessione Champions League a far da poster drammatico alla sua scintillante bacheca.

Presenze con l’Inter: 4; Reti: 0


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