Conte col Real Madrid ha voluto mandare un segnale ad Eriksen?

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4 Novembre 2020, 10:45
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In Real Madrid-Inter Christian Eriksen non è entrato in campo. Analizzando le scelte di Conte sembra che il tecnico abbia mandato un messaggio chiaro.

MESSAGGIO IN MONDOVISIONE? – A volte a pensar male ci si azzecca. E sulla situazione di Eriksen all’Inter ormai sembra solo esserci da pensare male. In Real Madrid-Inter è difficile non ricavare l’impressione che Conte abbia voluto mandare un messaggio. Trasversale. Per il danese, i tifosi nerazzurri, quelli specifici del centrocampista, i dirigenti. Insomma, è difficile considerare un caso il fatto che il numero 24 non abbia proprio messo piede in campo.

RIASSUNTO – Procedo con un riassunto cronologico per i fortunati che non avessero assistito alla gara. Eriksen ovviamente non gioca titolare, in favore di un reparto di centrocampo formato da Brozovic, Vidal e Barella. L’Inter pensa sia una buona idea partire con due reti di svantaggio contro una delle migliori squadre in Europa, dunque regala gentilmente due gol al Real Madrid. A quel punto comincia una faticosa salita per cercare la rimonta. Che infine arriva pure, al minuto 68. Dopo un altro paio di occasioni incredibilmente gettate alle ortiche dai suoi, Conte decide di gestire le energie. A questo punto, come nota di colore, tutti e tre i centrocampisti sono ammoniti. Al minuto 78 arrivano due cambi: Gagliardini per Barella e Sanchez per Perisic. Al minuto 80 Rodrygo trova il 3-2, ma il tecnico non cambierà più fino al minuto 87. Dentro Nainggolan per Vidal. La partita si chiuderà così. Come uomini e risultato.

INDIZI – Il riassunto per quanto prolisso serviva per fissare dei punti. Il primo, ovviamente, è che Eriksen non è partito titolare in un big match. Per l’ennesima volta. Mai successo quest’anno, tanto per dire. Una scelta precisa e ripetuta di Conte, che qualcosa inizia a voler dire. Il secondo è che con tutti i centrocampisti ammoniti il danese non è stato né il primo né il secondo cambio in mezzo. Nemmeno dopo lo svantaggio, per cercare magari un guizzo dalla distanza o su calcio piazzato. Ed erano gli ultimi dieci minuti. Il terzo, l’aggravante finale, è aver fatto entrare Nainggolan com terzo e ultimo cambio. Proprio colui che un paio di giorni fa è stato pubblicamente bacchettato da Conte. Etichettato come inutile o quantomento inadeguato. Se Eriksen finisce in gerarchia dietro persino a un giocatore criticato dal tecnico per il suo atteggiamento, in generale, è facile dedurre che nella sua ottica l’ex Tottenham ne abbia uno anche peggiore. O quantomeno abbia dei contro talmente grandi nel suo gioco da essere troppo rischioso da far entrare. Anche in un finale da arrembaggio. Una scelta che sembra un chiaro segnale. A tutti.



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